Visualizzazione post con etichetta la libreria di Casmi e Rosbì. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta la libreria di Casmi e Rosbì. Mostra tutti i post

domenica 15 gennaio 2012

Dalla libreria di Casmi & Rosbì: Recensione di ''La coscienza di Zeno''

Salve a tutti Amici, buonasera! Ecco in arrivo per voi una nuova recensione libresca! Si tratta di un lavoro parecchio approfondito su La coscienza di Zeno di Italo Svevo, un romanzo assegnatoci a scuola ma che ha finito irrimediabilmente con il conquistarci ed affascinarci... Dunque se vi interessa la nostra lunghissima (forse barbosissima) ma curatissima e sentitissima recensione accomodatevi pure!

Autore: Italo Svevo
Prezzo: 10 euro

Introduzione: La coscienza di Zeno è un romanzo di Italo Svevo. All’interno della prefazione del libro lo psicanalista Dottor S. dichiara di voler pubblicare "per vendetta" alcune memorie, redatte in forma autobiografica di un suo paziente, Zeno Cosini, sottrattosi alla cure. Gli scritti dell'ex-paziente costituiscono il contenuto del libro. Il romanzo non è altro che l'analisi della psicologia di Zeno, un individuo che si sente "malato" o "inetto" ed è continuamente in cerca di una guarigione dal suo malessere attraverso molteplici tentativi talora assurdi o sconclusionati che portano a effetti addirittura controproducenti. Il romanzo si articola come la confessione, il racconto in prima persona dello stesso Zeno. La narrazione, si focalizza su alcuni degli intrecci di maggior rilievo della sua biografia fra cui la morte del padre, il vizio del fumo, la rivalità con il cognato, il rapporto con la moglie e con l'amante. Non segue pertanto, un ordine cronologico ma piuttosto un ordine dettato dai rapporti logici e analogici tra gli episodi ricordati.

Estratto che funge da sunto: << Inetto >>, << malato >>, ecco quello che sei. Fuma quanto ti pare, tanto non cambierai. Certo, il Dottor S. crede in te, ti ascolta, sembra che abbia fiducia nelle tue capacità. Ma tu lo sai: Non cambierai mai. E in fondo va bene così: Che senso ha << cambiare >>? Per diventare che cosa? << Normale >>? Tuo padre l’aveva capito: con te non si va lontano. Avete sempre bisticciato, voi due, non vi siete mai capiti e, se ci pensi, quell’ultima manata che ti ha dato poco prima di morire era uno schiaffo o un gesto involontario?Forse anche Augusta, tua moglie, l’ha capito: non volevi lei, avresti preferito un’altra delle sorelle Malfenti, però è andata così e lei, nonostante tutto, nonostante tu l’abbia tradita è sempre stata al tuo fianco, ti ha sempre giustificato. E con Guido, poi, il tuo socio in affari? Un fallimento dopo l’altro, suo, tuo, è quando è morto non sei neppure riuscito ad arrivare al suo funerale, per sbaglio se andato a quello di un altro! C’è qualcosa dentro di te che non capisci. Il Dottor S. parla di <<inconscio>>, di <<sindrome edipica>>, chissà poi cos’è. Qualcosa che ha a che fare con la malattia, evidentemente, e con la tua sigaretta che non smette di bruciare.
Caratterizzazione del protagonista: Risulta davvero difficile penetrare nel profondo la ‘’coscienza’’ di Zeno, coscienza proprio nel senso letterale del termine… La sua mente contorta ed artificiosa, la sua psiche a tratti lucidamente folle, gli atteggiamenti dell’ ‘’inetto’’ per antonomasia che la letteratura conosce. Talvolta il suo cervello si comporta come distorcendo le immagini provenienti dal reale riadattandole e riconfigurandole secondo i dettami più strani e macchinosi, in modo da restituirgli una percezione degli avvenimenti assolutamente differente. Sembra infatti essere estranea al nostro Zeno la caratteristica della ‘’normalità’’, quel qualcosa che accomuna un po’ tutti rendendoci simili, esseri capaci di provare sentimenti ed emozioni, di dare il meglio di noi stessi, capaci di sbagliare ma anche di ricominciare da capo. Quella stessa normalità però, che rende uguali ciascuno nel suo personal modo e che nel caso del protagonista finisce con l’allontanarlo dal resto del mondo. Anche se, è probabilmente per tale motivazione che diventa così interessante scavare negli anfratti del suo animo, così pieno di sfumature e contraddizioni che solo per la loro unicità inconfondibile stimolano il lettore nel proseguire il proprio viaggio metaforico, quasi come il percorrere l’interno di un tunnel buio dove armato di torcia si incammina in un quel labirinto che si scopre sempre più intricato. Questa è la ‘’coscienza’’ di Zeno. Come adesso cercare di far ordine e creare un nesso tra la sua dimensione, a sé stante, e la nostra (così più grigia e normale)? La strutturazione del romanzo, come abbiamo visto ci viene in aiuto. Il libro è diviso in varie sezioni all’interno delle quali Zeno Cosini racconta alcuni dei periodi e degli eventi più significativi della sua vita, attraverso i quali ci permette di conoscerlo più da vicino e di comprendere la psicologia che lo ha portato ad essere quello che è stato (e che continuerà ad essere quale immortale personaggio letterario): Una costante e deprimente esistenza trascorsa tra insuccessi. Un fallito. Risulta piuttosto triste ed obsoleta come definizione in quanto è proprio lui protagonista, potremmo definirlo quasi l’eroe, della ‘’storia’’, eppure è lui stesso a condannarsi a questo inesorabile ed ineludibile destino.  Partendo dal principio del nostro viaggio, siamo davanti all’entrata del tunnel oscuro che si staglia dinanzi a noi con solo la fievole luce della torcia ad assisterci, si potrebbero scorgere le radici della sua deformazione psicologica nell’infanzia trascorsa in una famiglia piuttosto particolare che ha contribuito alla formazione della sua fragile ed insicura personalità, persuadendolo del fatto che non avrebbe mai potuto combinare granchè di buono nella sua vita, ricevendo così una serie di condizionamenti che di sicuro hanno segnato il suo sviluppo. A tal proposito di sicuro è determinante il ruolo ricoperto dal padre, da lui visto e considerato come un crudele gendarme che senza avergli neppure dato diritto di replica lo aveva bollato come inetto dichiarando che i suoi giorni erano segnati e tutti gli sforzi che egli profonde per dimostrargli quando si sbaglia, come ad esempio la sua preparazione accademica, gli si ritorcono contro. Frutto infatti della consapevolezza delle sue condizioni, di questa malattia che Zeno effettivamente finisce con il sentirsi a dosso, sarà il cambiare più e più volte indirizzo di studi tanto che il padre a causa dell’incostanza e della stoltezza del figlio assegnerà la gestione degli affari di famiglia ad estranei pur di non consegnarlo nelle mani del vero erede. Persino in punto di morte quest’epico scontro continuerà. Il protagonista all’inizio farà di tutto per cercare di allontanare l’idea della perdita del padre ignorando le proporzioni della sua malattia e solo quando al suo capezzale riceverà dal genitore come ultimo ‘’dono’’ un piccolo schiaffo sul viso si renderà conto di averlo perduto per sempre e di quanto egli in fondo avesse avuto ragione sul suo conto: un figlio che finge di non rendersi conto che il padre gli sta morendo tra le braccia e che si rifiuta di ascoltare il suo ultimo messaggio per una stupida questione di orgoglio, è un fallito. Vorrei però spezzare solo una misera lancia in favore del nostro inetto… A mio parere dietro tutti gli atteggiamenti di Zeno si cela la consapevolezza dell’imminenza della morte del padre e i suoi ultimi gesti in sua presenza rappresentano una già tempestiva reazione al dolore, che lo accompagnerà per l’intero corso della sua esistenza tanto da continuare a farlo scervellare sul significato di quello schiaffo. Evidente conseguenza della sua giovinezza a tratti dolorosa e contorta è anche il suo vizio per il fumo, che con il progredire del tempo si trasforma in una vera e propria malattia. In lui si alternano il desiderio smettere all’incapacità di farlo. C’è però da precisare che non si tratta solo di effettiva impossibilità o di mancanza di volontà; certo quest’ultima non è una delle sue caratteristiche più spiccate, eppure quando Zeno si ripropone di fare un qualcosa ci prova, cerca di dar tutto sé stesso, ma proprio quando si trova ad un passo dall’esserci riuscito si convince, a volte senza cognizione di causa, che non può farcela, solo perché magari l’hanno o si è voluto convincere, chissà per quale contorta motivazione, del contrario. Nel caso specifico del fumo il protagonista si preoccupa di annotare con cura tutte le ‘’U.S.’’ (ultime sigarette) all’interno di un agendina, ma ogni volta sa in fondo che quella non sarà mai la sua ultima. Il fumare infatti con la consapevolezza di non poter più farlo rende il sapore, l’aroma e la sensazione associata a quella sigaretta talmente singolare da indurlo a consumarne ancora ed ancora per ricercare nuovamente quella forma di piacere. Ecco quindi che si arrende, suo tipico atteggiamento, di fronte alla dura realtà. Vorrebbe, quasi potrebbe smettere, ma sceglie di non farlo cercando di convincersi che non è in grado di riuscirci. Nella lista poi dei suoi ‘’esperimenti’’ non andati a buon fine, il primo vero posto va assegnato alla sue nozze. Il matrimonio con Augusta, la meno desiderabile e desiderata delle sorelle Malfenti, costituirà ragione di delusione e sconfitta per il resto dei suoi giorni. Nonostante durante il corso del viaggio di nozze, come in generale negli anni trascorsi accanto a lei, egli cercherà di trarre consolazione dal fatto di poter contare su di una famiglia disposta ad accoglierlo e su di una disponibilissima moglie che seppure a conoscenza dei suoi misfatti continua ad amarlo incondizionatamente, si renderà anche conto di essersi condannato all’infelicità. Infelicità causata dal rifiuto da parte dell’unica donna da lui sul serio voluta, Ada, sorella maggiore di Augusta ed infelicità che Zeno cercherà di sanare in rapporti occasionali con una giovane ragazza Carla, ingenua ed innamorata. Tuttavia quest’anima complessa ed errante neppure nell’adulterio riuscirà a trovare distensione! Infatti proprio nel mentre in cui si abbandona al desiderio, improvvisamente sembra ricordarsi dell’esistenza della sua dolcissima consorte che ogni giorno, con instancabile e doverosa fedeltà lo attende, lo serve e gli dona affetto. Inizierà a questo punto ad alternare momenti di lucidità ad altri di follia. Il suo unico pensiero al mattino diverrà il recarsi da Carla presto succeduto, però, da quello più consapevole di ritornare a casa per la colazione, immancabile appuntamento con Augusta. Con il susseguirsi del tempo e degli avvenimenti tuttavia, avendo finalmente imparato a convivere con i sensi di colpa dovuti al tradimento, giungerà addirittura a giustificare sé stesso attraverso una complicata serie di ragionamenti, dei quali rende partecipe lettore e che realmente dopo pagine e pagine di ininterrotto flusso di coscienza finiscono con lo stordire lo stordirci e portarci per qualche istante a credere che in effetti il protagonista abbia ragione; è il mondo con le sue stupide congetture a sbagliare pensandola in maniera differente, nella sua mente, una volta raggiunto tale precario equilibrio, ogni casa sembra filare liscia. Come dovremmo però ormai aver imparato, essendo giunti oltre la metà del burrascoso viaggio nel tunnel della psiche di Zeno, nulla è così scontato e proprio quando sembra delinearsi dinanzi al protagonista la prospettiva di una qualche parvenza di felicità o realizzazione, la proiezione dell’immaginario viene sgretolata dalla cruda realtà. Zeno è un inetto, non può farcela. Ed infatti ancora una volta la sua vita andrà a rotoli ma non di certo per una sua condizione di insuperabile vittima, piuttosto ancora una volta a causa sua, sua e delle sue parole. Persuade infatti la giovane amante, per indurre lei come sé stesso a proseguire la relazione, del fatto di non amare per niente sua moglie, anzi di disprezzarla; dopo però una serie di malintesi, in cui la fanciulla scambia un’Ada piangente  per Augusta, come dettoglie falsamente da Zeno, lo lascia credendo che la moglie in realtà sia a conoscenza di tutto e che soffra per la situazione. Per aver mentito sull’identità delle sorelle Malfenti Zeno perde anche l’ultima speranza di un futuro migliore. Conclusosi questo capitolo se ne apre  poi  un altro che purtroppo per il nostro protagonista, irrimediabilmente si concluderà allo stesso modo dei precedenti! ‘’Storia di un’associazione commerciale’’ già dal titolo d’apertura quest’attività sembra indirizzata verso uno squallido e disastroso sentiero. A proporgli di intraprendere tale attività sarà il cognato, Guido, marito dell’unica donna che Zeno avrebbe voluto al suo fianco, e che dunque per una rivalità di cui ancora sentiva il peso e le ferite nel cuore, decide di spalleggiare entrando nel giro degli affari. Quantunque il protagonista faccia di tutto per persuaderci e persuadere sé stesso di provare simpatia e complicità verso il suo nuovo socio, i tentativi risultano piuttosto fallimentari, perché sia lui che noi, siamo a conoscenza del fatto che egli essendosi imbarcato in quest’impresa semplicemente vorrebbe dimostrare la propria superiorità nei confronti di Guido. Accatastando da un lato i fallimenti finanziari, di una penosità e sfortuna davvero allucinanti, Zeno apparentemente sembra riuscire a combinare qualcosa di giusto. Cosa? Ada è a conoscenza del fatto che il marito la tradisca e chiede a Zeno di ‘’sorvegliarlo’’ al fine di salvare il loro matrimonio. Egli cerca di provarci in ogni modo possibile ma le vicende di si chiuderanno clamorosamente con Zeno che, dopo il suicidio del cognato, stratagemma in teoria escogitato per sollecitare la moglie a consegnargli i soldi della sua dote, perderà il funerale e si accoderà ad un corteo funebre sbagliato. Può esistere un esito più tragicomico? Probabilmente no ed è probabilmente questa una delle mille motivazione per le quali leggere questo libro e scoprire ancor più da vicino l’eroe inetto, il cavaliere della stoltezza, il re delle contraddizioni, il fascinoso ed in fondo anche lucidamente intelligente Zeno Cosini.

