Visualizzazione post con etichetta lettura. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta lettura. Mostra tutti i post

mercoledì 28 marzo 2012

Letture serali con Niccolò Ammaniti!

Heilà ragazzi! Ben ritrovati in cime al nostro dolce rifugio! Quest'oggi abbiamo in serbo per voi ancora qualche speciale lettura! Che volte farci il ''Cioccolibriamo'' di ieri ci ha trasmesso una voglia matta  e disperata di staccare la spina e abbandonarci alla placida lettura, sole solette in compagnia di tante pagine profumate dall'aspetto vagamente antico o ingialliato... Allora chi è con noi? (''Chi non è con noi è contro di noi'' huahuahauahaua Casmi e Rosbì che esercitano i loro poteri divini u.u) Ovviamente tutti, ma che braaavi! Anche perchè di certo non rimarrete delusi dal romanziere che abbiamo scelto per voi e del quale andiamo immeditamente ad ''assaggiare'' (le analogie con il cibo sono le migliori :3) gli incipit dei più bei libri. Ready? Gooo!

Io e te - Niccolò Ammaniti

<< - Caffè
Una cameriera mi scruta da sopra la montatura degli occhiali. In mano ha un thermos argentato.
Le porgo la tazza. - Grazie.
Me la riempie fino al bordo. - È venuto per la fiera?
Faccio segno di no con la testa. - Che fiera?
- La fiera dei cavalli.
Mi guarda. Si aspetta che le […] >>

Fango - Niccolò Ammaniti
<< Martedì 31 Dicembre 199…
1. CRISTIANO CARDUCCI Ore 19.00
Cristiano Carducci aveva in testa tre possibilità per sfangare quella maledettissima notte.
Uno.
Andare con gli altri della comitiva al centro sociale Argonauta. In programma quella sera c’era la megaspinellata di capodanno e il concerto degli Animal Death. Ma quel gruppo gli stava profondamente sulle palle. Dei fottuti integralisti vegetariani. Il loro gioco preferito era tirare braciole crude e bistecche grondanti sangue sulla platea. L’ultima volta che era andato a un loro concerto era tornato a casa tutto inzaccherato di sangue. E poi facevano uno schifo di rock anconetano. >>

Io non ho paura - Niccolò Ammaniti

<< Stavo per superare Salvatore quando ho sentito mia sorella che urlava. Mi sono girato e l’ho vista sparire inghiottita dal grano che copriva la collina.
Non dovevo portarmela dietro, mamma me l’avrebbe fatta pagare cara.
Mi sono fermato. Ero sudato. Ho preso fiato e l’ho chiamata. - Maria? Maria?
Mi ha risposto una vocina sofferente. - Michele!
- Ti sei fatta male?
- Sì, vieni.
- Dove ti sei fatta male?
- Alla gamba.
Faceva finta, era stanca. Vado avanti, mi sono detto. E se si era fatta male davvero?
Dov’erano gli altri?
Vedevo le loro scie nel grano. Salivano piano, in file parallele, come le dita di una mano, verso la cima della collina, lasciandosi dietro una coda di steli abbattuti. >>

Che la festa cominci - Niccolò Ammaniti

<< A un tavolo della pizzeria Jerry 2 di Oriolo Romano erano riunite le Belve di Abaddon.
Il leader, Saverio Moneta detto Mantos, era preoccupato.
La situazione era grave. Se non riusciva a riprendere in mano il comando della setta, quello rischiava di essere l’ultimo raduno delle Belve. >>

Buone letture, Casmi & Rosbì :D

lunedì 28 novembre 2011

"Se per un' istante"

Ah!!! Casmi e Rosbì sono così impegnate, e distrutte XD, in molti sensi in questi giorni, che non hanno avutoneppure un momento per salire sulla loro casuccia, ma adesso rimediamo dandovi qualcosa di caldo da sorseggiare
Tumblr_lv17bzjdvx1qcr5izo1_1280_large
Una stupenda canzone di accompagnamento 
E qualcosa di meraviglioso da leggere, ovvero uno stupendo scritto di 
Gabriel García Márquez: "Se per un' istante"  

Se per un istante Dio si dimenticherà che sono una marionetta di stoffa 
e mi regalerà un pezzo di vita, 

