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mercoledì 28 marzo 2012

Letture serali con Niccolò Ammaniti!

Heilà ragazzi! Ben ritrovati in cime al nostro dolce rifugio! Quest'oggi abbiamo in serbo per voi ancora qualche speciale lettura! Che volte farci il ''Cioccolibriamo'' di ieri ci ha trasmesso una voglia matta  e disperata di staccare la spina e abbandonarci alla placida lettura, sole solette in compagnia di tante pagine profumate dall'aspetto vagamente antico o ingialliato... Allora chi è con noi? (''Chi non è con noi è contro di noi'' huahuahauahaua Casmi e Rosbì che esercitano i loro poteri divini u.u) Ovviamente tutti, ma che braaavi! Anche perchè di certo non rimarrete delusi dal romanziere che abbiamo scelto per voi e del quale andiamo immeditamente ad ''assaggiare'' (le analogie con il cibo sono le migliori :3) gli incipit dei più bei libri. Ready? Gooo!

Io e te - Niccolò Ammaniti

<< - Caffè
Una cameriera mi scruta da sopra la montatura degli occhiali. In mano ha un thermos argentato.
Le porgo la tazza. - Grazie.
Me la riempie fino al bordo. - È venuto per la fiera?
Faccio segno di no con la testa. - Che fiera?
- La fiera dei cavalli.
Mi guarda. Si aspetta che le […] >>

Fango - Niccolò Ammaniti
<< Martedì 31 Dicembre 199…
1. CRISTIANO CARDUCCI Ore 19.00
Cristiano Carducci aveva in testa tre possibilità per sfangare quella maledettissima notte.
Uno.
Andare con gli altri della comitiva al centro sociale Argonauta. In programma quella sera c’era la megaspinellata di capodanno e il concerto degli Animal Death. Ma quel gruppo gli stava profondamente sulle palle. Dei fottuti integralisti vegetariani. Il loro gioco preferito era tirare braciole crude e bistecche grondanti sangue sulla platea. L’ultima volta che era andato a un loro concerto era tornato a casa tutto inzaccherato di sangue. E poi facevano uno schifo di rock anconetano. >>

Io non ho paura - Niccolò Ammaniti

<< Stavo per superare Salvatore quando ho sentito mia sorella che urlava. Mi sono girato e l’ho vista sparire inghiottita dal grano che copriva la collina.
Non dovevo portarmela dietro, mamma me l’avrebbe fatta pagare cara.
Mi sono fermato. Ero sudato. Ho preso fiato e l’ho chiamata. - Maria? Maria?
Mi ha risposto una vocina sofferente. - Michele!
- Ti sei fatta male?
- Sì, vieni.
- Dove ti sei fatta male?
- Alla gamba.
Faceva finta, era stanca. Vado avanti, mi sono detto. E se si era fatta male davvero?
Dov’erano gli altri?
Vedevo le loro scie nel grano. Salivano piano, in file parallele, come le dita di una mano, verso la cima della collina, lasciandosi dietro una coda di steli abbattuti. >>

Che la festa cominci - Niccolò Ammaniti

<< A un tavolo della pizzeria Jerry 2 di Oriolo Romano erano riunite le Belve di Abaddon.
Il leader, Saverio Moneta detto Mantos, era preoccupato.
La situazione era grave. Se non riusciva a riprendere in mano il comando della setta, quello rischiava di essere l’ultimo raduno delle Belve. >>

Buone letture, Casmi & Rosbì :D

lunedì 5 dicembre 2011

Cioccolibriamo (26) !

Salve Amici Buonasera! Scusate la mancanza durante questa settimana ma, come vi avevamo annunciato, è  un periodo un po' complicato sotto tutti i punti di vista! Studio, interrogazioni e piccole incombenze o distrazioni che ci hanno distolto dal venirvi a trovare e rimanere in cima al nostro rigugio a lungo, chiediamo venia ^^ (Ci perdonate vero? *.* Daiii dovete per forza dire si se ve lo domandiamo con quel musino!) Detto ciò siamo più che mai pronte per partire! Dopo la visita presso l'elegante e ricercasta villa vittoriana di questo pomeriggio, vogliamo proporvi, a conlusione della serata, la lettura distensiva di qualche piacevole romanzo per mettere la ciliegina sulla torta a questa giornata! Ci mancava infatti da po' il nostro consueto appuntamento con la rubrica ''Cioccolibriamo !''. Tenetevi dunque pronti ad una valanga di cioccolato (Ovviamente, quello è la prima cosa, si intenda u.u) da sorseggiare e ad una miriade di pagine da sfogliare! (Che dolce la rima, anche se non fatta di proposito ^^'') La nostra prima scelta si è orientata intorno a questo libro: ''Cose da salvare in caso di incendio'' di Tanner Haley. Ne abbiamo letto e sentito parlare ovunque e non sapete quanto questa lettura ci stuzzichi, per non parlare della copertina,  F A V O L O S A! Siamo perciò curiosissime di leggerlo e magari provvedereremo ad inserirlo nella lista dei regali di Natale! (LOL!) La seconda scelta invece, (in quanto noi siamo due persone colte che apprezzano anche e sopratutto gli antichi capolavori classici) è stata: Notre-Dame de Paris di Victor Hugo. Non dite nulla. Forse di tratta di una scelta azzardata, di un ''mattone'', ma noi proviamo comunque a propiarvelo, anche perchè dicono che sia  stupendo e poi avete presente la rivisitazione della Disney? *__________* Staremo a vedere, intanto se qualcuno di voi lo ha letto ci faccia avere notizie :)

