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lunedì 6 febbraio 2012

Dalla Cineteca di Casmi & Rosbì: Recensione di ''The Blind Side''

Amiciiiiii! Ben ritrovati in cime al nostro dolce rifugio! Come state? Quali notizie portate? A Casolandia nessuna novità (per ora), ma restate sintonizzati perchè presto sganceremo la bomba, una mega sorpresa in arrivo... Ma non possiamo dirvi assolutamente nulla perciò pazientate e tornate spesso a trovarci. Tanto per dirne una stasera abbiamo intenzione di recensirvi un film (ora recensione è anche una parola grossa, non siamo espertissime in cambo cinematografico parentesi nella parentesi (come la nostra amica Pallen che non sta più curando la sua rubrica ''Vecchie Pellicole...'') e quelli che vogliamo darvi sono solo semplici giudizi o consigli) Un film guardato ultimamente e che ci ha particolarmente colpito è: (rullo di Tamburi prego!) ''The blind side - Il lato sieco''. Scopriamone insieme gli attori e la trama e poi passiamo alle considerazioni personali (rigorosamente di Casmi e Rosbì u.u).

Trama: The Blind Side è un film del 2009 scritto e diretto da John Lee Hancock.
Il film si basa sul libro The Blind Side: Evolution of a Game scritto da Michael Lewis, che racconta la vita di Michael Oher, dalla sua problematica adolescenza fino a quando diviene un giocatore di football americano professionista dei Baltimore Ravens.
Per la interpretazione della madre adottiva di Oher, Leigh Anne Tuohy, Sandra Bullock vince un Golden Globe 2010 come miglior attrice drammatica e lo Screen Actors Guild Awards. Il film ha ottenuto due candidature agli Oscar 2010, come miglior film e miglior attrice protagonista (Sandra Bullock), ottenendo quello per la migliore attrice protagonista.
Il film racconta la storia vera di Michael Oher, famoso giocatore di football americano nel ruolo di giocatore di linea d'attacco. Il titolo del film, The Blind Side, fa riferimento proprio a questo ruolo. Il compito del lineman infatti, è quello di proteggere il quarterback dai placcaggi degli avversari, che cercheranno di bloccarlo attaccandolo proprio dai lati che il quarterback non può vedere (i blind sides appunto). La storia è quella di un diciassettenne senzatetto rimasto orfano di padre e con una madre dipendente dal crack da cui è stato separato ancora piccolo per incuria del ragazzo. Il ragazzo è ospite per qualche tempo dal padre di un suo amico, il quale però non sarà fortunato quanto Michael e morirà anni dopo durante una sparatoria nel quartiere malfamato da cui proveniva. Nonostante i problemi economici, il presunto scarso quoziente intellettivo e la bassissima estrazione sociale di provenienza, il ragazzo riesce ad iscriversi a scuola grazie all'intercessione del coach amico del padre del compagno di Michael, ma l'adattamento tra i compagni risulterà molto difficile a causa dalla sua profonda introversione, della sua notevole stazza e delle condizioni in cui vive (è talmente povero che non ha nemmeno un ricambio per gli abiti che ha indosso). Un giorno il ragazzo viene notato dalla benestante famiglia Tuohy. La signora Leigh Anne (Sandra Bullock) prende a cuore la sua vicenda e decide così di adottarlo, aiutandolo negli studi e nello sport. Grazie alla nuova famiglia e ai nuovi amici, Michael riuscirà a realizzare il suo sogno di diventare un giocatore professionista di football americano.
Giudizio personale: Poche parole ma giuste. Un film che mette d'accordo tutti. Ideale da guardare in tv sul davano in compagnia della famiglia davanti ad una spropositatamente grande confezione di popcorn. Sandra Bullock da fantastica e brillante protagonista ci regala una pellicola, in realtà basata su di una storia vera, forse anche per questo più incisiva, piacevole e profonda. La commovente vicenda di questo giovane, accolto come un figlio all'interno di una famiglia, vestito, nutrito ma sopratutto amato, una vecchia favola rivisitata che sempre ci piace guardare. Infine una grande passione, quel motore che ci spinge a lottare contro qualsiasi cosa per arrivare a conquistare i risultati tanto agognati, il baseball, grande sogno americano. Una scala che lentamente ''Big Mike'' sale nella quale tutti noi lo sorreggiamo ;)

Casmi & Rosbì!

martedì 31 gennaio 2012

Dalla libreria di Casmi & Rosbì: Recensione di ''Mr Gwyn'' di Alessandro Baricco

Dopo la pausa del week-end Casmi e Rosbì hanno preparato una bella sorpresina per voi: La recensione, come promesso, di Mr Gwyn di Alessandro Baricco! Perciò sedetevi, rilassatevi e buona lettura!

Autore: Alessandro Baricco
Prezzo: 14,00 euro
Editore: Feltrinelli
Anno di pubblicazione: 2011
Collana: I narratori
Pagine: 158
 
Sinossi: "Mentre camminava per Regent Park - lungo un viale che sempre sceglieva, fra i tanti - Jasper Gwyn ebbe d'un tratto la limpida sensazione che quanto faceva ogni giorno per guadagnarsi da vivere non era più adatto a lui. Già altre volte lo aveva sfiorato quel pensiero, ma mai con simile pulizia e tanto garbo." Così comincia il nuovo romanzo di Alessandro Baricco. La storia di un uomo che ha bisogno di sottrarsi a se stesso, al suo lavoro, alle sue relazioni. La storia di un uomo che ha bisogno di parlare con i morti, con i corpi, con i suoni per capire il mondo in cui continua ad abitare. La storia di Jasper Gwyn, nostro contemporaneo. Jasper Gwyn è uno scrittore. Vive a Londra e verosimilmente è un uomo che ama la vita. Tutt'a un tratto ha voglia di smettere. Forse di smettere di scrivere, ma la sua non è la crisi che affligge gli scrittori senza ispirazione. Jasper Gwyn sembra voler cambiare prospettiva, arrivare al nocciolo di una magia. Gli fa da spalla, da complice, da assistente una ragazza che raccoglie, con rabbiosa devozione, quello che progressivamente diventa il mistero di Mr Gwyn.
 
Giudizio: Una recensione lampo, ecco come potremmo definirla.
Più precisamente, desidereremmo usare tre parole.
Tre, magari, insulse sigle di lettere che ci ronzano nella testa da settimane; girano tutt’intorno e producono un acuto e penetrante suono che per la sua insistente delicatezza non possiamo non pronunciare ad alta voce:  Mr Gwyn di Alessandro Baricco, è una sinestesia discendente.
Non abbiamo ancora capito, e forse non ci riusciremo mai (aspetto che ancor di più ci affascina), come questo autore ci riesca. Combina, stravolge e ci restituisce percezioni sensoriali totalmente sfasate.
<< Chi sono? Da dove vengo? Dove sto andando? Ricordo solo che un attimo fa era una bella giornata e stavo leggendo il nuovo libro di Alessandro Baricco >>
Uno strano senso di vuoto o instabilità che sembra catapultarci, come un fulmine a ciel sereno in un altro mondo. E in quest’altro mondo ogni cosa appare così incredibilmente impalabile che… Gli occhi divorano invece delle labbra e scrittori dipingono.
Sisi non avete sbagliato a leggere, state tranquilli.
Si è mai sentita una cosa più assurda? Assolutamente no. Eppure è così stuzzicante.
Descrivere con le lettere quei tratti, segni o particolarità che solo un gesto, uno sguardo o una curva della schiena possono celare. Nello studio di Mr Gwyn tutto questo diventa possibile. Divanetti in pelle. Mura umide e porose. Una melodia in sottofondo che canta incessantemente. Lampadine che prima emanano la stessa intensità e poi, improvvisamente, si affievoliscono e si spengono senza alcun criterio… Come creando delle zone d’ombre. Piccoli buchi spazio-temporali nei quali il nostro protagonista è in grado di scorgere molto di più di ciò che apparentemente potrebbe annidarsi. Mr Gwyn ama definirsi un copista… Sarà forse un pittore? O uno scrittore?
Magari. Oppure no.
Sta solo a voi leggere e decidere.
Un uomo affascinante, estremamente sensibile, commosso conoscitore, seppure da estraneo, della vita altrui. Una calamita.
Mr Gwyn è questo e molto altro.
Citazioni:
– Una luce è giusto uno spicchio di storia. Se c'è una luce che è come lei, ci sarà anche un rumore, un angolo di strada, un uomo che cammina, molti uomini, o una donna sola, cose del genere. Non si fermi alla luce, pensi a tutto il resto, pensi a una storia. Riesce a capire che esiste, da qualche parte, e che se lei la trovasse, quello sarebbe il suo ritratto? –