Casmi & Rosbì

giovedì 10 novembre 2011

Dalla libreria (dallo zaino più che altro -.-'') di Casmi & Rosbì: Re(lazione)censione di Le ''Ultime lettere di Jacopo Ortis''

Salve Amici Buonasera! Come state? Piaciuta la merenda di oggi pomeriggio?? Assolutamente fantastica, da leccarsi i baffi :3 Ma, come direbbe la nostra prof (-.-'''''''''') non finisce qui!!! Quest'oggi abbiamo infatti in serbo per voi molto altro, tipooo una bella recensione librofila! Ok siamo sincere... Si tratta di una relazione scritta per scuola, ma fa lo stesso no?! In fondo il libro è un classico e la sua lettura non è stata poi così noiosa (in realtà no, ad ogni pagina sfogliata rischiavamo il collasso, ma questa litote era indispensabile altrimenti non avreste continuato a leggere ^^''). Si tratta di Le ''Ultime lettere di Jacopo Ortis'' (acutamente soprannominato dal nostro amico Parchè Giacopo Mortis, un emo depresso che già dalla prima pagina del libro ha deciso che la vita gli fa schifo, ora per l'una ora per l'altra ragione, e dopo averti fatto penare per circa 200 pagina si uccide :DDDD), ironia a parte se la cosa vi incuriosisce leggete un po' il nostro lavoro!

Autore: Ugo Foscolo
Prezzo: 8.50 euro
Formato: Tascabile
Editore: Mondadori
Collana: Oscar classici  
Pagine: 192

Introduzione: Le ‘’Ultime lettere di Jacopo Ortis’’, è un romanzo epistolare di Ugo Foscolo che si presenta come una raccolta di lettere che il protagonista, Jacopo Ortis, spedisce all'amico Lorenzo Alderani e che dopo la morte di Jacopo, egli avrebbe consegnato alla stampa aggiungendo di proprio pugno una presentazione e una conclusione. Questo insieme di epistole può essere considerato come il primo romanzo della letteratura italiana. Si trattava infatti allora, di un genere poco esplorato data la prevalenza per la divulgazione di nozioni sotto forma di trattati; l’opera quindi nel suo genere è dotata di una grandissima originalità poiché costituisce un nuovo modo di narrare proponendo le vicende al lettore attraverso una raccolta di lettere intime, rivolte si a Lorenzo Alderani, ma che implicitamente Foscolo scrive tanto per i contemporanei quanto per i posteri. Parte della materia che costituisce il romanzo è dunque chiaramente autobiografica, l’autore infatti si ispira ad avvenimenti realmente accaduti. Jacopo Ortis è in realtà Girolamo Ortis, uno studente universitario nato nella zona di Pordenone, a cui muta il nome in onore di Jean-Jacques Rousseau.

Trama: Per quel che concerne la trama, che fa da sfondo ad epistole talora strazianti, talora ridondanti di gioia o semplicemente confessioni intime che il protagonista fa al suo amico in cerca di comprensione, sostegno e conforto, abbiamo che Jacopo Ortis è uno studente universitario veneto sostenitore del modello politico repubblicano che dopo la disfatta della patria decide, ormai privo di qualsiasi speranza o aspirazione, volontariamente di isolarsi dal mondo e rifugiarsi presso i colli Euganei, il così detto ‘’Locus amenus’’, luogo idilliaco dove lo stesso Petrarca amava risiedere e talvolta anche proiettar visi con la sola immaginazione. Conducendo dunque questo genere di vita appartata e tranquilla Jacopo si dedica essenzialmente ad attività tese a rinfrancare l’animo come la lettura, in particolar modo dei classici greci e soprattutto di Plutarco, assieme all’intrattenimento di placide relazioni con il curato oppure il signorotto del paese. Tuttavia, ben presto, questa sorta di esilio per alcuni versi volontario,  per altri quasi forzato, finirà con il causare al giovane ancora più tormento di quello dovuto alla sconfitta della patria. Contrò la sua stessa volontà infatti si innamorerà della maggiore delle figlie del Signor T*****, già promessa in sposa ad un altro uomo dal padre senza il suo consenso , per ragioni puramente economiche. Il protagonista trascorrerà momenti idilliaci insieme con la giovinetta, Teresa, la quale arriverà a confessargli la sua profonda infelicità circa le nozze alle quali è costretta ed in un voluttuoso abbandono ai sentimenti i due arriveranno a scambiarsi delle effusioni. Si può dire che da questo momento, in cui l’animo di Jacopo finalmente assapora attimi di gioia autentica, probabilmente i primi e gli ultimi della sua breve e travagliata esistenza, inizieranno a sorgere dentro di lui profondi sensi di colpa, frustrazione ed un piccolo germe di follia che poi matureranno nella scelta del suicidio. Egli infatti nonostante abbia appena ottenuto ciò che veramente desiderava, ma che per viltà e anche timore non aveva neanche avuto il coraggio di ammettere di fronte a se stesso, essendo da tempo persuaso che il destino segnasse la vita di ognuno incidendovi ad enormi caratteri: ‘’l’uomo sarà infelice’’, decide, anche se con moltissimi dubbi e sofferenze, di togliersi la vita. Dopo quindi aver viaggiato, cambiato città molte volte e cercato di scacciare il pensiero della dolce Teresa che sempre, in ogni ora del giorno e della notte, come egli stesso racconterà nelle lettere all’amico Lorenzo, lo perseguitava, non riuscendo più ad esercitare più un pieno controllo su di sé, sui suoi sentimenti e sul suo cuore, altro non può fare che rinunciare a lottare in questo scontro già in partenza impari che è la vita e rassegnarsi dinanzi a quella sorte che in fondo aveva ed ha già tracciato l’esito della storia di ognuno. Scriverà allora un’ultima lettera a Teresa, farà visita all’amico ed alla madre per poi piantarsi un pugnale nel cuore ed esalare l’ultimo respiro rivolgendo ancora un pensiero alla sua amata e contemplando una cornicetta con il suo ritratto dietro la quale sono riportati i seguenti versi della Divina Commedia, purgatorio, canto I: ‘’ libertà va cercando, ch’è sì cara,
come sa chi per lei vita rifiuta ‘’.