probabilmente non direi tutto quello che penso, ma in definitiva penserei tutto quello che dico. 
Darei valore alle cose, non per quello che valgono, ma per quello che significano. 
Dormirei poco, sognerei di più, andrei, quando gli altri si fermano, 
starei sveglio, quando gli altri dormono, ascolterei, quando gli altri parlano 
e come gusterei un buon gelato al cioccolato!! 
Se Dio mi regalasse un pezzo di vita, 
vestirei semplicemente, mi sdraierei al sole lasciando scoperto non solamente il mio corpo 
ma anche la mia anima. 
Dio mio, se io avessi un cuore, scriverei il mio odio sul ghiaccio e aspetterei che si sciogliesse al sole. 
Dipingerei con un sogno di Van Gogh sopra le stelle un poema di Benedetti e una canzone di Serrat sarebbe la serenata che offrirei alla luna. 
Irrigherei con le mie lacrime le rose, per sentire il dolore delle loro spine e il carnoso bacio dei loro petali. 
Dio mio, se io avessi un pezzo di vita non lascerei passare un solo giorno senza dire alla gente che amo, che la amo. 
Convincerei tutti gli uomini e le donne che sono i miei favoriti e vivrei innamorato dell'amore. 
Agli uomini proverei quanto sbagliano, a pensare che smettono di innamorarsi quando invecchiano, senza sapere che invecchiano quando smettono di innamorarsi. 
A un bambino gli darei le ali, ma lascerei che imparasse a volare da solo. 
Agli anziani insegnerei che la morte non arriva con la vecchiaia ma con la dimenticanza. 
Tante cose ho imparato da voi, gli Uomini! 
Ho imparato che tutto il mondo ama vivere sulla cima della montagna, senza sapere che la vera felicità sta nel risalire la scarpata. 
Ho imparato che quando un neonato stringe con il suo piccolo pugno, per la prima volta, il dito di suo padre, lo tiene stretto per sempre. 
Ho imparato che un uomo ha il diritto di guardarne un altro dall'alto al basso solamente quando deve aiutarlo ad alzarsi. 
Sono tante le cose che ho potuto imparare da voi, ma realmente, non mi serviranno a molto, perché quando mi metteranno dentro quella valigia, infelicemente starò morendo. 





E con ciò buona lettura a tutti Casmi e Rosbi ^^

martedì 14 giugno 2011

Incipit di ''L'amore non è il mio forte'' di Sarah Pekkanen

Buonasera Amici!!! Come state? Come vanno le vostre esistenze? Quest'oggi per concludere in bello la giornata volevamo lasciarvi l'incipit di un romanzo davvero frizzante, spiritoso e divertente che già precedentemente vi avevamo proposto a Cioccolibriamo! E abbiamo quasi terminato di leggere. Stiamo parlando di... ''L'amore non è il mio forte di Sarah Pekkanen'' ! Preparatevi a farvi contagiare dall'umorismo di Linds e dalla seducente bellezza di Alex, due gemelle che non potrebbero essere più diverse ed esplosive, le risate sono assicurate!
Però prima di tuffarci nelle avventure di queste due pazzerelle protagoniste prepariamo uno snack per fare una piccola pausa dopo... E sapete a cosa stavamo pensando? (no che non lo sapete, non ve l'abbiamo ancora detto, che intelligentone!) Pop Corn al miele!!! Avete capito bene, Pop Corn al miele, i preferiti dai protagonisti di questo libro, perciò affrettatevi ed aiutateci a preparare questa bizzarra delizia!