- Così finì per capire che si trovava in una situazione nota a molti umani, ma non per questo meno dolorosa: ciò che, solo, li fa sentire vivi, è qualcosa che però, lentamente, è destinato ad ammazzarli. -

Casmi & Rosbì!

domenica 15 gennaio 2012

Dalla libreria di Casmi & Rosbì: Recensione di ''La coscienza di Zeno''

Salve a tutti Amici, buonasera! Ecco in arrivo per voi una nuova recensione libresca! Si tratta di un lavoro parecchio approfondito su La coscienza di Zeno di Italo Svevo, un romanzo assegnatoci a scuola ma che ha finito irrimediabilmente con il conquistarci ed affascinarci... Dunque se vi interessa la nostra lunghissima (forse barbosissima) ma curatissima e sentitissima recensione accomodatevi pure!

Autore: Italo Svevo
Prezzo: 10 euro

Introduzione: La coscienza di Zeno è un romanzo di Italo Svevo. All’interno della prefazione del libro lo psicanalista Dottor S. dichiara di voler pubblicare "per vendetta" alcune memorie, redatte in forma autobiografica di un suo paziente, Zeno Cosini, sottrattosi alla cure. Gli scritti dell'ex-paziente costituiscono il contenuto del libro. Il romanzo non è altro che l'analisi della psicologia di Zeno, un individuo che si sente "malato" o "inetto" ed è continuamente in cerca di una guarigione dal suo malessere attraverso molteplici tentativi talora assurdi o sconclusionati che portano a effetti addirittura controproducenti. Il romanzo si articola come la confessione, il racconto in prima persona dello stesso Zeno. La narrazione, si focalizza su alcuni degli intrecci di maggior rilievo della sua biografia fra cui la morte del padre, il vizio del fumo, la rivalità con il cognato, il rapporto con la moglie e con l'amante. Non segue pertanto, un ordine cronologico ma piuttosto un ordine dettato dai rapporti logici e analogici tra gli episodi ricordati.