Giudizio finale: Passando poi alle conclusioni, possaimo dire di aver trovato questa lettura particolarmente interessante. In quanto considerato ufficialmente primo romanzo della letteratura italiana mi ha incuriosito leggere e conoscere quest’opera per rapportarla magari ad altre così da ripercorrere l’evoluzione che la tipologia narrativa del romanzo ha subito da allora sino ad oggi. La passione poi, ed il fermento interiore quanto intellettuale del protagonista mi hanno piacevolmente coinvolto, permettendomi di seguire con trasporto i punti salienti della narrazione ed in particolar modo la parte conclusiva nella quale il lettore da un lato freme dal conoscere cosa realmente Jacopo deciderà di fare, se avrà la forza di mettere in atto la sua coraggiosa scelta oppure rinuncerà per la scarsa fiducia in se stesso; dall’altro lato invece il lettore desidera accompagnare spiritualmente ed in silenzio l’animo sofferente di un uomo che arrivato al limite delle proprie forze decide coraggiosamente di abbandonare il mondo. Dunque la figura di Jacopo Ortis con la sua autenticità ed il suo essere perseguitato da dubbi che sfiorarono e ancora oggi sfiorano la mente di molti uomini rappresentava allora l’emblema della crisi dei valori illuministi che lentamente iniziano ad essere surclassati da quelli romantici, mentre oggi nient’altro che l’eterna lotta tra ragione e sentimento.

Casmi & Rosbì :)

lunedì 20 giugno 2011

Dalla libreria di Casmi & Rosbì: Recensione di ''Lovely Complex''

Buonasera Ragazzi! Ben ritrovati sulla nostra dolce e confortevole Casetta! Come vi vanno le cose? Qui da noi tutto bene… Questa mattina sono usciti i quadri e indovinate un po’? Casmi e Rosbì (precisiamo non per vantarci) hanno ottenuto dei voti davvero ottimi! (come siamo modeste! Ma in effetti ce lo siamo guadagnate… ;)) E dunque stanno festeggiando da allora. Ma tra una fetta di torta e un grido di esultazione e l’altro (il popolo di Casolandia prima o poi si ribellerà cacciandoci u.u) queste due adorabili ragazzine hanno trovato di tempo di scrivere una bella recensione, fresca fresca (grazie, grazie gli autografi alla fine!). Si tratta di una recensione ‘’mangosa’’ che da un po’ di tempo non vi propinavamo; infatti a causa degli eccessivi impegni non avevamo avuto molto tempo da dedicare alla lettura, ma adesso le cose sono cambiate e non avendo un bel nulla da fare, ci stiamo facendo totalmente assorbire da vecchie letture che sonnecchiavamo in attesa sugli scaffali della nostra stracolma e leggermente impolverata libreria. Più precisamente, si tratta di un manga del quale vi avevamo già proposto mesi fa l’anime, uno dei nostri preferiti: Lovely Complex! Siete pronti a calarvi nel magico e strampalato universo di Risa ed Otani? Bene allora si parteeee
Attenzione pericolo spoiler ;)
Trama: Lovely Complex è una storia d'amore tra un ragazzo e una ragazza. La ragazza, Risa Koizumi, è molto alta (172 cm) rispetto alla media delle ragazze giapponesi. Il ragazzo, Atsushi Otani, è invece basso (156,2 cm) rispetto alla media dei ragazzi giapponesi. La differenza di altezza tra i due protagonisti fa sì che questi vengano scambiati per un duo comico molto conosciuto in Giappone, gli "All Hanshin Kyojin": sarà questo il soprannome della coppia. Se all'inizio i due protagonisti fanno a gara su chi si fidanzerà per primo, ben presto i sentimenti di Risa per Otani emergeranno, complicando da quel momento la sua vita sentimentale.
 Risa si innamora di Otani e farà di tutto per farglielo capire, ma Otani, come dicono Risa ed i suoi amici, è un vero idiota, e ci metterà parecchio tempo prima di capire i veri sentimenti della povera Risa. Quando Otani prenderà atto dei sentimenti di Risa, si troverà davanti al rispondere alla sua dichiarazione, e purtroppo l'esito sarà negativo. Otani rivela a Risa di non riuscire ad immaginarla come fidanzata, perché da troppo tempo ormai fanno parte del duo comico. Risa davanti ad Otani la prende alla leggera, ma quando si incontra con gli amici scoppia in lacrime.Otani si renderà conto dei propri sentimenti per Risa solo dopo l'intervento di Kuniumi Maitake, detto Maity, un affascinate professore di inglese del quale Risa si invaghisce, considerandolo "un'isola felice su cui scappare dalla realtà", pur essendo ancora innamorata di Otani. Otani, geloso di Maity, ribadisce di essere lui il ragazzo che Risa ama, lasciando perplessa la ragazza. Poco dopo, al termine di una partita di basket di Otani, il ragazzo si dichiara; ma Risa non sente poiché si era addormentata.Finalmente, alla festa del diciottesimo compleanno di Risa, i due si baciano in segreto ed in seguito si mettono insieme.
Considerazioni: Leggere questo fumetto è stata un’esperienza davvero particolare. Avevamo visto mesi fa l’anime e comprato svariati volumi del manga che però non avevamo mai toccato (che pigre che siamo!). Beh aprire e scorrere le pagine di Lovely Complex è stato un po’ come tornare a casa, respirare l’aroma che aleggia nella cucina della mamma per i biscotti appena sfornati o vedere le fiamme che scoppiettano nel camino appena acceso, che con il suo calore avvolgente conferisce pace, tranquillità… Non lasciatevi però ingannare da questa prima considerazione, perché i protagonisti, Risa ed Otani, sono tutt’altro che tranquilli, anzi… Sono due ragazzi vivaci, esilaranti ed instancabili, con un solo piccolo difetto… Il loro complesso circa l’altezza, un problema che alla fine si rivelerà essere proprio il fattore di unione di questi singolari, dolci o a volte impacciati personaggi. Per questa loro stranezza – che noi definiremmo piuttosto bizzara ed adorabile originalità – Risa ed Otani si incontreranno, si scontreranno, rideranno, canteranno e piangeranno, anche, insieme. Avete capito bene, perché tra le tante cose, una di quelle che rimarrà indelebilmente impressa nella nostra mente come nel nostro cuore, è la tristezza di Koizumi (Risa), i suoi milioni di lacrime versati per Otani, assieme alla ingenuità e alla semplicità di questo ragazzo che tanto la farà patire prima di aprire gli occhi (che pera cotta il nostri Atsuhi!). Dunque come accade per molti altri fumetti del genere, si tratta di una storia dotata comunque di un certo spessore che magari a prima può passare inosservato, nascosto magari dall’ironia o dagli spassosissimi bisticci dei protagonisti, ma che ad uno sguardo ed ad un’analisi più attenta non sfugge di certo, rendendo dunque questo manga un mix perfetto di complicità, burle e sentimentalismo assieme a qualche lacrimuccia che in certi momenti inevitabilmente si fa spazio tra le mille risate.  
Tuttavia con quanto detto finora non vorremmo distogliervi da quella che è la caratteristica che maggiormente permea Lovely Complex, ovvero il puro divertimento dato dalle spiritose discussioni, liti, bisticci, gare e scommesse che ingaggeranno i protagonisti. Un attimo sembrano andare d’amore e d’accordo, mentre il successivo diventano cane e gatto, o meglio gli All han shin kyojin, un famoso duo comico giapponese, soprannome assegnato loro dal prof di matematica. Le scene scorrono veloci e vivide nella pagine come nella mente rendendo questa una piacevolissima e svagante  lettura estiva. Il tratto di Aya Nakahara è poi incredibilmente sottile, penetra nel profondo e riesce a rendere nei dettagli qualsiasi espressione del viso, facendo così della mimica facciale uno dei punti forti e più divertenti di questo manga.
Mentre sfoglierete freneticamente le pagine (qualora deciderete di leggerlo ^^’’) vi sembrerà che Risa e Otani abbiamo preso vita e si trovino proprio, lì di fronte a voi a battibeccare per poi guardarsi ancora e scoppiare in una contagiosa risata. Avete dunque ancora dubbi sul leggere o no questo manga? Senza alcuna esitazione l’accendiamooo