L'amore non è il mio forte
Appena aprii la pesante porta a vetri della Richards,
Dunne & Krantz mi accorsi che, nel lungo corridoio che
portava agli uffici dei dirigenti, c’era una luce accesa.
Non c’erano mai luci accese a quell’ora del mattino.
Affrettai il passo.
Avvicinandomi, mi resi conto che il bagliore proveniva
dal
concedermi un sonnellino e una doccia, ma avevo chiuso
la porta a chiave, ricontrollando due volte. Ora, però, là
dentro c’era qualcuno.
Mi misi a correre in preda al panico: avevo lasciato
il mio storyboard in bella vista? Possibile che qualcuno
stesse cercando di sabotare la campagna pubblicitaria su
cui avevo sudato sangue per settimane e da cui dipendeva
tutto il mio futuro?
Piombai dentro proprio mentre l’intruso allungava
una mano verso qualcosa sulla mia scrivania.
«Lindsey! Mi hai quasi fatto venire un colpo!» mi rimproverò
la mia assistente, Donna, bloccandosi nell’atto di
posare un caffè fumante.
«Oddio, scusa» mormorai, prendendomi mentalmente
a schiaffi. Se mai fossi finita a cercare la mia anima
gemella in rete – cosa ormai sempre più probabile – nel
descrivere la mia personalità avrei dovuto barrare la ca
mio ufficio. Ero andata a casa verso le quattro per10
sella “schizzata e paranoica”. Meglio procurarsi una transenna
per tenere a distanza gli scapoli di New York.
«Non mi aspettavo di trovare qualcun altro in ufficio
a quest’ora» le spiegai, mentre il respiro si regolarizzava.
Promemoria: iscriversi in palestra. Uno scatto di neanche
venti metri non può lasciarti senza fiato. Chissà poi quante
volte ci sarei entrata in quella palestra, visto che erano
due anni che mi ripromettevo di fare l’iscrizione.
«Giornata importante, oggi» disse la mia assistente porgendomi
il caffè.
«Sei un tesoro.» Chiusi gli occhi irritati, ne bevvi un
sorso e sentii quel miracolo liquido scorrermi nelle vene.
«Ne avevo proprio bisogno. Non ho dormito granché.»
«E non hai nemmeno fatto colazione, vero?» chiese lei
con le mani sui fianchi. Se ne stava lì, in tutto il suo metro
e cinquanta, con l’aria di una candida nonnina brava a
ricamare centrini. Che però non avrebbe esitato a schizzare
su dalla sedia a dondolo per imbracciare un fucile a
canne mozze, se qualcuno la faceva arrabbiare.
«Mangerò di più a pranzo» risposi in maniera elusiva,
evitando il suo sguardo.
Dopo cinque anni non mi ero ancora abituata all’idea
di avere un’assistente, figuriamoci una che aveva trent’anni
più di me e guadagnava un terzo del mio stipendio.
Donna e io sapevamo che, tra le due, era lei a portare
i pantaloni, ma il segreto della nostra intesa era fingere
il contrario. Un po’ come i miei genitori: mamma si rimetteva
sempre all’autorità di papà, ma solo dopo averlo
subdolamente costretto a pensarla come lei.
«Vado a parlare con quelli del catering. Immagino di
non doverti passare nessuna telefonata stamattina.»
«Esatto, grazie. A meno che non si tratti di un’emergenza.
O di Walt, del reparto creativo: è fuori di sé per il
corpo del testo, e devo tranquillizzarlo. Oppure di Matt:
voglio rivedere di nuovo tutto con lui. E fammi pensare,
11
chi altri... Ah, chiunque chiami dalla Gloss Cosmetics,
naturalmente. Oddio, saranno qui tra...» Guardai l’orologio
e mi si mozzò il respiro. «Due ore.»
«Aspetta un attimo, signorina» mi ordinò Donna con
l’inconfondibile tono di chi comanda. Andò alla sua scrivania
e tornò con un muffin ai mirtilli in un sacchettino
di carta e due pastiglie di analgesico.
«Sapevo che non avresti mangiato niente, così ne ho
preso uno in più. E... ti sta tornando il mal di testa, vero?»
«Sì, ma non è così forte» mentii. Allungai la mano per
prendere le pillole, sperando che Donna non si accorgesse
che mi ero mangiata le unghie. Di nuovo.
Quando finalmente chiuse la porta del mio ufficio,
sprofondai nella poltrona di pelle e bevvi un altro lungo
e gradevole sorso di caffè. La luce del primo mattino
che entrava dalle finestre alle mie spalle faceva brillare la
statuetta dorata dei Clio Awards sulla scrivania. Ci passai
sopra un dito perché mi portasse fortuna, come facevo
sempre prima di una presentazione.
La toccai di nuovo. Quel giorno non si trattava di una
presentazione come le altre; c’era in ballo molto più di
un contratto multimilionario. Se facevo il colpaccio, la
Gloss Cosmetics si sarebbe aggiunta alla lista dei nostri
clienti... Chiusi gli occhi. Meglio lasciare quel pensiero a
metà, non volevo portarmi sfortuna da sola.
Mi alzai di scatto e attraversai la stanza per guardare
ancora una volta le mie “creature”, un altro dei miei rituali
superstiziosi nelle giornate importanti. Avevo una
parete tappezzata di cornici nere, semplici ma costose,
ognuna con una pubblicità diversa: un papà in grembiule
rosso che cuoceva hot dog alla griglia; una coppia elegante
che affondava i piedi scalzi nel tappeto nuovo; una
giovane donna in carriera a bordo di un aereo, comodamente
distesa su una poltrona di prima classe. Con l’aria
beata
.
12
Sorrisi al ricordo di quella campagna. Mi ci erano voluti
due settimane e tre focus group per scegliere l’aggettivo
beata
poco l’intero affare non era andato a monte all’ultimo
secondo perché la modella prescelta aveva la stessa identica
pettinatura dell’ex moglie del cliente, proprietario di
una compagnia aerea, la quale lo aveva convinto dell’inutilità
di un contratto prematrimoniale in presenza di vero
amore. Se non avessi intravisto un barattolo di gel per
capelli da cinque dollari nella valigetta del truccatore,
e implorato il cliente di concederci altri trenta secondi,
l’agenzia avrebbe perso un contratto da due milioni di
dollari per colpa di un caschetto ad altezza mento. Che
i clienti fossero capricciosi era risaputo e, normalmente,
più erano ricchi, più erano strambi.
Quello che stavo per incontrare possedeva mezza
Manhattan.
Presi il bozzetto che il mio team creativo aveva preparato
per la Gloss e lo esaminai per la milionesima volta,
in cerca di difetti inesistenti. Avevo passato tre lunghe
settimane a morire su ogni singolo dettaglio di quella
campagna, ma per presentarla avrei avuto a disposizione
sì e no una decina di minuti di lì a... Guardai di nuovo
l’orologio: un altro tuffo al cuore.
Casmi e Rosbì :)


 
anziché serena. E, nonostante tutto questo, per 


domenica 15 maggio 2011

Letture pomeridiane con Casmi & Rosbì: ''1984, George Orwell''