Estratto che funge da sunto: << Inetto >>, << malato >>, ecco quello che sei. Fuma quanto ti pare, tanto non cambierai. Certo, il Dottor S. crede in te, ti ascolta, sembra che abbia fiducia nelle tue capacità. Ma tu lo sai: Non cambierai mai. E in fondo va bene così: Che senso ha << cambiare >>? Per diventare che cosa? << Normale >>? Tuo padre l’aveva capito: con te non si va lontano. Avete sempre bisticciato, voi due, non vi siete mai capiti e, se ci pensi, quell’ultima manata che ti ha dato poco prima di morire era uno schiaffo o un gesto involontario?Forse anche Augusta, tua moglie, l’ha capito: non volevi lei, avresti preferito un’altra delle sorelle Malfenti, però è andata così e lei, nonostante tutto, nonostante tu l’abbia tradita è sempre stata al tuo fianco, ti ha sempre giustificato. E con Guido, poi, il tuo socio in affari? Un fallimento dopo l’altro, suo, tuo, è quando è morto non sei neppure riuscito ad arrivare al suo funerale, per sbaglio se andato a quello di un altro! C’è qualcosa dentro di te che non capisci. Il Dottor S. parla di <<inconscio>>, di <<sindrome edipica>>, chissà poi cos’è. Qualcosa che ha a che fare con la malattia, evidentemente, e con la tua sigaretta che non smette di bruciare.
Caratterizzazione del protagonista: Risulta davvero difficile penetrare nel profondo la ‘’coscienza’’ di Zeno, coscienza proprio nel senso letterale del termine… La sua mente contorta ed artificiosa, la sua psiche a tratti lucidamente folle, gli atteggiamenti dell’ ‘’inetto’’ per antonomasia che la letteratura conosce. Talvolta il suo cervello si comporta come distorcendo le immagini provenienti dal reale riadattandole e riconfigurandole secondo i dettami più strani e macchinosi, in modo da restituirgli una percezione degli avvenimenti assolutamente differente. Sembra infatti essere estranea al nostro Zeno la caratteristica della ‘’normalità’’, quel qualcosa che accomuna un po’ tutti rendendoci simili, esseri capaci di provare sentimenti ed emozioni, di dare il meglio di noi stessi, capaci di sbagliare ma anche di ricominciare da capo. Quella stessa normalità però, che rende uguali ciascuno nel suo personal modo e che nel caso del protagonista finisce con l’allontanarlo dal resto del mondo. Anche se, è probabilmente per tale motivazione che diventa così interessante scavare negli anfratti del suo animo, così pieno di sfumature e contraddizioni che solo per la loro unicità inconfondibile stimolano il lettore nel proseguire il proprio viaggio metaforico, quasi come il percorrere l’interno di un tunnel buio dove armato di torcia si incammina in un quel labirinto che si scopre sempre più intricato. Questa è la ‘’coscienza’’ di Zeno. Come adesso cercare di far ordine e creare un nesso tra la sua dimensione, a sé stante, e la nostra (così più grigia e normale)? La strutturazione del romanzo, come abbiamo visto ci viene in aiuto. Il libro è diviso in varie sezioni all’interno delle quali Zeno Cosini racconta alcuni dei periodi e degli eventi più significativi della sua vita, attraverso i quali ci permette di conoscerlo più da vicino e di comprendere la psicologia che lo ha portato ad essere quello che è stato (e che continuerà ad essere quale immortale personaggio letterario): Una costante e deprimente esistenza trascorsa tra insuccessi. Un fallito. Risulta piuttosto triste ed obsoleta come definizione in quanto è proprio lui protagonista, potremmo definirlo quasi l’eroe, della ‘’storia’’, eppure è lui stesso a condannarsi a questo inesorabile ed ineludibile destino.  Partendo dal principio del nostro viaggio, siamo davanti all’entrata del tunnel oscuro che si staglia dinanzi a noi con solo la fievole luce della torcia ad assisterci, si potrebbero scorgere le radici della sua deformazione psicologica nell’infanzia trascorsa in una famiglia piuttosto particolare che ha contribuito alla formazione della sua fragile ed insicura personalità, persuadendolo del fatto che non avrebbe mai potuto combinare granchè di buono nella sua vita, ricevendo così una serie di condizionamenti che di sicuro hanno segnato il suo sviluppo. A tal proposito di sicuro è determinante il ruolo ricoperto dal padre, da lui visto e considerato come un crudele gendarme che senza avergli neppure dato diritto di replica lo aveva bollato come inetto dichiarando che i suoi giorni erano segnati e tutti gli sforzi che egli profonde per dimostrargli quando si sbaglia, come ad esempio la sua preparazione accademica, gli si ritorcono contro. Frutto infatti della consapevolezza delle sue condizioni, di questa malattia che Zeno effettivamente finisce con il sentirsi a dosso, sarà il cambiare più e più volte indirizzo di studi tanto che il padre a causa dell’incostanza e della stoltezza del figlio assegnerà la gestione degli affari di famiglia ad estranei pur di non consegnarlo nelle mani del vero erede. Persino in punto di morte quest’epico scontro continuerà. Il protagonista all’inizio farà di tutto per cercare di allontanare l’idea della perdita del padre ignorando le proporzioni della sua malattia e solo quando al suo capezzale riceverà dal genitore come ultimo ‘’dono’’ un piccolo schiaffo sul viso si renderà conto di averlo perduto per sempre e di quanto egli in fondo avesse avuto ragione sul suo conto: un figlio che finge di non rendersi conto che il padre gli sta morendo tra le braccia e che si rifiuta di ascoltare il suo ultimo messaggio per una stupida questione di orgoglio, è un fallito. Vorrei però spezzare solo una misera lancia in favore del nostro inetto… A mio parere dietro tutti gli atteggiamenti di Zeno si cela la consapevolezza dell’imminenza della morte del padre e i suoi ultimi gesti in sua presenza rappresentano una già tempestiva reazione al dolore, che lo accompagnerà per l’intero corso della sua esistenza tanto da continuare a farlo scervellare sul significato di quello schiaffo. Evidente conseguenza della sua giovinezza a tratti dolorosa e contorta è anche il suo vizio per il fumo, che con il progredire del tempo si trasforma in una vera e propria malattia. In lui si alternano il desiderio smettere all’incapacità di farlo. C’è però da precisare che non si tratta solo di effettiva impossibilità o di mancanza di volontà; certo quest’ultima non è una delle sue caratteristiche più spiccate, eppure quando Zeno si ripropone di fare un qualcosa ci prova, cerca di dar tutto sé stesso, ma proprio quando si trova ad un passo dall’esserci riuscito si convince, a volte senza cognizione di causa, che non può farcela, solo perché magari l’hanno o si è voluto convincere, chissà per quale contorta motivazione, del contrario. Nel caso specifico del fumo il protagonista si preoccupa di annotare con cura tutte le ‘’U.S.’’ (ultime sigarette) all’interno di un agendina, ma ogni volta sa in fondo che quella non sarà mai la sua ultima. Il fumare infatti con la consapevolezza di non poter più farlo rende il sapore, l’aroma e la sensazione associata a quella sigaretta talmente singolare da indurlo a consumarne ancora ed ancora per ricercare nuovamente quella forma di piacere. Ecco quindi che si arrende, suo tipico atteggiamento, di fronte alla dura realtà. Vorrebbe, quasi potrebbe smettere, ma sceglie di non farlo cercando di convincersi che non è in grado di riuscirci. Nella lista poi dei suoi ‘’esperimenti’’ non andati a buon fine, il primo vero posto va assegnato alla sue nozze. Il matrimonio con Augusta, la meno desiderabile e desiderata delle sorelle Malfenti, costituirà ragione di delusione e sconfitta per il resto dei suoi giorni. Nonostante durante il corso del viaggio di nozze, come in generale negli anni trascorsi accanto a lei, egli cercherà di trarre consolazione dal fatto di poter contare su di una famiglia disposta ad accoglierlo e su di una disponibilissima moglie che seppure a conoscenza dei suoi misfatti continua ad amarlo incondizionatamente, si renderà anche conto di essersi condannato all’infelicità. Infelicità causata dal rifiuto da parte dell’unica donna da lui sul serio voluta, Ada, sorella maggiore di Augusta ed infelicità che Zeno cercherà di sanare in rapporti occasionali con una giovane ragazza Carla, ingenua ed innamorata. Tuttavia quest’anima complessa ed errante neppure nell’adulterio riuscirà a trovare distensione! Infatti proprio nel mentre in cui si abbandona al desiderio, improvvisamente sembra ricordarsi dell’esistenza della sua dolcissima consorte che ogni giorno, con instancabile e doverosa fedeltà lo attende, lo serve e gli dona affetto. Inizierà a questo punto ad alternare momenti di lucidità ad altri di follia. Il suo unico pensiero al mattino diverrà il recarsi da Carla presto succeduto, però, da quello più consapevole di ritornare a casa per la colazione, immancabile appuntamento con Augusta. Con il susseguirsi del tempo e degli avvenimenti tuttavia, avendo finalmente imparato a convivere con i sensi di colpa dovuti al tradimento, giungerà addirittura a giustificare sé stesso attraverso una complicata serie di ragionamenti, dei quali rende partecipe lettore e che realmente dopo pagine e pagine di ininterrotto flusso di coscienza finiscono con lo stordire lo stordirci e portarci per qualche istante a credere che in effetti il protagonista abbia ragione; è il mondo con le sue stupide congetture a sbagliare pensandola in maniera differente, nella sua mente, una volta raggiunto tale precario equilibrio, ogni casa sembra filare liscia. Come dovremmo però ormai aver imparato, essendo giunti oltre la metà del burrascoso viaggio nel tunnel della psiche di Zeno, nulla è così scontato e proprio quando sembra delinearsi dinanzi al protagonista la prospettiva di una qualche parvenza di felicità o realizzazione, la proiezione dell’immaginario viene sgretolata dalla cruda realtà. Zeno è un inetto, non può farcela. Ed infatti ancora una volta la sua vita andrà a rotoli ma non di certo per una sua condizione di insuperabile vittima, piuttosto ancora una volta a causa sua, sua e delle sue parole. Persuade infatti la giovane amante, per indurre lei come sé stesso a proseguire la relazione, del fatto di non amare per niente sua moglie, anzi di disprezzarla; dopo però una serie di malintesi, in cui la fanciulla scambia un’Ada piangente  per Augusta, come dettoglie falsamente da Zeno, lo lascia credendo che la moglie in realtà sia a conoscenza di tutto e che soffra per la situazione. Per aver mentito sull’identità delle sorelle Malfenti Zeno perde anche l’ultima speranza di un futuro migliore. Conclusosi questo capitolo se ne apre  poi  un altro che purtroppo per il nostro protagonista, irrimediabilmente si concluderà allo stesso modo dei precedenti! ‘’Storia di un’associazione commerciale’’ già dal titolo d’apertura quest’attività sembra indirizzata verso uno squallido e disastroso sentiero. A proporgli di intraprendere tale attività sarà il cognato, Guido, marito dell’unica donna che Zeno avrebbe voluto al suo fianco, e che dunque per una rivalità di cui ancora sentiva il peso e le ferite nel cuore, decide di spalleggiare entrando nel giro degli affari. Quantunque il protagonista faccia di tutto per persuaderci e persuadere sé stesso di provare simpatia e complicità verso il suo nuovo socio, i tentativi risultano piuttosto fallimentari, perché sia lui che noi, siamo a conoscenza del fatto che egli essendosi imbarcato in quest’impresa semplicemente vorrebbe dimostrare la propria superiorità nei confronti di Guido. Accatastando da un lato i fallimenti finanziari, di una penosità e sfortuna davvero allucinanti, Zeno apparentemente sembra riuscire a combinare qualcosa di giusto. Cosa? Ada è a conoscenza del fatto che il marito la tradisca e chiede a Zeno di ‘’sorvegliarlo’’ al fine di salvare il loro matrimonio. Egli cerca di provarci in ogni modo possibile ma le vicende di si chiuderanno clamorosamente con Zeno che, dopo il suicidio del cognato, stratagemma in teoria escogitato per sollecitare la moglie a consegnargli i soldi della sua dote, perderà il funerale e si accoderà ad un corteo funebre sbagliato. Può esistere un esito più tragicomico? Probabilmente no ed è probabilmente questa una delle mille motivazione per le quali leggere questo libro e scoprire ancor più da vicino l’eroe inetto, il cavaliere della stoltezza, il re delle contraddizioni, il fascinoso ed in fondo anche lucidamente intelligente Zeno Cosini.