Buone letture (mangose) Casmi e Rosbì ^^

sabato 4 giugno 2011

Dalla libreria di Casmi & Rosbì: '' Io e te'' di Niccolò Ammaniti

Salve Amici eccoci di nuovo pronte e cariche con in serbo per voi una bella recensione. Ultimamente il tempo da dedicare alla lettura, con sommo dolore di Casmi, è drasticamente diminuito. Causa: Scuola. Maggio. Ultime interrogazione. Un copione classico ormai. Tuttavia siamo riuscite a trovare un pomeriggio, prendendo fiato per un secondo e mettendo da parte i nostri frenetici impegni, da dedicare alla lettura (*_*). Il libro in questione è: Io e Te  di Niccolò Ammaniti, del quale vi avevamo già parlato in un post su nostri acquisti libreschi.
Autore: Niccolò Ammaniti
Prezzo: 10.00 euro
Formato:Brossura
Editore: Einaudi
Anno di pubblicazione: 2010
Collana: Einaudi. Stile libero big.
Lingua: Italiano
Pagine: 116
 Generi: Romanzi e Letterature, Romanzi italiani contemporanei
Recensione: Sapete qual’è stata la maggiore impressione che questo libro ci ha dato?
 Quella di una porta che si spalanca con forza mostrando l’interno del luogo che nasconde e custodisce per poi chiudersi in batter d’occhio, senza dare al lettore neanche il tempo per prendere coscienza di ciò che ha osservato e fissare le immagini nella mente. Un fulmine a ciel sereno. Un treno che corre via veloce. Un frammento di vita che si perde nell’infinito. Io e te ci è sembrato soprattutto questo, ma non di certo solo. Si tratta senz’altro di un romanzo formativo dotato di un certo spessore; l’autore infatti si è dimostrato capace di fornire un ritratto piuttosto singolare dell’adolescenza, creando un protagonista i cui timori senz’altro lo avvicinano a tutti quanti gli altri ragazzini della sua età, ma la cui immaginazione contorta gli consente di viaggiare, nello spazio come nel tempo, molto velocemente, troppo velocemente, finendo con il farlo restare intrappolato in un’altra dimensione. Un asteroide lontano mille miglia che ha difficoltà a comunicare con il resto dei pianeti. Lorenzo infatti possiede un linguaggio tutto suo, che nessuno è mai stato in grado di comprendere, per fortuna. Egli infatti se potesse si camufferebbe in qualsiasi modo pur di non essere osservato, riconosciuto, pur che nessuno faccia caso a lui e ai suoi astrusi pensieri. Pensate che una volta arrivato al Liceo, scelto senza alcuna possibilità di replica dai suoi genitori, per un intero anno ha studiato e messo a punto la tecnica più efficace per mimetizzarsi in mezzo alla marmaglia dei compagni e la conclusione alla quale giunge è che sia meglio imitare i ragazzini un po’ bulli e prepotenti, poiché coloro i quali si isolano alla fine finiscono per essere derisi e quindi in qualche modo attirano comunque l’attenzione, paradossalmente di uno dei tanti giovani della ‘’ banda ‘’.
<< Il mimetismo batesiano si verifica quando una specie animale innocua sfrutta la sua somiglianza con una specie tossica o velenosa che vive nello stesso territorio, arrivando a imitarne colorazione e comportamenti. In questo modo, nella mente dei predatori, la specie imitatrice viene associata a quella pericolosa aumentandone la possibilità di sopravvivenza. >>
Insomma da quando si può intuire fino ad ora questo Lorenzo è un’adolescente davvero sui generis, forse addirittura un po’ troppo. Ma aspettate di sapere cosa combina. Si, perché il libro si apre ed è incentrato su uno dei piani più assurdi e rischiosi che egli abbia mai elaborato e portato a termine.
E’ facilmente intuibile come questo ragazzino a causa della sua personalità eccentrica (per non definirla un po’ disturbata) non abbia degli amici. Infatti come sarebbe possibile il contrario se egli non istaura un dialogo con nessuno dei suoi conoscenti? Si potrebbe, all’inizio, pensare che egli abbia semplicemente paura, ma la cosa straordinariamente terrificante di questa storia è che a Lorenzo la sua vita va bene così, eliminerebbe addirittura qualche altro approccio umano se fosse possibile. Perciò ecco che architetta uno stratagemma per mimetizzarsi ancora una volta. Al fine di rendere felice sua madre, che a causa del suo atteggiamento è ‘’leggermente’’ disperata, finge che alcuni compagni di classe l’abbiamo invitato a passare una settimana bianca nella baita di una di loro a Cortina. La madre, appena ode la notizia scoppia in lacrime e non prova la minima esitazione nell’acconsentire al figlio di andare. In verità, inizialmente, Lorenzo si pente della bugia detta, ma non potendo tornare indietro si accorge che quel piccolo inganno potrebbe tornargli molto utile, lasciandogli la possibilità, finalmente, di trascorrere del tempo tranquillamente e in solitudine facendo ciò che preferisce. Ecco allora che prepara delle scorte e le nasconde nella cantina del proprio palazzo, preparandosi a viverci per circa  una settimana, solo e in sommo segreto.
A questo punto potreste chiudere il libro o smettere di leggere la nostra recensione per il folle e malato genio di questo singolare protagonista, ma noi vi consigliamo di non farlo. Si tratta di uno di quei consigli spassionati, che a nostro parere dovreste seguire, fidatevi. Fidatevi perché durante questa settimana avverrà l’inimmaginabile. Lorenzo infatti riuscirà finalmente a trovare, nel buio opprimente di quello strano e vecchio luogo, una strada per liberarsi, per tirar fuori il vero sè stesso senza più temere nulla, realizzando, solo dopo 15 anni, che la vita, fatti di momenti brutti come di altri belli, tristi, felici divertenti o dolorosi vale la pena di essere vissuta, completamente e attivamente accanto ad un’altra persona. Una persona che possa starci accanto anche se in silenzio. Una persona che ci assecondi e ci appoggi, che ci osservi e non ci giudichi, alla quale si vuole bene a prescindere; una persona alla quale si fanno e dalla quale ci ricevono, delle promesse nelle quali ci   si crede per davvero anche se poi non riusciranno ad essere mantenute fino in fondo.
Ammaniti regala dunque ai lettori una breve ma intensissima storia di amore fraterno, sofferenza e dolore, ma anche di salvezza, forza di reagire.
In quella angusta e maleodorante cantina Lorenzo troverà le risposte a domande che non si era neanche mai posto o che non aveva permesso a se stesso di porsi, imparerà a crescere, a mettere da parte un po’ del suo ‘’egocentrismo’’ per osservare ciò che accade appena 10 centimetri al di là del suo naso e tutto grazie ad Olivia, la bellezza fatta persona, la disperazione e la sete negli occhi, il tremore del corpo, un vulcano in eruzione, una forte ma al contempo fragile ed eterea figura femminile che scomparirà tanto velocemente quanto è apparsa, per lasciare come questo libro un sapore dolceamaro in bocca.
Ci dispiace Ragazzi, ma non vi sveliamo più nulla. Probabilmente vi abbiamo solo confuso le idee ma speriamo di avervi trasmesso almeno di un tantino di voglia di leggere questo libro ^^
Piccole osservazioni: Il libro è composto da 116 pagine e si legge in brevissimo tempo. E’ infatti molto scorrevole, forse addirittura troppo. Ci saremmo aspettate un maggiore approfondimento circa le psicologie dei protagonisti, che presentano davvero tante e particolari sfaccettature caratteriali e anche il finale risulta, anche per questo aspetto un po’ affrettato, nel linguaggio gergale diremmo ‘’appeso’’. Dopo però abbiamo realizzato anche che probabilmente si tratta dello stile dell’autore, che presentandoci in questo modo le vicende vuole lasciare impressa nel lettore l’immagine della struggente e fugace vita della bellezza e della vita stessa, così mutevole, molteplice, veloce ed incline a cambiare continuamente… Insomma conclusione della storia: Leggeremo senz’altro qualcos’altro di Ammaniti.
Alla prssima e buone letture, Casmi e Rosbì ^^

martedì 26 aprile 2011

Dalla libreria di Casmi & Rosbì: Recensione di ''Emmaus'' di Alessandro Baricco

Salve Ragazzi, Buon pomeriggio. Quest'oggi volevamo portarvi a fare un'altro giro nella nostra libreria, per frugare tra vecchi testi, nuovi acquisti, ma sopratutto per parlarvi di una delle nostre ultime letture: Emmaus di Alessandro Baricco.
Auore: Alessandro Baricco
Prezzo: 13.00 euro
Formato: Brossura
Pagine: 139
Editore: Feltrinelli
Collana: I narratori
Anno di pubblicazione 2009
Generi: Romanzi e Letterature, Romanzi italiani contemporanei

"Abbiamo tutti sedici, diciassette anni - ma senza saperlo veramente, è l'unica età che possiamo immaginare: a stento sappiamo il passato". cit. (in questa frase è possibile riassumere il contenuto dell'intero libro. Vi state chiedendo come sia possibile? Bene, leggete e vedrete...)