Dopo aver passato un po' di tempo insieme alla nostra Rossana, Casmi e Rosbì si danno a qualcosa di più serio ed impegnato, la lettura. Si tratta di un libro letto un paio di estati fa che sicuramente tutti conoscerete, che forse avete letto o forse no. Vi lasciamo dunque l'incipit o per invogliarvi alla sua lettura o per rinfrescarvi la memoria, perchè credeteci, non ve ne pentirete! Il libro in questione è: 1984 di George Orwell!
<<Era una luminosa e fredda giornata d'aprile, e gli orologi battevano tre-dici colpi. Winston Smith, tentando di evitare le terribili raffiche di vento col mento affondato nel petto, scivolò in fretta dietro le porte di vetro degli Appartamenti Vittoria: non così in fretta, tuttavia, da impedire che una fo-lata di polvere sabbiosa entrasse con lui. L'ingresso emanava un lezzo di cavolo bollito e di vecchi e logori stoini. A una delle estremità era attaccato un manifesto a colori, troppo grande per poter essere messo all'interno. Vi era raffigurato solo un volto enorme, grande più di un metro, il volto di un uomo di circa quarantacinque anni, con folti baffi neri e lineamenti severi ma belli. Winston si diresse verso le scale. Tentare con l'ascensore, infatti, era inutile. Perfino nei giorni miglio-ri funzionava raramente e al momento, in ossequio alla campagna econo-mica in preparazione della Settimana dell'Odio, durante le ore diurne l'ero-gazione della corrente elettrica veniva interrotta. L'appartamento era al set-timo piano e Winston, che aveva trentanove anni e un'ulcera varicosa alla caviglia destra, procedeva lentamente, fermandosi di tanto in tanto a ri-prendere fiato. Su ogni pianerottolo, di fronte al pozzo dell'ascensore, il manifesto con quel volto enorme guardava dalla parete. Era uno di quei ri-tratti fatti in modo che, quando vi muovete, gli occhi vi seguono. IL GRANDE FRATELLO VI GUARDA, diceva la scritta in basso. All'interno dell'appartamento una voce pastosa leggeva un elenco di ci-fre che avevano qualcosa a che fare con la produzione di ghisa grezza. La voce proveniva da una placca di metallo oblunga, simile a uno specchio oscurato, incastrata nella parete di destra. Winston girò un interruttore e la voce si abbassò notevolmente, anche se le parole si potevano ancora di-stinguere. Il volume dell'apparecchio (si chiamava teleschermo) poteva es-sere abbassato, ma non vi era modo di spegnerlo. Winston si avvicinò alla finestra: era una figura minuscola, fragile, la magrezza del corpo appena accentuata dalla tuta azzurra che costituiva l'uniforme del Partito. Aveva i capelli biondi, il colorito del volto naturalmente sanguigno, la pelle resa ruvida dal sapone grezzo, dalle lamette smussate e dal freddo dell'inverno appena trascorso.  Fuori il mondo appariva freddo, perfino attraverso i vetri chiusi della fi-nestra. Giù in strada piccoli mulinelli di vento facevano roteare spirali di polvere e di carta straccia e, sebbene splendesse il sole e il cielo fosse di un azzurro vivo, sembrava che non vi fosse colore nelle cose, se si eccettuava-no i manifesti incollati per ogni dove. Il volto dai baffi neri guardava fisso da ogni cantone. Ve ne era uno proprio sulla facciata della casa di fronte. IL GRANDE FRATELLO VI GUARDA, diceva la scritta, mentre gli oc-chi scuri guardavano in fondo a quelli di Winston. Più giù, a livello di strada, un altro manifesto, strappato a uno degli angoli, sbatteva al vento con ritmo irregolare, coprendo e scoprendo un'unica parola: SOCING. In lontananza un elicottero volava a bassa quota sui, tetti, si librava un istante come un moscone, poi sfrecciava via disegnando una curva. Era la pattu-glia della polizia, che spiava nelle finestre della gente.>>

Speriamo che abbiate gradito questa, a nostro parere stupenda, lettura.
A presto Casmi & Rosbì.

giovedì 5 maggio 2011

"Letture pomeridiane con Casmi e Rosbì"

Oggi vi proponiamo l'incipit di un libro stupendo "Il ritratto di Dorian Grey", libro uscito dalla geniale mente di un personaggio che adoriamo tanto quanto ciò che scrisse, Oscar Wilde, buona lettura ^^ ...  