Casmi & Rosbì

venerdì 9 dicembre 2011

Recensione, tremate tutti, di '' Breaking Dawn parte 1 '' !!!

Salve Amici Buonasera! Abbiamo in serbo oggi per voi un'esclusiva! Una di quelle chicche che ci conserviamo per i momenti speciali, per risollevale sia il nostro che il vostro morale! Siete dunque pronti per essere sommersi una valanga di risate? Bene, perchè ve ne si scaricheranno tante addosso che vi impediranno addirittura di respirare! Ovviamente ci teniamo a precisare che nello scrivere questa recensione più che latro ci siamo divertite, abbiamo calcato la mano circa il senso critico e satirico ma solo per il puro scopo di divertirci, quindi i fan accaniti della Mayer ci risparmiamessero e non copflottassero contro la nostra vita! (anche perchè, come direbbe la nostra prof: '' Ve lo dobbiamo PROPRIO dire '', lo scontro sarebbe impari huahuahuahauhau) Effettuate queste precisazioni addrentriamoci nel mondo dei '' Vampiri sbrilluccicosi '' !!!


Breaking Dawn


Il film più atteso dell'anno?
A tema vampiri?
Impersonato da attori espressivi?
...Meritevoli, magari, addirittura dell'Oscar? (huahauhauahau)
Un montaggio ed una regia eccezionali?



Aspettate, ma siamo davvero sicuri che si tratti di un film????
Non è che per puo caso sia tratto da un libro?
E non è per caso che alcune persone abbiamo pesino comprato l'omonimo libro dopo aver visionato questa perla cinematografica?

Ed ancora più importante (addentrandoci nella trama), riuscirà Bella '' L'assatanata '' a conquistare '' Il pudico '' Edward ?


Si Amici, perchè è davvero questo il nodo centrale della pellicola ed in effetti anche l'unico... !
Per tutta la durata di quelle due benedettissime ore Bella proverà squallidamente a sedurre il marito, il quale dopo aver spostato monti e mari per lei sembra non filarsela più! Eccetto dunque qualche scena sanguinolenta, quasi rivoltante.. (ci hanno fatti penare per quattro film ed alla fine sono riusciti a realizzare una perllicola che si avvicini almeno un po' al genre paranormal e che i protagonisti sembrino qualcosa di più simile a vampiri che a scolaretti ancora '' Bamboccioni '' stile '' Mondo di Patty '' tutti zucchero miele e stupidaggini che al solo accostare le iridi allo schermo fanno vorticosamente abbasare i livelli del nostro quoziente intellettivo!) ...la trama può essere riassunta in queste poche righe (ops aspettate, ci siamo arrestate al parlare della trama almeno dieci righe fa!)


In ogni caso, se proprio ci tenete a conoscere ad esempio i drammi esistenziali di Jacob, licantropo del tipo '' Guinzaglio Vosa o con gli strass Veldi... Bella amoVe tu che ne dici? '', vi accontenteremo. Ma probabilmente voi preferite i drammi di Bella ed Edward: '' Bimbo o non bimbo Bella, bimba o non bimba brutta?! '' Il tutto annesso alle alle isterie da repressione (si, avete letto proprio bene, repressione -.-'') di Rosalie, la vampira meno sbrilluccicosa della serie. (aaa proposito! Pochi brillantini quest'anno, il budjet se ne è andato in cerone rapidamente traferito dalla faccia di Edward alla pancia di Bella huahauahau)

Riprendendo poi quanto accennato all'ìinizio circa l'espressvità (ops scusate! passività) dei protagonisti, com'era già noto da tre film a questa parte, possiedono tutti il carisma neanche di un sasso, perchè ci sentiremmo di offendere queste povere creature della natura. Per non parlare poi degli attacchi epilettici che sembrano prendere Bella mentre, con quel meraviglioso vestito, una delle poche note positive dell'intero film, con il suo caro '' Papino '' , altra ameba, si avvia all'altare; Oppure Edward che nel momento in cui realizza che sua novella sposina sta portando in grembo una creatura simile a lui (per intenderci sbrilluccicosa u.u) porta a compimento la sua metamorfosi in pietra pomice o stalattite.

Riguardo invece le scene splutter, chiaramente di scarsa qualità, abbiamo che verso la fine della pellilacola ci viene propinata una Bella simil zombie mentre viene mordicchiata, quasi sbranata viva, per poi essere rimpolpata, stuccata di cerone e dotata delle agognate lentine color rosso sangue (siii! Ancora un po' sangue in un film di '' Vampiri ''... Era ora dopo tutte le strazianti ore passate davanti allo schermo ad attendere che semplicemente il film rispecchiasse almeno un po' il genere al quale dovrebbe appartenere .-.). A questo punto sorge dunque il dubbio che papà Swann avesse detto il vero nell'accompagnare la bella progenie all'altare: '' Bella ma non è che sta a fa una str*****a ?! '' Mai parole furono più calzanti.

Ciliegina sulla torta è infine '' L'Imprinting '' (parola dal significato oscuro direttamente e liberamente tratta dal '' Demential Twilight's Dictionary '') del nostro bel licantropo con la dolce creaturina (chiaro eufemismo u.u) di Bella ed Edward, che neanche è nata ha già combinato un sacco di casini! Jacob non potendo arrivare alla madre si accontenta della figlia con il rischio di contrarre un'accusa per pedofilia o abuso su minori.

Una sola parola Amici, T-R-IS-T-E-Z-Z-A !
Pensiamo che dopo tante (dis)avventure) si sia arrivati a toccare proprio il fondo!


Auguriamoci almeno Mr Pattinson e Signora (vampiri s'intende ;)) ci lascino con il beneficio del dubbio e che invece di usare i milioni del botteghino per pubblicizzare il seguito del film, vadano a comprarsi un villino al mare, perchè le lezioni di recitazione siamo disposte a pagargliele noi!!!!!!!!!!!!!

Per concludere poi in bellezza non potete assolutamente perdervi questa parodia (che probabilmente conoscerete già ^^'') realizzata da Guglielmo e Claudio, semplicemente due geni.