Recensione: Il primo aggettivo che ci viene in mente pensando a questo libro è obsoleto, anche se non siamo sicure di riuscire a spiegarne il motivo.
Non siamo delle proprio quelle che si possono definire delle lettrici alle prime armi, ma non ci era mai capitato di leggere qualcosa del genere.
Anzitutto c’è da dire che questo libro ci è stato ‘’ commissionato ‘’ dalla prof, che forse per una botta ricevuta in testa o una caduta dalla scale, ha deciso di farci, cosa mai accaduta prima, leggere un libro. Solitamente quando ci si accinge ad aprire un libro assegnatoci a scuola si parte prevenuti, ci cerca sempre, per quanto la lettura possa rivelarsi stranamente piacevole, di trovare un qualche difetto, come se le scelte dei docenti non potessero in alcun modo combaciare con le nostre. In realtà, non è affatto così. Casmi e Rosbì, già lo sapevano, ma ci sono ricascate come due pere cotte. Abbiamo imparato, nel corso della nostra breve esistenza, che qualsiasi storia, anche solo per una pagina, vale la pena di essere letta, poiché possiede una sua intrinseca bellezza da tirar fuori, scoprire ed apprezzare. In questa determinata circostanza, sbagliando, siamo partite prevenute, lasciandoci forse influenzare dal giudizio di qualche amica che aveva già letto qualcosa di Baricco, e lasciatevelo dire siamo state due stolte.
 Si, perché per quanto questo libro ci abbia stupito, nella sua particolarissima stranezza, ci è sicuramente anche piaciuto. Anzitutto abbiamo apprezzato l’inconfondibile penna dell’autore, che scrive dipingendo quadri, ornando vecchi abiti dimenticati nell’armadio con pizzo nuovo e bianchissimo. Alessandro Baricco è stato infatti in grado di conferire alla semplice e ormai quasi banale tematica della vita adolescenziale, un volto del tutto differente da quello che siamo soliti vedere o per meglio dire, leggere. Con le sue divagazioni sociologiche, psicologiche, intimistiche e le sue riflessioni a carattere religioso, è riuscito a descrivere una generazione di giovani, appartenenti alla fine del precedente secolo, che incarna perfettamente, racchiudendolo in se stessa, tutto il dramma della realtà, assieme alla debole forza di risorgere dalle ceneri per tornare a splendere. In particolar modo, abbiamo apprezzato l’interessamento dello scrittore verso le tematiche mistiche, che seppure vengono qualche volta trattate all’interno di romanzi, non si intrecciano mai con le storie di adolescenti. Invece in Emmaus, accade proprio, sorprendentemente questo, come ci viene dimostrato dallo stesso titolo. La storia, le vicende di ciascuno dei quattro personaggi protagonisti sono legate e prendono forma dal loro legame con la Chiesa. Essi ad esempio hanno come interesse comune la musica, suonano infatti all’interno di un gruppo, un gruppo che anime la messa domenicale. Tuttavia non dobbiamo essere portati a pensare che si tratti della solita favoletta, avente a cuore solo ed esclusivamente la persuasione ad aderire al credo cristiano, al contrario, e seppure questo avviene al termine della narrazione, accade in modo talmente sottile che né il lettore né i protagonisti sembrano accorgersene. Difatti Bobby, il Santo, Luca – questi sono i loro nomi – e la voce narrante, trascorrono ogni giorno della loro vita, chiedendosi come mai fanno, accettandolo passivamente, quello che fanno ogni santo giorno: La Chiesa, le preghiere, il volontario… Il loro comportarsi, almeno in superficie da ‘’ brave persone ‘’; interrogano la propria anima sul perché le loro vite abbiamo imboccato quel preciso sentiero e, se sia possibile effettuare un inversione di marcia. E abbiamo che proprio questi particolari punti, dove si inseriscono le divagazioni riflessive dell’autore, tendono ad essere i più interessanti, quasi magici. Ad essi poi seguono, purtroppo o menomale - a voi la scelta - le costatazioni, le conclusioni dell’ affannata ricerca di risposte ai più grandi interrogativi dell’esistenza umana, che caratterizza e plasma le menti di tutti quanti i giovani. In particolar modo, dopo tanto cercare la risposta che sopraggiunge è: E’ possibile effettuare un cambio di direzione. Ma quando questo avviene, quando i protagonisti imparano a sperimentare il rischio di scegliere da soli a cosa ribellarsi e a cosa rimanere fedeli, quale sia la cosa più giusta da fare, ecco che compaiono, irrimediabilmente, i guai. O forse dovremmo dire il guaio, perché questo è uno solo e si chiama Andre, rigorosamente con l’accento sulla a. Questa prestante fanciulla, costituisce la domanda e al contempo la risposta a tutti i quesiti dei personaggi, il più grande mistero, dopo quello divino, nascosto tra le pagine di Emmaus. Andre, al contrario del gruppo di amici, ci viene sufficientemente descritta nel suo aspetto esteriore:  presenza aitante, bellezza fuori dal comune, tratti del viso delicati, gesti eleganti, talvolta semplici altre volte altezzosi; ma non ci viene fornito alcuna informazione circa la sua personalità controversa. E’ come se ci fosse permesso di osservarla al di fuori di una porta schiusa solo leggermente, attraverso un debole spiraglio di luce. Non riusciamo a coglierne la voce, l’espressione del volto, ma solo i suoi movimenti, talvolta a scatti. Sta infatti al lettore farsi una sua idea di Andre, interpretarla a proprio modo, condannandola o salvandola. Il suo giudizio è affidato alla coscienza di ognuno. Dobbiamo ancora dirvi che all’interno di questo libro non si fanno selezioni, la realtà viene inglobata in tutte le sue forme e quindi la maggior parte delle volte anche nei suoi aspetti più scabrosi e crudi, che seppure lasciano senza parola, sono degli importanti e preziosi spunti di riflessione.  Infatti ciò che anima Andre, come anche il resto dei protagonisti, è proprio il tormento interiore, l’oppressione e la ricerca di un qualcosa che né essi conoscono o conosceranno, né arriveranno mai  a possedere (in effeti qualcuno arriva alla fine del traguardo…).
Emmaus è una storia che inizialmente sembra scivolare come se nulla fosse, ma in realtà, lascia sotto pelle dei lividi, di cui non potete neanche immaginare le proporzioni. Si tratta di un romanzo formativo, particolarissimo, a tratti toccante, che anche e soprattutto per l’ impeccabile, terso e smagliante stile dell’autore vi consigliamo di leggere.

Buone letture Casmi & Rosbì! :)

sabato 2 aprile 2011

Dalla libreria di Casmi & Rosbì: "Il barone rampante" di Italo Calvino

Ecco un'altro dei libri che vi proponiamo, preso direttamente dalla nostra libreria: ''Il barone rampante"
 
Titolo: il barone rampante

Autore: Italo Calvino
Anno: 1957
pag: 264
prezzo: collana oscar mondadori  € 9,90

Il barone rampante è un romanzo di Italo Calvino scritto nel 1957, secondo capitolo della "trilogia araldica", insieme a Il visconte dimezzato (1952) e Il cavaliere inesistente (1959), ma lo si può leggere anche da solo tranquillamente.

Trama: Cosimo 12 anni, figlio del conte di Ombrosa stanco delle restrizioni e delle regole a cui viene costretto, usando come pretesto un banael capriccio sale sugli alberi vicino casa e decide di vivere lì per sempre...Dapprima Cosimo conosce una bambina, Violante, di cui si  innamora perdutamente; ma in seguito questa parte, spezzandogli il cuore. Negli anni seguenti  Cosimo si adatta alla vita sugli alberi, cercando di renderla più comoda possibile, sopravvivendo grazie alla caccia e  vivendo molte avventure e molti avvenimenti; sorprendentemente diventa un uomo molto colto e riflessivo, riscopre l'amore, il dolore e il piacere di vivere con una prospettiva del tuyto particolare...

 Considerazioni: Il Barone rampante è ironico, scritto come se fosse un libro di magia che incanta chi legge anche se a volte è un pò troppo ripetitivo. Il nostro barone rampante, Cosimo, è un anticonformista in modo magnificamente sottile, un involontaria presa in giro verso chi sottovaluta i bambini, il potere della volontà e la forza dell'ingegno umano; è un personaggio che suscita in chi legge di lui ma anche nei personaggi del libro stesso, giudizi contarstanti... Da una parte lo si ammira perchè a differenza di molti è riuscito a impuntare i piedi e rimanere fedele a se stesso, senza però privarsi di tutta la gamma di emozioni che poteva conoscere, d'altra parte proprio il suo sfidare il mondo a prescindere, gli impedisce di vivere quest'ultimo per davvero ... O forse è proprio il suo estranearsi dalla visione lineare delle cose, che lo rende capace di capire più a fondo il mondo? Un uomo degli alberi, un signorino raffinato che di certo vi conquisterà...