Lo studio era pervaso dall'odore intenso delle rose e, quando tra gli alberi del giardino spirava la leggera brezza estiva, dalla porta spalancata entrava l'intenso odore dei lillà, o il più delicato profumo dei fiori rosa dell'eglantina.
Dall'angolo del divano di coperte da sella persiane, sul quale era sdraiato, fumando com'era sua abitudine innumerevoli sigarette, Lord Henry Wotton coglieva lo splendore dei fiori di liburno del colore e della dolcezza del miele, i cui tremuli rami parevano appena sopportare il peso della loro fiammeggiante bellezza. Ogni tanto, l'ombra fantastica di un uccello in volo saettava, con un fuggevole effetto giapponese, sulle lunghe tende di seta grezza tese dinanzi all'enorme finestra ricordandogli quei pittori di Tokio dal viso di pallida giada che, con i mezzi di un'arte necessariamente immobile, cercano di rendere il senso della velocità e del moto. Il cupo ronzio delle api che vagavano tra le alte erbe non falciate o roteavano con monotona insistenza intorno agli stami coperti di polvere dorata degli sparsi caprifogli sembrava rendere ancora più opprimente la sensazione di immobilità. Il rombo sommesso della città di Londra ricordava le note basse di un organo lontano.
In mezzo alla stanza, fissato a un cavalletto, stava il ritratto a figura intera di un giovane di straordinaria bellezza e di fronte, poco lontano, sedeva l'autore, Basil Hallward, la cui improvvisa scomparsa alcuni anni prima aveva suscitato tanto scalpore e fatto sorgere tante strane congetture.
Mentre il pittore guardava la forma bella e piena di grazia che con tanta abilità artistica aveva raffigurato, un sorriso di compiacimento gli attraversò il volto e parve volervisi fermare. Ma, improvvisamente, si alzò e chiudendo gli occhi posò le dita sulle palpebre, come se volesse tener prigioniero nella mente uno strano sogno da cui temeva ridestarsi.
"È la tua opera migliore, Basil, la più bella cosa che hai mai fatto," disse languido Lord Henry. "Devi assolutamente esporla al Grosvenor. L'Accademia è troppo grande e troppo volgare. Ogni volta che ci sono andato c'era tanta di quella gente che non sono riuscito a vedere i quadri, il che è tremendo, oppure tanti di quei quadri che non sono riuscito a vedere la gente, il che è anche peggio. Davvero, il Grosvenor è l'unico posto possibile."
"Penso che non lo esporrò in nessun posto," rispose il pittore gettando all'indietro il capo in quello strano modo che provocava le risate dei suoi compagni di Oxford. "No, non lo esporrò in nessun posto."
Lord Henry inarcò le sopracciglia e lo guardò stupito attraverso le sottili spire di fumo che salivano in fantastici arabeschi dalla sigaretta grevemente oppiata. "Non vuoi esporlo? Perché, mio caro amico? C'è qualche motivo? Che strani tipi siete, voi pittori! Fate qualunque cosa per ottenere una reputazione, poi non appena l'avete raggiunta pare che la vogliate gettare via. È una sciocchezza, perché al mondo c'è una sola cosa peggiore del far parlare di sé ed è il non far parlare di sé. Un ritratto come questo ti porrebbe più in alto di tutti i giovani inglesi e ti farebbe invidiare dai vecchi, posto che i vecchi siano in grado di provare emozioni."
"So che riderai di me," rispose il pittore, "ma non posso davvero esporlo. Vi ho messo dentro troppo di me."
Lord Henry si allungò sul divano ridendo.
"Sì, sapevo che avresti riso; comunque è proprio vero."
"Troppo di te! Parola mia, Basil, non ti credevo così vanitoso; e non riesco proprio a trovare nessuna rassomiglianza tra te, con quel tuo viso forte e marcato e i capelli neri come il carbone, e questo giovane Adone che pare fatto di avorio e petali di rosa. Infatti, mio caro Basil, lui è un Narciso e tu... ecco, naturalmente hai un'espressione intelligente e tutto il resto, ma la bellezza, la vera bellezza, finisce dove inizia l'espressione intelligente. L'intelletto è di per se stesso una sorta di eccesso e in qualunque volto distrugge l'armonia. Non appena uno comincia a pensare, diventa tutto naso o tutta fronte, oppure qualcosa di orrendo. Guarda quelli che hanno avuto successo nelle professioni intellettuali. Sono assolutamente disgustosi. Eccetto, naturalmente, gli uomini di chiesa. Ma, del resto, gli uomini di chiesa non pensano. A ottant'anni un vescovo continua a ripetere quello che gli è stato insegnato a diciotto e, come naturale conseguenza, ha sempre un aspetto delizioso. Questo tuo misterioso amico di cui non mi hai mai detto il nome, ma il cui ritratto trovo davvero affascinante, non pensa mai. Ne sono assolutamente sicuro. È una creatura bella e priva di cervello, una creatura che si dovrebbe avere sempre vicina d'inverno, quando non ci sono fiori da ammirare e d'estate, quando si sente il bisogno di qualcosa che rinfreschi l'intelligenza. Non illuderti, Basil, non gli assomigli minimamente."
"Non mi hai capito, Harry," replicò l'artista. "Naturalmente non gli assomiglio. Lo so perfettamente. In realtà mi dispiacerebbe assomigliargli. Scuoti le spalle? No, dico la verità. In ogni genere di distinzione, sia intellettuale che fisica, c'è una fatalità, quel genere di fatalità che, nella storia, pare in agguato sui passi incerti dei re. È meglio non essere diversi dal nostro prossimo. I brutti e gli stupidi hanno la parte migliore del mondo. Possono mettersi seduti a loro agio e godersi lo spettacolo. Se della vittoria non sanno nulla, gli viene perlomeno risparmiata la consapevolezza della sconfitta. Vivono come tutti dovremmo vivere: senza turbamenti, indifferenti e senza preoccupazioni. Non fanno male agli altri e non ricevono male da mani altrui. La tua nobiltà e la tua ricchezza, Harry, la mia intelligenza, per quel che può essere, la mia arte per quel che può valere, la bellezza di Dorian Gray: tutti soffriremo di ciò che gli dei ci hanno donato, ne soffriremo terribilmente tutti."