(Ok... Noi è la cioccolata più dolce bella e buona che avete mai visto????)


Ed ora i nostri amati libricini :3

Autore: Tanner Haley
Prezzo: 16.60 euro
Formato: Rilegato
Editore: Longanesi
Anno di pubblicazione: 2011
Collana: La Gaja scienza
Titolo originale: Vaclav & Lena
Lingua originale: Inglese
Pagine: 326
Generi: Romanazi e Letterature, Romanzi stranieri contemporanei

Breve sunto: Vaclav e Lena si conoscono che hanno solo dieci anni, ed è subito amore. Figli entrambi di immigrati russi in America, dividono i sogni e le difficoltà. I sogni di un futuro sfavillante - in cui lui diventerà un famoso mago e lei "la sua incantevole assistente" - e le difficoltà di una vita in un paese straniero, confortata dall'affetto di una famiglia presente e affettuosa per Vaclav, fatta di abbandono e solitudine per Lena, che non ha mai conosciuto i genitori e abita con una zia che non si occupa di lei. Ma per i due bambini l'importante è stare insieme, fino al giorno, terribile, in cui Lena sparisce dalla vita di Vaclav senza nemmeno un addio. Dieci anni dopo i due si rincontreranno, per scoprire che nulla è cambiato, ma il passato allunga la sua ombra terribile sulla loro felicità...

Autore: Victor Hugo
Prezzo: 11.00 euro
Forato: Tascabile
Editore: Feltrinelli
Anno di pubblicazione: 2002
Collana: Universale Economica. I classici
Titolo originale: Notre-Dame de Paris
Lingua originale: Francese
Pagine: 512
Generi: Romanzi e Letterature, Classici stranieri Romanzi e Letterature, Romanzo storico

Breve sunto:  Un classico senza tempo. Un classico popolare. La grandiosa rivisitazione di una Parigi tardomedioevale in cui si mescolano lo spettrale profilo della basilica di Notre-Dame, abitata dal gobbo Quasimodo, e la notturna Corte dei Miracoli, dove risplende la bellezza di Esmeralda. Come in un grande melodramma, forze del bene e forze del male si scontrano facendo fulcro intorno all'attrazione, alla sensualità, all'innocenza della bella zingara. Romanzo del diverso, del perverso e dell'amore contrastato, "Notre-Dame de Paris" non ha mai smesso di sedurre l'immaginazione di registi (memorabile il film del 1939 di William Dieterle, con Charles Laughton nelle vesti di Quasimodo), musicisti (recentissimo è il musical di grande successo di Riccardo Cocciante), e naturalmente quella dei lettori.

Au revoir Casmi & Rosbì!

giovedì 17 novembre 2011

Muriel Barbery's Incipit

E dedichiamo questa giornata oltre che alla musica, a rilassate letture. In particolare questo pomeriggio abbiamo invitato a prendere un te in cima al nostro rifugio la cara e sopraffina scrittrice Muriel Barbery; lasciamoci quindi scioglieri i cuori dagli incipit di due delle sue meravigliose storie...

L'eleganza del riccio...

<<Marx cambia completamente la mia visione del mondo” mi ha dichiarato questa mattina il giovane Pallières che di solito non mi rivolge nemmeno la parola.
Antoine Pallières, prospero erede di un’antica dinastia industriale, è il figlio di uno dei miei otto datori di lavoro. Ultimo ruttino dell’alta borghesia degli affari - la quale si riproduce unicamente per singulti decorosi e senza vizi -, era tuttavia raggiante per la sua scoperta e me la narrava di riflesso, senza sognarsi neppure che io potessi capirci qualcosa. Che cosa possono mai comprendere le masse lavoratrici dell’opera di Marx? La lettura è ardua, la lingua forbita, la prosa raffinata, la tesi complessa.
A questo punto, per poco non mi tradisco stupidamente.
Dovrebbe leggere L’ideologia tedesca” gli dico a quel cretino in montgomery verde bottiglia.>>