Alla prossima Casmi e Rosbì :)
NB: Questo post viene pubblicato oggi ma risale, per l'introduzione, ad un paio di settimane fa, scusate il ritardo!

giovedì 10 novembre 2011

Dalla libreria (dallo zaino più che altro -.-'') di Casmi & Rosbì: Re(lazione)censione di Le ''Ultime lettere di Jacopo Ortis''

Salve Amici Buonasera! Come state? Piaciuta la merenda di oggi pomeriggio?? Assolutamente fantastica, da leccarsi i baffi :3 Ma, come direbbe la nostra prof (-.-'''''''''') non finisce qui!!! Quest'oggi abbiamo infatti in serbo per voi molto altro, tipooo una bella recensione librofila! Ok siamo sincere... Si tratta di una relazione scritta per scuola, ma fa lo stesso no?! In fondo il libro è un classico e la sua lettura non è stata poi così noiosa (in realtà no, ad ogni pagina sfogliata rischiavamo il collasso, ma questa litote era indispensabile altrimenti non avreste continuato a leggere ^^''). Si tratta di Le ''Ultime lettere di Jacopo Ortis'' (acutamente soprannominato dal nostro amico Parchè Giacopo Mortis, un emo depresso che già dalla prima pagina del libro ha deciso che la vita gli fa schifo, ora per l'una ora per l'altra ragione, e dopo averti fatto penare per circa 200 pagina si uccide :DDDD), ironia a parte se la cosa vi incuriosisce leggete un po' il nostro lavoro!

Autore: Ugo Foscolo
Prezzo: 8.50 euro
Formato: Tascabile
Editore: Mondadori
Collana: Oscar classici  
Pagine: 192

Introduzione: Le ‘’Ultime lettere di Jacopo Ortis’’, è un romanzo epistolare di Ugo Foscolo che si presenta come una raccolta di lettere che il protagonista, Jacopo Ortis, spedisce all'amico Lorenzo Alderani e che dopo la morte di Jacopo, egli avrebbe consegnato alla stampa aggiungendo di proprio pugno una presentazione e una conclusione. Questo insieme di epistole può essere considerato come il primo romanzo della letteratura italiana. Si trattava infatti allora, di un genere poco esplorato data la prevalenza per la divulgazione di nozioni sotto forma di trattati; l’opera quindi nel suo genere è dotata di una grandissima originalità poiché costituisce un nuovo modo di narrare proponendo le vicende al lettore attraverso una raccolta di lettere intime, rivolte si a Lorenzo Alderani, ma che implicitamente Foscolo scrive tanto per i contemporanei quanto per i posteri. Parte della materia che costituisce il romanzo è dunque chiaramente autobiografica, l’autore infatti si ispira ad avvenimenti realmente accaduti. Jacopo Ortis è in realtà Girolamo Ortis, uno studente universitario nato nella zona di Pordenone, a cui muta il nome in onore di Jean-Jacques Rousseau.

Trama: Per quel che concerne la trama, che fa da sfondo ad epistole talora strazianti, talora ridondanti di gioia o semplicemente confessioni intime che il protagonista fa al suo amico in cerca di comprensione, sostegno e conforto, abbiamo che Jacopo Ortis è uno studente universitario veneto sostenitore del modello politico repubblicano che dopo la disfatta della patria decide, ormai privo di qualsiasi speranza o aspirazione, volontariamente di isolarsi dal mondo e rifugiarsi presso i colli Euganei, il così detto ‘’Locus amenus’’, luogo idilliaco dove lo stesso Petrarca amava risiedere e talvolta anche proiettar visi con la sola immaginazione. Conducendo dunque questo genere di vita appartata e tranquilla Jacopo si dedica essenzialmente ad attività tese a rinfrancare l’animo come la lettura, in particolar modo dei classici greci e soprattutto di Plutarco, assieme all’intrattenimento di placide relazioni con il curato oppure il signorotto del paese. Tuttavia, ben presto, questa sorta di esilio per alcuni versi volontario,  per altri quasi forzato, finirà con il causare al giovane ancora più tormento di quello dovuto alla sconfitta della patria. Contrò la sua stessa volontà infatti si innamorerà della maggiore delle figlie del Signor T*****, già promessa in sposa ad un altro uomo dal padre senza il suo consenso , per ragioni puramente economiche. Il protagonista trascorrerà momenti idilliaci insieme con la giovinetta, Teresa, la quale arriverà a confessargli la sua profonda infelicità circa le nozze alle quali è costretta ed in un voluttuoso abbandono ai sentimenti i due arriveranno a scambiarsi delle effusioni. Si può dire che da questo momento, in cui l’animo di Jacopo finalmente assapora attimi di gioia autentica, probabilmente i primi e gli ultimi della sua breve e travagliata esistenza, inizieranno a sorgere dentro di lui profondi sensi di colpa, frustrazione ed un piccolo germe di follia che poi matureranno nella scelta del suicidio. Egli infatti nonostante abbia appena ottenuto ciò che veramente desiderava, ma che per viltà e anche timore non aveva neanche avuto il coraggio di ammettere di fronte a se stesso, essendo da tempo persuaso che il destino segnasse la vita di ognuno incidendovi ad enormi caratteri: ‘’l’uomo sarà infelice’’, decide, anche se con moltissimi dubbi e sofferenze, di togliersi la vita. Dopo quindi aver viaggiato, cambiato città molte volte e cercato di scacciare il pensiero della dolce Teresa che sempre, in ogni ora del giorno e della notte, come egli stesso racconterà nelle lettere all’amico Lorenzo, lo perseguitava, non riuscendo più ad esercitare più un pieno controllo su di sé, sui suoi sentimenti e sul suo cuore, altro non può fare che rinunciare a lottare in questo scontro già in partenza impari che è la vita e rassegnarsi dinanzi a quella sorte che in fondo aveva ed ha già tracciato l’esito della storia di ognuno. Scriverà allora un’ultima lettera a Teresa, farà visita all’amico ed alla madre per poi piantarsi un pugnale nel cuore ed esalare l’ultimo respiro rivolgendo ancora un pensiero alla sua amata e contemplando una cornicetta con il suo ritratto dietro la quale sono riportati i seguenti versi della Divina Commedia, purgatorio, canto I: ‘’ libertà va cercando, ch’è sì cara,
come sa chi per lei vita rifiuta ‘’.


Giudizio finale: Passando poi alle conclusioni, possaimo dire di aver trovato questa lettura particolarmente interessante. In quanto considerato ufficialmente primo romanzo della letteratura italiana mi ha incuriosito leggere e conoscere quest’opera per rapportarla magari ad altre così da ripercorrere l’evoluzione che la tipologia narrativa del romanzo ha subito da allora sino ad oggi. La passione poi, ed il fermento interiore quanto intellettuale del protagonista mi hanno piacevolmente coinvolto, permettendomi di seguire con trasporto i punti salienti della narrazione ed in particolar modo la parte conclusiva nella quale il lettore da un lato freme dal conoscere cosa realmente Jacopo deciderà di fare, se avrà la forza di mettere in atto la sua coraggiosa scelta oppure rinuncerà per la scarsa fiducia in se stesso; dall’altro lato invece il lettore desidera accompagnare spiritualmente ed in silenzio l’animo sofferente di un uomo che arrivato al limite delle proprie forze decide coraggiosamente di abbandonare il mondo. Dunque la figura di Jacopo Ortis con la sua autenticità ed il suo essere perseguitato da dubbi che sfiorarono e ancora oggi sfiorano la mente di molti uomini rappresentava allora l’emblema della crisi dei valori illuministi che lentamente iniziano ad essere surclassati da quelli romantici, mentre oggi nient’altro che l’eterna lotta tra ragione e sentimento.

Casmi & Rosbì :)

lunedì 7 novembre 2011

Dalla Cineteca di Casmi & Rosbì: Recensione (halloweeniana) di Paranormal Activity !