A presto Casmi & Rosbì :) 

sabato 26 marzo 2011

Dalla libreria di Casmi & Rosbì: Recensione del manga '' Card Captor Sakura ''


Salve Ragazzi! Buon sabato sera! Probabilmente vi chiederete cosa fanno Casmi & Rosbì a quest'ora sulla loro Casetta, anzichè essere fuori a divertirsi. La verità è che quest'oggi ci sentiamo un po' stanchine e così abbiamo deciso di rimanere a goderci un po' di tranquillità e solitudine (solitudine relativamente, stiamo sempre appiccicate parentesi nella parentesi (lo ripetiamo tutti i giorni!!!)) per dedicarci alla cucina (come sempre! Preparare manicaretti è la nostra specialità!) e alla lettura, che viene un leggermente trascurata durante il resto della settimana per impegni scolastici e non ^^ In particolar modo, vogliamo cogliere l'occasione, oggi, per recensiervi un bel manga, magari un po' datato ma sempre efficace e bellissimo (noi aggiungiamo anche dolcissimo!!): Card Captor Sakura di casa CLAMP.


Titolo: Card Captor Sakura (カードキャプターさくら, Kādokyaputā Sakura) Autrici: CLAMP
Editore: Kodansha
Editore italiano: star comics 
Anno: 2000
Numero di volumetti: 12
Trama: Sakura Kinomoto, vivace bambina di 10 anni (14 nella versione italiana dell'anime), trova nella biblioteca del padre un libro dal nome The Clow. Dopo aver aperto questo misterioso libro ed aver rotto il sigillo, compare un buffo animaletto parlante, chiamato Kerberus, che si proclama come Guardiano del Sigillo, cioè colui che deve proteggere il libro e le carte all'interno contenute. Ma con la rottura del sigillo, le Clow Card sono state liberate, e ora spetta a Sakura il compito di catturarle, aiutata da Kero-chan (soprannome di Kerberus).





Considerazioni: Addormentarsi e risvegliarsi nel caldo tepore di un sogno… Sakura vi accoglierà nel suo magico mondo con una piccola e tenera boccuccia spalancata tra fiori di ciliegio e carte che volano via nel vento. Le avventure di questa giovane ragazzina sono davvero deliziose, dolci come le caramelle alla frutta. Contrariamente all’anime, dove la protagonista viene ritratta come una studentessa di scuola media, Sakura è in realtà solo una bambina, alla quale è stato affidato l’oneroso compito di ri-catturare le carte Clow, smarrite in seguito all’apertura del sigillo del libro che le custodiva. Un incarico davvero arduo, al quale però, ella assolve con passione e determinazione, aiutata anche dai suoi simpatici amici. Anche in questo fantastico manga le CLAMP non si smentiscono. Un disegno semplice quanto zuccheroso che rispecchia perfettamente l’atmosfera del fumetto, che a tratti diventa però più ricercato e ricco, quasi arzigogolato nelle rappresentazione delle, a nostro parere stupende, creature che Sakura intrappola poco a poco all’interno delle carte. Una storia che prende vita e che, per la sua spontaneità, dolcezza e semplicità sembra quasi divenire colorata . Le avventure della nostra eroina sono dense di emozioni quasi palpabili, afferrabili, che si posano lievemente sul cuore e lo fanno stringere in una morsa di tenerezza, rendendo quindi l’intera storia davvero piacevole. Infine l’ambientazione non è molto particolareggiata poiché viene lasciato più spazio alla rappresentazione dei personaggi, spesso in primo piano. Concludiamo così invitandovi a leggere questo strepitoso manga, che scenderà giù proprio come una squisita fetta di torta al cioccolato, immediatamente!!!





Pillola di vita del giorno (fatevi due risate!): Dovete sapere che Casmi non è ancora molto pratica di fumetti, e avendole Rosbì detto, che i manga si leggono da destra verso sinistra, lei ha fatto così, ignorando che per le CLAMP non funziona sempre così, poichè alcune si leggono normalmente da destra verso sinistra. Morale della favola Casmi è stata talmente scema da leggere metà fumetto prima di accorgersi che la storia andava a ritroso anzichè avanzare.... Adesso diteci voi se Casmi non ha qualche piccolo problemino (Rosbì: Ma io le voglio bene lo stesso!!!)

A presto, le vostre due pazze amiche :D

giovedì 24 marzo 2011

Dalla libreria di Casmi & Rosbì: Recensione di '' Proibito ''

Salve Ragazzi! Ecco, anche questa settimana, una recensione tutta per voi, il libro del quale vi parlerermo (tecnicamente ve ne parlerà solo Casmi perchè Rosbì non l'ha letto:( ) è una recente pubblicazione della Casa Editrice Mondadori inserito nella collana Shout: Proibito di Tabitha Suzuma.


Autore: Tabitha Suzuma
Prezzo: 16.00 euro
Pagine: 353
Lingua: Italiano
Titolo originale: Forbidden
Lingua originale: Inglese
Editore: Mondadori
Anno di pubblicazione 2011 
Generi: Ragazzi, Storie di oggi

Citazione: “In tutti questi anni, in tutta la mia vita, la lunga strada aspra e accidentatadoveva condurmi a questo preciso instante. Io l’ho seguita alla cieca, inciampando qua e là, graffiata e stanca, senza saperedove conducesse, senza mai rendermi conto che a ogni passo mi avvicinavo alla luce in fondo a quel tunnel così lungo e buio.E ora che l’ho raggiunta, ora che sono qui, voglio stringerlo tra le mani, aggrapparmici con forza per riviverlo in eterno: l’attimoesatto in cui è iniziata la mia nuova vita. Tutto ciò che ho sempre desiderato è racchiuso in quest’unico momento, qui, adesso.Le risa, la gioia, la vastità dell’amore tra noi. Questa è l’alba della felicità. Tutto comincia adesso“ (cap 24)