"Dorian Gray? Si chiama così?" domandò Lord Henry, muovendosi verso Basil Hallward.
"Sì, si chiama così. Non volevo dirtelo."
"Perché no?"
"Oh, non saprei spiegartelo. Quando una persona mi piace moltissimo, non dico mai a nessuno il suo nome. È come cederne una parte. Sono giunto ad amare la segretezza. Pare essere l'unica cosa che può renderci piena di meraviglia e di mistero la vita moderna. Basta nasconderla, e la più banale delle cose diventa deliziosa. Quando parto da Londra, non dico mai ai miei dove vado. Se lo dicessi, perderei ogni piacere. È una stupida abitudine, certo, ma in un certo qual modo pare che porti una grossa dose di romanticismo nella nostra vita. Immagino che mi riterrai tremendamente stupido."
"Niente affatto," rispose Lord Henry, "niente affatto. Forse dimentichi che sono sposato e l'unico elemento di fascino del matrimonio sta nella necessità di una vita di inganni tra i coniugi. Io non so mai dov'è mia moglie e lei non sa mai che cosa sto facendo. Quando ci incontriamo, succede qualche volta, se usciamo insieme a cena o andiamo dal duca, ci raccontiamo con l'espressione più seria le cose più assurde. In questo mia moglie è molto brava, molto più brava di me. Non confonde mai i suoi appuntamenti, mentre a me capita regolarmente. Ma quando mi coglie in fallo, non mi fa scenate. A volte vorrei che me le facesse, ma lei si limita a prendermi in giro."
"Non sopporto il modo che hai di parlare della tua vita matrimoniale, Harry," disse Basil Hallward, dirigendosi verso la porta che dava sul giardino. "Ritengo che tu sia un ottimo marito, ma che ti vergogni moltissimo delle tue virtù. Sei un tipo straordinario. Non dici mai una sola parola morale e non fai mai una cosa sbagliata. Il tuo cinismo è semplicemente una posa."
"La naturalezza è semplicemente una posa, e la più irritante che conosca," esclamò Lord Henry ridendo. I due uomini uscirono insieme nel giardino e si accomodarono su un lungo sedile di bambù all'ombra di un alto cespuglio di alloro. Il sole scivolava sulle foglie lucide, bianche margherite fremevano nell'erba.
Dopo una pausa, Lord Henry estrasse l'orologio. "Mi dispiace, Basil, ma devo andare," mormorò, "e prima di andarmene vorrei che tu rispondessi a una domanda che ti ho fatto poco fa."
"Quale domanda?" domandò il pittore, tenendo gli occhi fissi a terra.
"Lo sai benissimo."
"Non lo so, Harry."
"Bene, te la ripeterò. Voglio che tu mi spieghi perché non vuoi esporre il ritratto di Dorian Gray. Voglio sapere il vero motivo."
"Te l'ho detto."
"No. Hai detto che non volevi, perché in esso c'era troppo di te. Ora, questo è infantile."
"Harry," disse Basil Hallward, guardandolo negli occhi, "ogni ritratto dipinto con sentimento è un ritratto dell'artista, non del modello. Il modello è solamente un accidente, l'occasione. Non è lui quello che viene rivelato dal pittore; è piuttosto il pittore che sulla tela dipinta rivela se stesso. Il motivo per cui non esporrò questo quadro è che ho il timore di avervi messo in evidenza il segreto della mia anima."
Lord Henry rise. "E qual è questo segreto?"
"Te lo dirò," disse Hallward, ma sul viso gli apparve un'espressione perplessa.
"Sono impaziente, Basil," insistette l'amico lanciandogli un'occhiata.
"Oh, c'è davvero molto poco da dire, Harry," rispose il pittore, "e temo che ti sarà difficile capirlo. Forse non lo crederai nemmeno."
Lord Henry sorrise, si chinò a raccogliere nell'erba una margherita dai petali rosati e la esaminò. "Sono sicuro che ti capirò," replicò fissando attentamente il minuscolo disco d'oro piumato di bianco, "e per quanto riguarda il credere, posso credere a qualunque cosa purché sia del tutto incredibile."
Il vento fece cadere alcuni boccioli dagli alberi e i pesanti lillà con i loro grappoli di stelle oscillarono nell'aria languida. Accanto al muro una cavalletta cominciò a emettere il suo lieve stridio e una lunga e sottile libellula fluttuò nell'aria come un filo azzurro sulle ali di seta bruna. Lord Henry aveva l'impressione di percepire il palpito del cuore di Basil Hallward. Si chiese che cosa stesse avvenendo.
"La storia è semplicemente questa," disse il pittore dopo qualche attimo. "Due mesi fa andai a un ricevimento da Lady Brandon. Sai che noi poveri artisti di tanto in tanto ci dobbiamo far vedere in società, solo per ricordare al pubblico che non siamo selvaggi. Sei stato tu una volta a dirmi che, con un abito da sera e una cravatta bianca, chiunque, persino un agente di cambio, può guadagnarsi la reputazione di creatura civile. Bene, mi trovavo nella stanza da una decina di minuti e stavo parlando con enormi matrone troppo vestite e con noiosi accademici, quando improvvisamente mi resi conto che qualcuno mi stava guardando. Mi girai a metà e per la prima volta vidi Dorian Gray. Quando i nostri occhi si incontrarono mi sentii impallidire. Fui preso da una strana sensazione di terrore. Mi rendevo conto di trovarmi di fronte a un uomo il cui semplice fascino personale era tale che, se mi fossi lasciato andare, se glielo avessi permesso, avrebbe assorbito in sé la mia vera natura, la mia vera anima, persino la mia arte. Non voglio influenze esterne nella mia vita. Tu stesso, Harry, sai quanto io sia indipendente di natura. Sono sempre stato padrone di me stesso o almeno lo sono stato finché non ho incontrato Dorian Gray. Allora... ma non so come spiegartelo. Qualcosa pareva dirmi che ero sull'orlo di una terribile crisi. Avevo la strana sensazione che il destino avesse in serbo per me gioie squisite e squisite tristezze. Ebbi paura e mi voltai per lasciare la stanza. Non era la coscienza che mi spingeva a farlo, quanto piuttosto una sorta di viltà. Non mi vanto di aver cercato di fuggire."
"La coscienza e la viltà sono esattamente la stessa cosa, Basil. La coscienza è semplicemente il marchio di fabbrica della ditta: tutto qui."