Salve Ragazzi bonne soir ^^ Comment ca va? Che ne dite di questo approccio francese, vi piace? A noi piuttosto, è elegante e rilassante, decisamente in contrasto con la recensione cinefila che vogliamo proporvi questa sera. Si tratta di una pellicola che probabilmente i più spericolati, impavidi o semplicemente curiosi di voi avranno già visto, rigorosamente in prima visione al cinema di fronte ad una confezione maxi di popcorn

(Ahhh i popcorn! :3 Li adoriamo! Domani abbiamo anche deciso di portarli come merenda a scuola :D) qualche anno fa all’incirca. Noi invece, anche se non potrebbe sembrare, non siamo delle tipe poi così tanto coraggiose, per cui abbiamo aspettato un po’ prima di decidere a vedere… Rullo di tamburi prego: Paranormal Activity! (In verità ancora oggi non sappiamo chi ce l’abbia fatto fare, abbiamo trascorso un halloween davvero lugubre ed inquietante, ma soprattutto non sappiamo che cosa ci abbia spinte, dopo essercela letteralmente fatta sotto dalla paura, a guardare anche gli altri due film, i sequel!!!!) Ci apprestiamo dunque a scrivere un piccolo parere personale su uno dei film che ha fatto recentemente più scalpore mettendo paura addirittura agli americani, gli aspettatori di film horror più imperturbabili in assoluto! (Una volta approdato in Italia infatti, conoscendoci, sono state tagliate le parti del film di paurose -.-‘’)
Trama (se così si può definire): Katie e Micah sono una giovane coppia, da poco trasferitasi in un appartamento suburbano, che inzia ad essere disturbata da qualcosa nel bel mezzo della notte. Qualcosa che potrebbe essere paranormale. Un esperto del settore viene consultato, e gli rivela che quello che li tormenta non è un semplice fantasma, ma un demone che si ciba di energie negative. Micah decide allora di piazzare una videocamera nella loro stanza da letto per vedere quello che accade mentre dormono, scoprendo realtà inquietanti.


Giudizio: Cosa pensiamo realmente di questo film? E’ assolutamente una stupidaggine! Infatti, in realtà, non c’è niente di così spaventoso da incutere timore rispetto ad altri film del genere centomila volte più terrificanti.
In questa casa avvengono attività paranormali. C’è questo essere che si diverte a torturare la giovane coppia che ci vive non facendolo loro chiudere gli occhi neanche per un secondo la notte! (dovreste vedere le occhiaie della protagonista alla fine del film!).
Porte che sbattono, armadi che si aprono e chiudono, lenzuola che improvvisamente si sollevano e si agitano in aria, oggetti che scompaiono o semplicemente che cambiano posizione. In pratica alla fine del film conosci meglio tu spettatore quella casa che i protagonisti! A eccezione del finale poi, dove magari si rincara la dose ed la vicenda si fa seriamente più inquietante, il film è questo. Un alternanza di giorno-notte-giorno-notte dove una telecamera riprende costantemente quei due poverini perfino quando sono in bagno. E la cosa fantastica è che il Micah, il fidanzato, è in verità un decelebrato totale! La ragazza gli dice: ‘’Lascia in pace quella cosa che ci sta perseguitando’’ e lui non le da retta, anzi cerca in tutti i modi di comunicare con lui! Ed infatti, scusate lo spoiler, farà una brutta fine -.-‘’ proprio per questa motivazione.
 Quello su cui gioca molto questo film sono i souni, i rumori, gli scricchiolii assieme all’assenza di luce ed al tremolio delle immagini, tutto ciò che è alla base della percezione sensoriale. La paura infatti sorge non perché ci sia effettivamente qualcosa da temere ma perché la pellicola ti mette una tale ansia a dosso che ti aspetti da un momento all’altro che muoiano tutti! Ed invece non accade niente sino agli ultimi scarsi sette minuti. La trama quindi, almeno in questa primo film, è praticamente inesistente!
Ok magari esponendo questo giudizio, dopo aver visto tutti e tre i film (:S), abbiamo fatto un po’ le gallette. Ripensandoci alla luce del sole ci siamo rese conto che Paranormal Activity è una stupidaggine infinita, non spaventa, ma guardato di notte, a luci spete, ad Halloween, inquieta abbastanza. Cioè parecchio. Ok forse moltissimo.
Detto questo possiamo andare ad internarci prima che dalla finestra della Casetta ci prendiate a sassate! (^^’’) Solo un'ultimissima cosa! Un qualcosa che potrebbe invogliarvi a vedere il film è proprio il finale, anzi i finalI, si perchè ce ne sono bene tre versioni differenti (uno più strano dell'altro e naturalmente in Italia è approdato quello più fasullo!) quindi se sieti tipi curiosi vi lanciamo questa sfida, guardate Paranormal Activity!!!
A presto Casmi & Rosbì J

domenica 25 settembre 2011

Dalla libreria di Casmi e Rosbì: ''Il linguaggio segreto dei fiori'' di Vanessa Diffenbaugh

Salve a tutti Ragazzi, Buona Domenica! Come ve la passate dalle vostre parti? Qui a Casolandia tutto bene, ormai Casmi e Rosbì hanno ripreso a fare visita regolarmente al loro gioiellino di Casetta che tanto è mancata loro durante l’estate. Quest’oggi come vi avevamo preannunciato abbiamo per voi una chicca o meglio qualcosa di meno ordinario del solito da provervi, un appuntamento che mancava da un po’ sul nostro spazio virtuale ovvero (rullo di tamburi prego): Una bella recensione libresca! Dovete sapere che quest’estate abbiamo letto davvero tantissimo ma data la pausa con il blog non abbiamo ancora avuto l’occasione per parlarvi delle nostre avventure romanzesche, ma state tranquilli iniziamo a rifarci proprio ora ;)
Il primo libro che vi recensiamo è ‘’Il linguaggio segreto dei fiori’’ di Vanessa Diffenbaugh e per farlo procederemo in una modalità del tutto particolare. Vi riporteremo innanzitutto la trama e poi vi daremo il nostro giudizio sul romanzo attraverso i fiori stessi! Come vi state forse chiedendo? Continuate a leggere e lo scoprirete…
Trama: Victoria ha paura del contatto fisico. Ha paura delle parole, le sue e quelle degli altri. Soprattutto, ha paura di amare e lasciarsi amare. C'è solo un posto in cui tutte le sue paure sfumano nel silenzio e nella pace: è il suo giardino segreto nel parco pubblico di Portero Hill, a San Francisco. I fiori, che ha piantato lei stessa in questo angolo sconosciuto della città, sono la sua casa. Il suo rifugio. La sua voce. E attraverso il loro linguaggio che Victoria comunica le sue emozioni più profonde. La lavanda per la diffidenza, il cardo per la misantropia, la rosa bianca per la solitudine. Perché Victoria non ha avuto una vita facile. Abbandonata in culla, ha passato l'infanzia saltando da una famiglia adottiva a un'altra. Fino all'incontro, drammatico e sconvolgente, con Elizabeth, l'unica vera madre che abbia mai avuto, la donna che le ha insegnato il linguaggio segreto dei fiori. E adesso, è proprio grazie a questo magico dono che Victoria ha preso in mano la sua vita: ha diciotto anni ormai, e lavora come fioraia. I suoi fiori sono tra i più richiesti della città, regalano la felicità e curano l'anima. Ma Victoria non ha ancora trovato il fiore in grado di rimarginare la sua ferita. Perché il suo cuore si porta dietro una colpa segreta. L'unico in grado di estirparla è un ragazzo misterioso che sembra sapere tutto di lei. Solo lui può levare quel peso dal cuore di Victoria, come spine strappate a uno stelo. Solo lui può prendersi cura delle sue radici invisibili. Solo così il cuore più acerbo della rosa bianca può diventare rosso di passione.