Introduzione e Condiderazioni: Non ci posso ancora credere che mi sto accingendo a scrivere la recensione di Proibito. Mi vengono quasi i brividi.  Io per vivo per leggere, le pagine bianche sono il mio ossigeno e le righe nere il mio cibo quotidiano. Ogni libro rappresenta una parte di me, uno spaccato della mia vita quotidiana che porterò sempre nel cuore; ma ci sono alcuni libri che imprimono talmente marcatamente le loro vicende nella mente che conserverò il loro ricordo, vivido, per sempre. Con Proibito è avvenuto esattamente questo. Non lo dimenticherò mai  per il dolore straziante che mi ha inflitto al petto, la potenza che ci cela dietro le sue pagine è qualcosa di straordinariamente potente che mi sembra di avvertire ancora un leggero tremore e il fiato sospeso in gola. Proibito marchia con il fuoco le anime dei lettori che lo leggono, che sconfiggendo i pregiudizi legati alla vicenda amorosa dei protagonisti, vogliono semplicemente porsi in ascolto, fermarsi e cercare di udire il richiamo di un amore così forte che sconfigge ogni barriera, persino quelle convezione sociale che a Lochan e Maya stanno così strette. Ma andiamo con ordine, ho paura di farvi confondere le idee. Ci troviamo a Londra, il contesto che fa da sfondo alla narrazione è una famiglia distrutta, perché è solo così che può essere definita. Non dovrebbe mai accadere che genitori se ne vadano di casa, o che abbandonino egoisticamente i figli ancora piccoli a se stessi, desiderosi ma soprattutto i bisognosi, come tutti i bambini di cure ed attenzioni. Purtroppo, e sottolineo purtroppo, a casa Whitely è successo questo. Lochan, Maya, Kit, Tiffin e Willa sono figli di una madre quasi immeritevole di questo appellativo, che non trascorre più di un paio d’ore in casa perché preferisce intrattenersi con il fidanzato di turno consumando alcool. Lochan e Maya sono i fratelli maggiori e spetta a loro la cura e la gestione di quello che rimane di questa famiglia, la madre infatti li ha subdolamente costretti, senza assolutamente interpellare il loro volere, a rinunciare alla propria adolescenza, con tutte le gioie e divertimenti che essa comporta, per entrare prematuramente nell’oscuro mondo degli adulti.
 Di solito quando leggo un libro tendo sempre ad attribuire un volto ai suoi personaggi, a volte è difficile, ma quando ero immersa tra le pagine di questo libro mi vedevo spesso comparire dinanzi al volto gli occhi stanchi, sofferenti, a volte sul punto di esplodere in fiume di lacrime, di entrambi i protagonisti. Tante volte infatti Lochan e Maya vorrebbero semplicemente chiudersi in camera propria, respirare, avere un po’ di tempo per rilassarsi, magari riposare, ma questo non gli è concesso; sono infatti consapevoli che da quando il padre li ha abbandonati, preferendo farsi una nuova vita, il loro compito è occuparsi dei bambini, ma non semplicemente come tutori, bensì come educatori, quasi genitori. Tengono talmente tanto al bene dei loro fratelli che preferiscono sacrificare ogni singola briciola del loro tempo e della loro energia pur di vedere spuntare un sorriso sul volto di quelle meravigliose creaturine, che aspettano ogni giorno invano una madre che anche quando ritorna a casa non si cura minimamente di loro. Si può quindi comprendere come in questo contesto terribilmente complesso doloroso ed anormale possa capitare qualsiasi cosa, persino che sbocci un amore proibito… Ad un certo punto Lochan e Maya non saranno più in grado di controllare le innumerevoli sensazioni che li assalgono ogni volta che sono vicini, ogni volta che devono assolvere insieme alle faccende domestiche, che sono stanchi o semplicemente desiderosi di un po’ d’affetto. In verità loro non si sono mai sentiti realmente fratello e sorella, anzi. Sono stati l’uno per altra salvezza, conforto e dolcezza nei momenti di disperazione più atroce sin da quando erano bambini e piangevano tra le coperte per il padre che se ne era andato. In un primo momento cercano entrambi di convincersi che la valanga di emozioni che lentamente li sta travolgendo non è normale, ma dopo poco tempo abbandonano, almeno per una fugace notte, qualsiasi domanda, arrendendosi irrimediabilmente al richiamo dei loro cuori palpitanti l’uno per l’altra. Quello del quale ci parla Tabitha Suzuma in Proibito è un sentimento condannato ancor prima di nascere, che sente gravare su di se il peso di quella società così crudele e restrittiva che lo rinnega, un sentimento che si sente soffocato per non potersi esprimere al massimo e liberamente, che tormenterà tanto i due protagonisti da fargli provare piacere e dolore contemporaneamente, un amore talmente forte che apparterrà loro per tutta la vita. Ma anche tanto forte da straziare il cuore, ridurlo a brandelli, per poi ricomporlo solo per un breve istante. Un amore malato e perverso (parole usate dagli stessi protagonisti) che spaventava persino Lochan e Maya per la sua grandezza ed incontenibilità. Una sensazione naturale e meravigliosa, l’unica che riesce a renderli veramente felici.
Non voglio descrivervi nessun scena in particolare, altrimenti vi toglierei tutta la magia e l’incanto che tengono incatenati alle pagine qualora deciderete di leggere questo libro.  Quello che possa dirvi io, è fatelo. Leggete questo libro perché ne rimarrete talmente sorpresi, affascinati e colpiti che vorrete rileggerlo un altro migliaio di volte e consigliarlo a tutte le persone che incontrate. Io sono dell’opinione che sia necessario trattare, nei romanzi per giovani adulti, anche tematiche di questo tipo, perché è importante sensibilizzare, conoscere anche l’altra faccia della medaglia dell’amore, che non è sempre fatto di principesse, bei vampiri e castelli, ma è anche quello che incontriamo nella vita reale e che a volta è semplicemente diverso… ma non per questo meno bello, nobile e degno di essere vissuto.
Aggiungo poi, infine, che ho preferito i capitoli narrati dal punto di vista di Maya, poiché ho apprezzato molto il modo in cui i suoi occhi dolci e innamorati di ragazza scrutavano Lochie, di sicuro più interessante dal punto di vista narrativo, ma a tratti più confuso e tormentato nelle descrizioni, un vero oceano in piena, un continuo divenire… Ok forse mi sono contraddetta, è solo che questo libro è così tante cose insieme che è quasi impossibile mantenere delle posizioni unilaterali…
Descrizione dei personaggi: Lochan è un quasi diciottenne, come si confà ai suoi coetanei, dovrebbe uscire, svagarsi e pensare a tutte le cose, magari futili e passeggere, che normalmente occupano la mente di tutti i ragazzi, ma egli non ne ha tempo ne voglia. Ogni giorno, tutti i giorni, finite le lezioni deve correre a prendere i fratellini a scuola per paura che la madre possa essersene dimenticata nuovamente, rimanendo distesa sul divano nel mare di indifferenza al profumo (puzza) di birra, vino e sigarette.  Lochan è un ragazzo davvero enigmatico, risulta così molto difficle fornire un quadro descrittivo della sua personalità, andando con ordine direi che innanzitutto non riesce quasi mai ad esprimersi, nel vero senso della parola. In classe non è in grado neanche rispondere a qualsivoglia banale domanda gli venga rivolta. La sua mente è quasi geniale, nei compiti scritti; all’orale invece non riesce a proferire neanche una parola. E’ che come se una interminabile ed insormontabile distanza lo separasse dal mondo tanto da non permettergli di comunicare, eccetto che a casa. Infatti per quanto la sua famiglia possa essere un disastro, è l’unico luogo nel quale Lochan riesce a rientrare nelle orbite del pianeta Terra, e svelare una parte di sé, del suo carattere, che altrimenti rimarrebbe sempre nascosta. Anche così, però, penetrare a fondo il suo essere, risulta complicatissimo, l’unica persona che infatti possiede la chiave per aprire il suo cuore e a volte permettergli di vomitare le sue angosce, paure e frustrazioni è Maya. Maya è la sedicenne più dolce, ma al contempo matura e generosa che abbia mai incontrato in una storia. Mentre Lochan è spesso impegnato a combattere con quella parte di se che fatica ad uscire fuori e proprio per questo, nonostante tutto l’amore che dona a Maya, fino all’ultimo, che è immenso, rimane quasi sempre concentrato sul proprio dramma interiore, su quei sentimenti tanto contrastanti che per la loro intensità quasi lo uccidono (aspetti che rendono la sua figura poliedrica, affascinante ancora più bella), Maya è invece sempre pronta a sacrificarsi, è a compiere il primo passo, ad aggiustare le cose, donando anche senza ricevere nulla in cambio. E’ più aperta, disinvolta, del fratello, con il suo smagliante sorriso riesce ad illuminare qualsiasi cosa, persino l’animo triste e grigio di Lochan  che in taluni momenti sembra sprofondare negli abissi più profondi del terrore e della disperazione. Maya è ancora, vogliosa, piena di energie, cordiale… e quindi, nonostante tutto quello che succede a casa, riesce comunque a mantenere dei rapporti più o meno fitti con alcuni suoi coetanei. Tuttavia basta una sola parola di Lochan per farla crollare totalmente, sconvolgere il suo animo e catapultarlo o nella gioia più pura o nell’oblio più assoluto. Maya sin da piccola ha infatti idealizzato la figura del fratello, ma guardandolo con occhi amorevoli, è anche la sola persona che riesce a penetrare il suo mondo e quindi a conoscerlo per quello che è realmente e quindi leggendo i capitoli narrati dal suo punto di vista si comprende come fin da subito ella provi un sentimento, forse non ancora identificato, per suo fratello.
 Due menti contorte, quella di Lochan quasi geniale, forse a tratti folle, quella di Maya sensibile, premurosa, forte e combattiva; due personaggi destinati a rimanere impressi nei cuori e di fronte ai quali è impossibile non rimanere innamorati perdutamente.
Casmi.

mercoledì 16 marzo 2011

Letture pomeridiane con Casmi & Rosbì ;)

Dopo aver gustato i nostri fantastici Cookies, vogliamo proporvi una lettura pomeridiana per occupare questo pomeriggio un po' grigio; se proprio il cielo ci obbliga a rintanarci in casa, cosa potremmo fare di meglio se non leggere?!
Si tratta di  un libro davvero molto affascinante: "La solitudine dei numeri primi" di Paolo Giordano e per darvi un'idea di questo bellissimo testo vi lasciamo l'incipt del libro...


Alice Della Rocca odiava la scuola di sci. Odiava la sveglia alle sette e mezzo del mattino anche nelle vacanze di Natale e suo padre che a colazione la fissava e sotto il tavolo faceva ballare la gamba nervosamente, come a dire su, sbrigati. Odiava la calzamaglia di lana che la pungeva sulle cosce, le moffole che non le lasciavano muovere le dita, il casco che le schiacciava le guance e puntava con il ferro sulla mandibola e poi quegli scarponi, sempre troppo stretti, che la facevano camminare come un gorilla. 
«Allora, lo bevi o no questo latte?» la incalzò di nuovo suo padre. Alice ingurgitò tre dita di latte bollente, che le bruciò prima la lingua, poi l’esofago e lo stomaco. «Bene. E oggi fai vedere chi sei» le disse. E chi sono?, pensò lei. Poi la spinse fuori, mummificata nella tuta da sci verde, costellata di gagliardetti e delle scritte fluorescenti degli sponsor. A quell’ora faceva meno dieci gradi e il sole era solo un disco un po’ più grigio della nebbia che avvolgeva tutto. Alice sentiva il latte turbinare nello stomaco, mentre sprofondava nella neve con gli sci in spalla, che gli sci bisogna portarseli da soli, finché non diventi talmente bravo che qualcuno li porta per te. «Tieni le code in avanti, che altrimenti ammazzi qualcuno» le disse suo padre. A fine stagione lo Sci Club ti regalava una spilla con delle stelline in rilievo. Ogni anno una stellina in più, da quando avevi quattro anni ed eri abbastanza alta per infilare tra le gambe il piattello dello skilift, a quando ne compivi nove e il piattello riuscivi ad acchiapparlo da sola. Tre stelle d’argento e poi altre tre d’oro. Ogni anno una spilla per dirti che eri un po’ più brava, un po’ vicina alle gare agonistiche che terrorizzavano Alice. Ci pensava già allora, che di stelline ne aveva solo tre. L’appuntamento era di fronte alla seggiovia alle otto e mezzo in punto, per l’apertura degli impianti. I compagni di Alice erano già lì, a formare una specie di cerchio, tutti uguali come soldatini, imbacuccati nella divisa e rattrappiti dal sonno e dal freddo. Puntavano i bastoncini nella neve e ci si appoggiavano sopra, ancorandoli alle ascelle. Con le braccia a penzoloni sembravano tanti spaventapasseri. Nessuno aveva voglia di parlare, men che meno Alice. Suo padre le diede due colpi troppo forti sul casco, manco volesse piantarla nella neve.«Stendili tutti. E ricorda: peso in avanti, capito? Peso-in-a-van-ti» le disse. Peso in avanti, rispose l’eco nella testa di Alice. Poi lui si allontanò, soffiandosi tra le mani chiuse a coppa, lui che se ne sarebbe presto tornato al calduccio di casa a leggere il giornale. Due passi e la nebbia se lo inghiottì. Aiice lasciò cadere malamente gli sci a terra, che se suo padre l’avesse vista gliele avrebbe suonate lì, davanti a tutti. Prima di infilare gli scarponi negli attacchi, li batté sul fondo con il bastoncino, per far venir giù le zolle di neve appiccicate. Le scappava già un po’. La sentiva spingere sulla vescica, come uno spillo conficcato dentro la pancia. Non ce l’avrebbe fatta nemmeno oggi, ne era sicura. Ogni mattina lo stesso. Dopo colazione si chiudeva nel bagno e spingeva, spingeva, per svuotarsi di tutta la pipì. Rimaneva sul water a contrarre gli addominali finché dallo sforzo non le prendeva una fitta alla testa e le sembrava che gli occhi le sgusciassero dalle orbite, come la polpa dell’uva fragola se schiacci l’acino. Apriva al massimo il rubinetto dell’acqua perchésuo padre non sentisse i rumori. Spingeva stringendo i pugni, per spremere anche l’ultima goccia. Rimaneva seduta così finché suo padre non bussava forte alla porta del bagno e gridava allora signorina, abbiamo finito che siamo in ritardo anche oggi? Tanto non serviva a niente. Arrivata in fondo alla prima seggiovia le scappava sempre così forte che era costretta a sganciarsi gli sci, ad accovacciarsi nella neve fresca, un po’ in disparte, a fingere di stringersi gli scarponi e intanto a fare la pipì. Ammucchiava un po’ di neve addosso alle gambe tenute strette e si pisciava addosso. Dentro la tuta, nella calzamaglia, mentre tutti i suoi compagni la guardavano ed Eric, il maestro, diceva come sempre aspettiamo Alice. È proprio un sollievo, si trovava a pensare ogni volta, con quel bel tepore che le si squagliava tra le gambe infreddolite. Sarebbe un sollievo. Se solo non stessero tutti lì a guardarmi, pensava Alice. Prima o poi se ne accorgeranno. Prima o poi lascerò una chiazza gialla sulla neve. Mi prenderanno tutti in giro, pensava. Uno dei genitori si avvicinò a Eric e gli chiese se quel giorno non ci fosse davvero troppa nebbia per salire in quota. Alice tese le orecchie speranzosa, ma Eric esibì il suo sorriso perfetto.