e per salutarvi una piccola citazione manga che non centra assolutamente nulla però vabbè fa niente...
 "La cosa importante è che,qualsiasi strada si scelga...questa scelta non sia una scusa" (prof.Hanamoto-Honey and Clover)

Buona giornata e buan lettura da Casmi e Rosbì

venerdì 29 aprile 2011

Letture Serali con Casmi & Rosbì: ''The Giver il Donatore'' di Lois Lowry

Amiciiiiii! Notata la vena di entusiasmo? Diciamo, che oggi ci sentiamo di buon umore e vogliamo trasmettere (quando mai) la nostra gioia di vivere anche a voi! Diteci: Come state? Come vanno le vostre esistenze? Le nostre alla grande, in attesa di Domenica! Allora?! Non siete curosi di sapere di che cosa si tratta? Ma tempo al tempo, almeno per oggi non possiamo dirvi ancora nulla :) A proposito degli spropositi, avete già cenato stasera? Forse si dato l'orario, ma visto che i nostri stomaci sono di ferro, vogliamo gustare insieme a voi una fresca, svelta e saporitissima pita! Sapete vero che cos'è? Ma come no? Udite, udite... (leggete, leggete...)

La pita (in greco πίτα, in ebraico פִּתָּה o פיתה, in arabo كماج) è un tipo di pane piatto lievitato, rotondo, a base di grano. La pita, insieme ad altri tipi di pane, è un cibo tradizionale delle cucine del Medio Oriente e del Mediterraneo, dal Nord Africa all'Afghanistan.

Dopo questo breve approfondimento culinario, volevamo accompagnare la scorpacciata di tale invitante spuntino con una bella lettura sulla nostra veranda... Sapete a cosa avevamo pensato? A ''The Giver Il Donatore'' di Lois Lowry. Per caso l'avete letto? Se così non dovesse essere, vi lasciamo l'incipit a cui potete dare una spulciata, tra parentesi, è stato recentemente pubblicato anche il secondo capitolo della saga, con il titolo di ''La Rivincita Gathering Blue''...

FIORE DEL PARADISO
TOMMASO PINCIO
In sogno ο sulle ali dell‟immaginazione, tutti noi abbiamo sperimenta-to la speciale ebbrezza di visitare mondi ignoti e meravigliosi.
Alla stessa maniera abbiamo conosciuto la cocente delusione che se-gue al risveglio, quando la realtà ci ricaccia d‟un sol colpo alla vita di tutti i giorni, che di ignoto e meraviglioso spesso ha ben poco.
Poniamo però che nel corso di uno di questi viaggi di sogno ci sia concesso il privilegio di metter piede nel più perfetto dei mondi possibi-li e impossibili, il paradiso, e che al termine della nostra escursione ci venga consegnato un fiore, affinché la gente incredula non dubiti dei racconti che faremo al ritorno.
Nell‟appuntare su un taccuino questa eccezionale ipotesi, il poeta in-glese Samuel T. Coleridge pose un‟interessante questione: cosa acca-drebbe se al momento di riaprire gli occhi ci ritrovassimo con quel fiore in mano? All‟apparenza, la risposta è ovvia: avremmo finalmente la cer-tezza che un paradiso esiste e ci comporteremmo di conseguenza. Forse, al fine di non pregiudicare l‟accesso al settimo cielo, l‟umanità inizie-rebbe a comportarsi meglio di quanto ha fatto sinora. Metterebbe al bando guerre, odio, sopraffazione. E a forza di migliorarsi libererebbe la Terra da pene e ingiustizie, trasformandola in un luogo così buono e giusto da rendere superflua l‟esistenza del paradiso.
Il fiore ci regalerebbe poi un‟altra certezza.
Ci direbbe che i sogni non sono soltanto sogni, ma manifestazioni di mondi e dimensioni ulteriori. Anche questa scoperta dovrebbe indurci a comportamenti diversi. Forse non ci renderebbe migliori quanto il sape-re che c‟è un paradiso, ma ci alleggerirebbe l‟animo da molte angosce perché l‟esistenza di un altro mondo arricchirebbe di senso quello in cui già ci troviamo.

Speriamo che la lettura vi abbia coinvolto, a più tardi
Vostre Casmi & Rosbì :D

sabato 23 aprile 2011

Giornata Mondiale del Libro e del Diritto d'Autore.