Il primo fiore con il quale iniziamo, rigorosamente per ordine alfabetico, è l’Achillea millefoglie che simboleggia cura per un cuore spezzato.
Perché la scelta è ricaduta proprio su questo fiore? Perché per arrivare a carpire il senso profondo che si cela oltre le pagine di questo libro e soprattutto della sua voce narrante, Victoria, dobbiamo comprendere i tormenti che affliggono la sua anima e le inquietudini che si affollano nella sua mente. Accostandoci alle prime pagine del libro ed iniziando ad interagire con la protagonista ci rendiamo immediatamente conto di come qualcosa nel suo carattere non quadri, nei gesti, pensieri o nei movimenti… E’ come se tutto fosse congelato, rinchiuso all’interno un blocco di ghiaccio. Questo perché a Victoria è mancata quella fonte prima ed insostituibile di calore ed amore umano quale la famiglia, pertanto il suo modo di approcciarsi alla realtà, di sentire, appare leggermente disturbato. Così il suo cuore si è prima raffreddato e poi lasciato solo al gelo, è andato addirittura in mille pezzi.
Secondo fiore invece è l’Albero di Giuda, uguale a tradimento.
Si tratta del stesso tradimento che Victoria (purtroppo) attuerà nei confronti dell’unica persona che l’avesse mai amata e che lei ricambiava a sua volta. Terrore di essere abbondonata di nuovo, bugie, fiducia e rapporti che crollano. Victoria non avendo mai avuto vere e sincere relazioni con il mondo non sa come comportarsi, come istaurare un legame, ma solo come auto conservarsi, come preservare se stessa da un’ennesima sofferenza, ed ecco dunque che entra in gioco il nostro terzo fiore: Il rododendro, il cui significato è: Io mi difendo.
Ancora l’Aquilegia: Abbandono
A simboleggiare tutte le persone che hanno abbandonato la protagonista nel corso della sua breve esistenza e tutti coloro i quali vengono invece abbandonati da lei per il timore si sentirsi dire addio per prima.
Basilico, che rappresenta l’odio
Si, proprio l’odio, sentimento che terrà la nostra fanciulla dei fiori distante persino dalle poche persone che la amano incondizionatamente.
Camomilla: Forza nelle difficoltà
Per tutte quelle volte che Victoria dovrà assaggiare quanto è stata dura la vita con lei e trovare la forza di rialzarsi in piedi e lottare, perché è solo questo quello che può fare, l’unico destino al quale può andare incontro e deve riuscirci, per forza.
Poi il Caprifoglio, come la devozione
Sentimento che Victoria prova nei confronti della cara Elizabeth, sua vera madre, colei che le ha insegnato il magico linguaggio segreto dei fiori, indicandole il giusto sentiero da seguire.
Arriviamo poi al Cardo campestre che sta a simboleggiare la misantropia.
E’ questo uno dei fiori del quale più spesso Victoria ci parla, che da il nome a una delle quattro parti nelle quali il libro è diviso e che maggiormente la rappresenta almeno durante il travagliato periodo della sua infanzia e adolescenza. Ella infatti, portando con sé un pesante bagaglio di esperienze negative e dolorosi ricordi, di quali sarà davvero difficile sbarazzarsi, inizierà a maturare una profonda e radicata sfiducia nei confronti dell’intero genere umano (!)
Centonchio dei campi, che rappresenta invece il cambiamento
Si tratta di un filo, un filo sottile che unisce la prima all’ultima pagina del romanzo che gradualmente ci accompagna nella scoperta del mutamento che avviene nella personalità di Victoria, talmente lento che ad una lettura più superficiale potrebbe quasi sfuggire, ma che arrivando agli sgoccioli della storia, se abbiamo letto con il cuore e non solo con la mente, non può sfuggirci.
A seguire il Corniolo: Amore che sfida le difficoltà
La storia d’amore che vive la protagonista, anche se lei non vorrebbe e desidererebbe in qualsiasi modo tirarsene fuori per non deludere o far soffrire Grant, riuscirà, infine, a superare qualsiasi ostacolo e a sbocciare proprio come un fiore nuovo a primavera.
Genziana, come valore intrinseco
Ogni fiore infatti, e dunque ogni cosa, per Victoria possiede un significato ben preciso, appunto un valore intrinseco che una volta scoperto e regalato ad altri, non può che far loro del bene.
Il giacinto viola poi, che vuol dire: Perdonami di ti prego!
Si tratta di una frase che Victoria sussurrerà ad Elizabeth e Grant senza neanche il bisogno di proferire parolea ma usando solo gli occhi, il cuore e naturalmente i fiori, proprio come avevano precedentemente fatto loro con lei.
Ancora il Giaggiolo: messaggi
Nome e simbolo che Victoria darà alla sua attività messasi in proprio.
Glicine: Benvenuto
Qui solo una parola: Hazel. Leggete il romanzo e capirete perché ;)
Lampone, a simboleggiare il rimorso
Quello che Victoria si porterà dentro e per anni ed anni le corroderà l’anima non dando pace ai suoi sonni e facendole vedere ‘’il fuoco’’…
Ed ecco il Lillà: Prime emozioni d’amore
Ragazzi credeteci, dietro questo libro si cela un’infinita dolcezza. La percettibilità delle nostre dimensioni sensoriali improvvisamente aumenta ed incominciamo a misurare e giudicare tutto in base ai significati dei fiori. Dunque l’amore tra i protagonisti è senza dubbio quanto di più delicato eppure incredibilmente profondo  questa storia contenga. Dalle pagine nelle quali la scrittrice ci dipinge le scene della loro storia sembra levarsi un fresco profumo di lillà che rimane a fluttuare nell’aria, proprio come le parole e le promesse che si scambiano i protagonisti rimangono incise sul nostro cuore.
Arriviamo ora al Musco, forse il fiore più signficativo ed importante di tutti: Amore materno
Non ve lo avevamo ancora detto perché volevamo conservarcelo per la fine della recensione, ma adesso è giunto il momento. La storia di Victoria è anche e soprattutto un racconto di maternità. Non capita spesso che nei libri si parli di questo argomento, o almeno a noi non era mai capitato. Di come le madri vivono la loro attesa, il parto e qualche volta lo shock dell’arrivo di un bambino inaspettatamente, in età forse troppo giovani, quando non si è ancora nessuno e non si è pronti per niente… La gioia mista alla paura nell’abbracciare quello scricchiolino appena nato, carne della tua carne, sangue del tuo sangue. L’inesperienza ma al contempo il richiamo dell’amore che inconsciamente tiene legata una madre al proprio figlio e glielo fa ama incondizionatamente, di un sentimento talmente grande che crescendo poi sempre più, non si sa da dove inizia e dove finisce, è privo di radici, proprio come il musco. Victoria imparerà dunque, non senza sperimentare difficoltà e sofferenze, a voler bene, a prendersi cura e responsabilità della propria bambina nonostante non abbia mai conosciuto sua madre, perché l’amore non si impara, semplicemente sgorga da dentro il cuore di ognuno di noi, ed è qualcosa di talmente gigantesco e meraviglioso che risulta vano ed impossibile cercare di arginare. Tutto questo è ‘’Il linguaggio segreto dei fiori’’.
Al Musco possiamo dunque associare anche il Narciso: Nuovi inizi
Una nuova Victoria, un nuovo amore, una nuova bambina ed… Una nuova famiglia.
Continuando abbiamo il Nocciolo: Riconciliazione
Finalmente Elizabeth e Victoria di nuovo insieme.
E per concludere un gigantesco mazzo di Rose e Tulipani
Quelle stesse rose che Grant coltiva all’interno della sua serra e che Victoria passerà settimane a fotografare per realizzare il proprio dizionario sul linguaggio dei fiori. In particolare, Rose bianche, come la solitudine che l’ha accompagnata durante la fanciullezza; e rose gialle come quelle piantate tra Elizabeth e sua sorella; infine tulipani come l’ultima dichiarazione d’amore che Victoria, Grant ed Hazel si fanno a vicenda.
Non potete non esservi innamorati di questo libro, è praticamente e scientificamente impossibile, se non lo avete fatto leggetelo, Casmi e Rosbì :)

lunedì 20 giugno 2011

Dalla libreria di Casmi & Rosbì: Recensione di ''Lovely Complex''