Allora che ne dite vi ispira? Speriamo di sì, la prossima volta continueremo con il capitolo successivo, narrato dal punto di vista del protagonista maschile, Mattia, un personaggio eneigmatico, contraddittorio, ma proprio per questo molto intrigante.
Buon pomeriggio da Casmi e Rosbì :)

martedì 15 marzo 2011

Dalla libreria di Casmi & Rosbì: Recensione di "Madame Bovary"

Direttamente dalla Libreria di Casmi & Rosbì la recensione di ''Madame Bovary'' di Gustave Flaubert... :)


Autore: Gustave Flaubert.
Anno della prima pubblicazione originale: 1856.
Genere: Romanzo.
Lingua originale: Francese.


Breve Sunto: Figlia di un proprietario terriero, Emma aspira a una vita di passione e di lussi. Così sposa Charles Bovary, medico condotto a Tostes, ma delusa e depressa dalla vita, si trasferisce a Yonville. L’umore di Emma non cambia, nemmeno con la nascita di una figlia. Si lascia allora corteggiare da Léon Depuis praticante notaio, ma è dopo la partenza del giovane, che Emma incontra Rodolphe Boulanger, e si abbandona all’adulterio. Il fallimento di un’operazione compiuta da Charles, porta al limite il suo disprezzo per il marito. Cerca allora di fuggire con l’amante, che, però, l’abbandona. Disperata, si consola allora con Léon, incontrato per caso. Questa relazione la spinge a contrarre debiti, e oppressa da quest’ultimi, Emma si suicida. Charles dopo aver perdonato Emma, muore di dolore.

Personaggi principali: Emma Bovary e Charles Bovary

Descrizione: Madame Bovary è forse uno dei più interessanti personaggi di tutto il panorama letterario degli ultimi 200 anni; riesce a raccogliere in se stessa, tutti gli innumerevoli difetti dell’animo umano, ma anche tutta la sua sensibilità, la sua incredibile ed in quantificabile voluttà e boriosità. E forte, ma è debole, triste ma felice, preda e cacciatrice ma insieme inqualificabilmente sola. Ha tanto da dire, mille pagine che scorrono veloci nel suo cuore; ma non sa leggerle, non sa come cacciarle fuori, come urlarle al mondo. In parte, è però, anche il suo tempo ad impedirle di farlo; l’ottocento è il secolo dell’amore, in cui però vigono le rigide regole della società. E in un certo senso Emma è una perenne adolescente che sogna quell’amore eterno, notoriamente irraggiungibile, inseguendo l’amore insegue implicitamente quella felicità che l’uomo stesso insegue da ormai troppo tempo, ma se la vera felicità consistesse nel cercarla? Il grande errore di Emma è questo, non porsi delle domande, ma cercare solamente le risposte. Vuole trovare la felicità nelle cose materiali e arriva persino ad indebitarsi in modo irreparabile, ancora la cerca nelle passioni struggenti che ricordano, per l’appunto, la sua gioventù la sua gioventù in collegio, le storie d’amore di cui leggeva con il cosi detto “ e vissero tutti felici e contenti” ed è proprio il lieto fine quello che cerca questa donna mai cresciuta o forse cresciuta troppo in fretta e che per questo ha perso troppe tappe. Una donna che dato e continuerà a dare, molto a chiunque avrà il piacere di leggere le sue confuse gesta senza giudicarla cattiva, depressa e magari anche schizofrenica, ma anzi, capace di comprendere il suo amore per l’amore stesso, il suo odio incomprensibile per l’amore. Infatti odia l’amore che Charles le riserva in quanto la opprime, è talmente tanto da non permetterle di respirare, la riempie talmente tanto da risultarle persino nauseabondo, per lei che è unica nel suo genere, forse anche troppo unica. Una bambina a cui non è stato ad amare, benché fosse nata nell’epoca dell’amore …  

Charles Bovary: Charles al contrario della moglie non è per nulla innamorato dell’amore, ma della tenerezza che gli suscitano i piccoli gesti di Emma, quelli che lei proprio non sopporta. Senza Charles, Emma però non esisterebbe, Charles, infatti, e la sua valvola di sfogo ed una volta appurato che non poteva essere il suo grande amore non gli rimaneva che riporre su di lui le tristi apprensioni di una madre. Ci rendiamo conto che Charles è soggetto sempre alla volontà di Emma. Un uomo senza ambizioni, che viene usato come pretesto dalla moglie che adora, o forse è portato solo subdolamente ad amare; per giustificare gli errori compiuti nel corso della sua vita. Ma se lui non è influente sulle decisioni della moglie ed è solo un suo sottoposto che si accontenta della mediocrità, può essere vero anche il contrario e cioè che sia Emma a tappare implicitamente le ali al povero Charles. Questa per convenzioni sociali e per poter migliorare la sua condizione sociale lo sprona a cose nuove di continuo, ma Charles sa in cuor suo che quello sporadico interessamento non è dettato dall’amore  né tantomeno da un minimo di simpatia ma solo dall’enorme egocentrismo di Emma. I n conclusione volendo contare quante volte compare sulla carta il nome di Charles  e  quante volte quello di Emma; quello di Emma prevale sempre persino in una parte di testo che dovrebbe parlare di lui.  

Giudizio finale: “Madame Bovary”, il libro, in cui si reperisce tutta la forza che l’uomo può generare, nella sua immensa fragilità. Emma riesce a raccogliere tutto quell’oblio, che nasconde la vita, dietro la sua falsa misericordia, tutti quegli ideali che reputiamo provincia lotti, ma nei quali crediamo- con un po’ di vergogna- fermamente. La futilità delle cose materiali, ma anche l’incredibile gioia che ci possono donare, qundo sono legati a gesti, parole noi familiari; ma anche legati semplicemente alla loro forma, alla loro bellezza. Ti riempie e ti svuota allo stesso tempo, ti colma di pensieri , sogni, riflessioni, emozioni, sensazioni, colori, animo… e ti svuota di ogni favola, ti mette, in modo così subdolo la cruda realtà dinanzi, da riuscire infine ad ammaliarti , ha trascinarti nel suo incontrastabile vortice di follia e di amore. La storia segue quella logica, non logica, che la vita reale ci impone; allontana i “cattivi” pensieri per lasciare al loro posto un amaro sorriso, senza né capo, né coda, indefinito nella sua definizione senza fine. Una storia che ci propone ancora una volta, senza mai stancarci, quel romanticismo un po’ acre un po’ dolce capace di farci sognare, di farci pensare perché no, di farci anche soffrire un pochino senza però lasciarci troppo amaro in bocca. E agli stolti che non hanno compreso la grande, triste, rude ed elegante verità di questo libro o che lo hanno giudicato senza ritegno, che hanno pensato alla piccola, dolce, tenera Emma come ad una disillusa egocentrica; sappia che ha pienamente ragione perché è questo sì, ma molto altro ancora. Qualcosa che non tutti hanno la capacità di comprendere appieno senza giudicare in modo spietato: in ogni storia ci sono due versioni; quella che tutti possono vedere con facilità, e quella che si fatica un po’ di più a riconoscere, perché fa parte del nostro lato oscuro, quello che ci sforiamo in ogni modo di nascondere, ma che probabilmente più di una volta dovrebbe uscire allo scoperto.     

E quindi vi lasciamo con una frase celebre di Flaubert stesso: "Madame Bovary nè c'è pas moi Madame Bovary c'è tout nous" 

Buona lettura Casmi & Rosbì.