Salve Amici della Casa sulla'lbero! (E' bellissimo chiamarvi così, scusateci, ma dovevamo toglierci lo sfizio!!!) Come vanno le vostre vacanze pasquali? Ve le state godendo? Avete partecipato alle funzioni in Chiesa? Saremo liete di ricevere i vostri commenti con le risposte ^-^ By the way oggi 23 Aprile, sapete che giorno è? Ma come non lo sapete?! E' la Giornata mondiale del Libro e del Diritto d'Autore. Scopriamo insieme, nel dettaglio, di che cosa si tratta...

Il 23 aprile si festeggia la Giornata Mondiale del Libro e del Diritto d'Autore. Si tratta di una ricorrenza stabilita dall'UNESCO e la scelta è ricaduta proprio su questa data poiché in questo giorno morirono, nel 1616, due grandi pilastri della letteratura e della cultura mondiale, quali William Shakespeare e Miguel De Cervantes, oltre che El Inca Garcilaso de la Vega.


La Giornata è patrocinata dall'UNESCO e a partire dal 1996 ed ogni anno viene festeggiata con manifestazioni ed eventi in tutto il mondo. Viene promossa la lettura dei libri ma anche il valore della produzione intellettuale in generale, assieme al diritto d'autore e al copyright. Oltre che ricollegarsi alla morte di Shakespeare, Cervantes e de la Vega, la Giornata Mondiale del Libro e del Diritto d'Autore segue anche un'antica tradizione catalana di cui si fece recentemente promotore lo scrittore ed editore Vincent Clavel Andrés, grazie al quale il re Alfonso XIII promulgò nel 1926 un decreto regio con cui il 7 ottobre divenne la Giornata del libro Spagnolo. La data fu successivamente sposata al 23 aprile e non a caso, essendo infatti questo il giorno di San Giorgio, patrono della Catalogna. Nel medioevo ogni 23 aprile in occasione di questa importante festa patronale gli uomini regalavano ognuno una rosa alla propria donna; i librai hanno proseguito questa usanza regalando ai propri clienti una rosa per ogni libro acquistato il 23 aprile. Per questo motivo questa ricorrenza è ancora oggi nota anche come Giornata del libro e delle rose.

Crediamo che la Giornata mondiale del libro, sia per noi comunità di lettori, per quanto ci riguarda lettrici
compulsive anonime, un' importantissima ricorrenza da festeggiare e la cui tradizione deve essere preservata. E' davvero bello e significativo che l'UNESCO abbia scelto di dedicare almeno una giornata all'anno al libro, quanto di più semplice esiste, un insieme di pagine, che però al loro interno racchiudono il mondo intero, in tutte le sue forme più variegate e cangianti. Compagno di tante avventure, foriere di infinite, meravigliose e a volte tremende verità, voce delle coscenza, narratore di storie, custode di memorie passate, amico fedele, amante di una vita, tutto ciò è quell'accumulo di carta bianca ed inchiostro che noi chiamiamo '' libro ''... Si tratta dunque, di un patrimonio, un vero e proprio dono che ci è stato fatto, da custodire, apprezzare e assolutamente festeggiare!
Ad esempio, per l'occasione, la Feltrinelli ha deciso di scontare tutti quanti i libri in vendita del 20%, così come molte altre iniziative sono state organizzate. Dalle vostre parti si è per caso festeggiata la Giornata mondiale del libro in qualche modo particolare? Volete sapere a noi che cos'è capitato? Eccovi serviti ;)

Pillola di vita del giorno (fatevi due risate): Non so se vi ricordate, ma all'inizio della Quaresima, all'interno di un post tutto quanto speciale, vi avevamo accennato che Casmi come fioretto per prepararsi alla Pasqua, aveva deciso tra le varie cose, di non comperare nessuno libro o fumetto, qualsiasi cosa fosse cartaceo o leggibile. Bene le buone notizie sono due:
- Anizitutto è riuscita perfettemamente a rispettare l'impegno preso (in realtà un libro l'ha comprato, ma su ordine della prof, dunque questo non conta... u.u)
- Poi, che, tutti i fioretti si concludono a mezzogiorno del Sabato Santo.
Casmi era del tutto ignara di questa cosa e appena sua madre gliene ha parlato, non ha potuto resistere, si è fiondata in libreria, la Feltrinelli per l'appunto, accompagnata niente popò di meno e come al solito da Rosbì (!) e si è data allo shopping libresco più sfrenato, che ha avuto come risultato l'acquisto di tre libri e un fumetto (che vi mostreremo domani in un post a parte, per ascoltare le vostre opinioni in merito...), per la modica cifra di: (ohhhh rullo di tamburi prego!) Non ve lo diciamo!!!! Segreto!!!! Rosbì invece, pur approfittando degli sconti è stata più modigerata preferendo comperare solo un fumetto (che brava ragazza... !) Quale straordinaria coincedenza la fine del fioretto e la Giornata mondiale del libro avvenute nello stesso, giorno si è trattato proprio di un segno del destino... ! Devamo uscire e fare acquisti per forza!

Buona Giornata mondiale del libro, Casmi & Rosbì.