Buonasera Ragazzi! Ben ritrovati sulla nostra dolce e confortevole Casetta! Come vi vanno le cose? Qui da noi tutto bene… Questa mattina sono usciti i quadri e indovinate un po’? Casmi e Rosbì (precisiamo non per vantarci) hanno ottenuto dei voti davvero ottimi! (come siamo modeste! Ma in effetti ce lo siamo guadagnate… ;)) E dunque stanno festeggiando da allora. Ma tra una fetta di torta e un grido di esultazione e l’altro (il popolo di Casolandia prima o poi si ribellerà cacciandoci u.u) queste due adorabili ragazzine hanno trovato di tempo di scrivere una bella recensione, fresca fresca (grazie, grazie gli autografi alla fine!). Si tratta di una recensione ‘’mangosa’’ che da un po’ di tempo non vi propinavamo; infatti a causa degli eccessivi impegni non avevamo avuto molto tempo da dedicare alla lettura, ma adesso le cose sono cambiate e non avendo un bel nulla da fare, ci stiamo facendo totalmente assorbire da vecchie letture che sonnecchiavamo in attesa sugli scaffali della nostra stracolma e leggermente impolverata libreria. Più precisamente, si tratta di un manga del quale vi avevamo già proposto mesi fa l’anime, uno dei nostri preferiti: Lovely Complex! Siete pronti a calarvi nel magico e strampalato universo di Risa ed Otani? Bene allora si parteeee
Attenzione pericolo spoiler ;)
Trama: Lovely Complex è una storia d'amore tra un ragazzo e una ragazza. La ragazza, Risa Koizumi, è molto alta (172 cm) rispetto alla media delle ragazze giapponesi. Il ragazzo, Atsushi Otani, è invece basso (156,2 cm) rispetto alla media dei ragazzi giapponesi. La differenza di altezza tra i due protagonisti fa sì che questi vengano scambiati per un duo comico molto conosciuto in Giappone, gli "All Hanshin Kyojin": sarà questo il soprannome della coppia. Se all'inizio i due protagonisti fanno a gara su chi si fidanzerà per primo, ben presto i sentimenti di Risa per Otani emergeranno, complicando da quel momento la sua vita sentimentale.
 Risa si innamora di Otani e farà di tutto per farglielo capire, ma Otani, come dicono Risa ed i suoi amici, è un vero idiota, e ci metterà parecchio tempo prima di capire i veri sentimenti della povera Risa. Quando Otani prenderà atto dei sentimenti di Risa, si troverà davanti al rispondere alla sua dichiarazione, e purtroppo l'esito sarà negativo. Otani rivela a Risa di non riuscire ad immaginarla come fidanzata, perché da troppo tempo ormai fanno parte del duo comico. Risa davanti ad Otani la prende alla leggera, ma quando si incontra con gli amici scoppia in lacrime.Otani si renderà conto dei propri sentimenti per Risa solo dopo l'intervento di Kuniumi Maitake, detto Maity, un affascinate professore di inglese del quale Risa si invaghisce, considerandolo "un'isola felice su cui scappare dalla realtà", pur essendo ancora innamorata di Otani. Otani, geloso di Maity, ribadisce di essere lui il ragazzo che Risa ama, lasciando perplessa la ragazza. Poco dopo, al termine di una partita di basket di Otani, il ragazzo si dichiara; ma Risa non sente poiché si era addormentata.Finalmente, alla festa del diciottesimo compleanno di Risa, i due si baciano in segreto ed in seguito si mettono insieme.
Considerazioni: Leggere questo fumetto è stata un’esperienza davvero particolare. Avevamo visto mesi fa l’anime e comprato svariati volumi del manga che però non avevamo mai toccato (che pigre che siamo!). Beh aprire e scorrere le pagine di Lovely Complex è stato un po’ come tornare a casa, respirare l’aroma che aleggia nella cucina della mamma per i biscotti appena sfornati o vedere le fiamme che scoppiettano nel camino appena acceso, che con il suo calore avvolgente conferisce pace, tranquillità… Non lasciatevi però ingannare da questa prima considerazione, perché i protagonisti, Risa ed Otani, sono tutt’altro che tranquilli, anzi… Sono due ragazzi vivaci, esilaranti ed instancabili, con un solo piccolo difetto… Il loro complesso circa l’altezza, un problema che alla fine si rivelerà essere proprio il fattore di unione di questi singolari, dolci o a volte impacciati personaggi. Per questa loro stranezza – che noi definiremmo piuttosto bizzara ed adorabile originalità – Risa ed Otani si incontreranno, si scontreranno, rideranno, canteranno e piangeranno, anche, insieme. Avete capito bene, perché tra le tante cose, una di quelle che rimarrà indelebilmente impressa nella nostra mente come nel nostro cuore, è la tristezza di Koizumi (Risa), i suoi milioni di lacrime versati per Otani, assieme alla ingenuità e alla semplicità di questo ragazzo che tanto la farà patire prima di aprire gli occhi (che pera cotta il nostri Atsuhi!). Dunque come accade per molti altri fumetti del genere, si tratta di una storia dotata comunque di un certo spessore che magari a prima può passare inosservato, nascosto magari dall’ironia o dagli spassosissimi bisticci dei protagonisti, ma che ad uno sguardo ed ad un’analisi più attenta non sfugge di certo, rendendo dunque questo manga un mix perfetto di complicità, burle e sentimentalismo assieme a qualche lacrimuccia che in certi momenti inevitabilmente si fa spazio tra le mille risate.  
Tuttavia con quanto detto finora non vorremmo distogliervi da quella che è la caratteristica che maggiormente permea Lovely Complex, ovvero il puro divertimento dato dalle spiritose discussioni, liti, bisticci, gare e scommesse che ingaggeranno i protagonisti. Un attimo sembrano andare d’amore e d’accordo, mentre il successivo diventano cane e gatto, o meglio gli All han shin kyojin, un famoso duo comico giapponese, soprannome assegnato loro dal prof di matematica. Le scene scorrono veloci e vivide nella pagine come nella mente rendendo questa una piacevolissima e svagante  lettura estiva. Il tratto di Aya Nakahara è poi incredibilmente sottile, penetra nel profondo e riesce a rendere nei dettagli qualsiasi espressione del viso, facendo così della mimica facciale uno dei punti forti e più divertenti di questo manga.
Mentre sfoglierete freneticamente le pagine (qualora deciderete di leggerlo ^^’’) vi sembrerà che Risa e Otani abbiamo preso vita e si trovino proprio, lì di fronte a voi a battibeccare per poi guardarsi ancora e scoppiare in una contagiosa risata. Avete dunque ancora dubbi sul leggere o no questo manga? Senza alcuna esitazione l’accendiamooo

Buone letture (mangose) Casmi e Rosbì ^^