...Estasi culinarie

<<Quando prendevo possesso della tavola lo facevo da monarca. Eravamo i re, gli astri splendenti in quelle poche ore di banchetto che avrebbero deciso il loro futuro, che avrebbero segnato l’orizzonte tragicamente vicino o deliziosamente lontano e radioso delle loro speranze di chef. Facevo il mio ingresso in sala come il console che entra nell’arena a ricevere le acclamazioni, e ordinavo che la festa avesse inizio. Chi non ha mai assaporato il profumo inebriante del potere non può immaginare l’improvvisa scarica di adrenalina che irradia il corpo da capo a piedi, che scatena l’armonia dei gesti, che cancella ogni fatica e ogni realtà contraria al vostro piacere, l’estasi della sfrenata potenza di chi ormai non deve più lottare, ma soltanto godere di ciò che ha conquistato, gustandosi all’infinito l’ebbrezza di incutere timore.
(Il sapore)>>


Casmi & Rosbì :)

mercoledì 12 ottobre 2011

Letture pomeridiane: Incipit di ''Narciso e Boccadoro'' di Herman Hesse

Salve Amici Buon pomeriggio! Dovete scusarci se ieri vi abbiamo lasciato leggermente a digiuno di post ma, come vi avevamo già detto un paio di altre volte, ogni tanto blogger fa i capricci e non ci permette di stabilire una giusta comunicazione la rete di casolandia ed il resto del mondo (da notare che quanto abbiamo appena detto non ha alcun senso, è infatti solo frutto della nostra fervida... fervida fantasia LOL), ergo non è colpa nostra :DDDD Quindi non siate adirati con noi, anche perchè, per rimediare, stiamo per proporvi una fantastica lettura con la quale riempire questo pomeriggio il cui cielo, ormai, volge all'imbrunire. Si tratta di una romanzo che ci ha sempre affascinate ma che purtroppo attende in wishlist assieme a 999 altri meravigliosi libri che desidereremmo acquistare (T.T). Ce la faremo mai a leggerlo? Non si sa! Voi incrociate le dita per noi e nel frattempo, quantomeno, gustiamoci l'incipit in sieme... Si tratta di (come sempre, rullo di tamburi prego parentesi nella parentesi (dovreste esservi abituati, su su!!!)): Narciso e Boccadoro di Herman Hesse.

Autore: Herman Hesse
Prezzo: 9.50 euro
Formato: Tascabile
Editore: Mondadori
Collana: Oscar classici mondadori
Titolo originale: Narziss und Goldmund
Lingua originale: Tedesco
Pagine: 432

Capitolo 1
<<Davanti all′arco d′ingresso, retto da colonnette gemelle, del convento di Mariabronn, sul margine della strada c′era un castagno, un solitario figlio del Sud, che un pellegrino aveva riportato da Roma in tempi lontani, un nobile castagno dal tronco vigoroso; la cerchia de′ suoi rami si chinava dolcemente sopra la strada, respirava libera ed ampia nel vento; in primavera, quando intorno tutto era già verde ed anche i noci del monastero mettevano già le loro foglioline rossicce, esso faceva attendere ancora a lungo le sue fronde, poi quando le notti eran più brevi, irradiava di tra il fogliame la sua fioritura esotica, d′un verde bianchiccio e languido, dal profumo aspro e intenso, pieno di richiami, quasi opprimente; e in ottobre, quando l′altra frutta era già raccolta ed il vino nei tini, lasciava cadere al vento d′autunno i frutti spinosi dalla corona ingiallita: non tutti gli anni maturavano; per essi s′azzuffavano i ragazzi del convento, e il sottopriore Gregorio, oriundo del mezzodî, li arrostiva in camera sua sul fuoco del camino. Esotico e delicato, il bell′albero faceva stormir la sua chioma sopra l′ingresso del convento, ospite sensibile e facilmente infreddolito, originario d′altra zona, misteriosamente imparentato con le agili colonnette gemelle del portale e con la decorazione in pietra degli archi delle finestre, dei cornicioni e dei pilastri, amato da chi aveva sangue latino nelle vene e guardato con curiosità, come uno straniero, dalla gente del luogo.>>

Allora che cosa ne pensate? Vi stuzzica???

A più tardi Casmi e Rosbì :D

lunedì 3 ottobre 2011

Tatatatannn tatatatannnn Davanti alla legge di Franz Kafka.

Salve Ragazzi ben ritrovati sulla nostra dolce Casetta! Come state? Come avete trascorso questa giornata? Noi, giusto per aggiungere la ciliegina sulla torta di quest'oggi, volevamo proporvi la lettura di uno stupendo ed enigmatico racconto di Franz Kafka, scrittore contemporaneo che adoriamo, aggiungendo anche un piccolo commentino, assolutamente personale (puntualizzaimo u.u), nel quale ci siamo dovute dilettare su ordini della prof -.-'', dunque se ne avete voglia fermatevi e sprecate cinque minuti del vostro prezioso tempo per sentire cosa Kafka (con la gentile collaborazione di Casmi e Rosbì parentesi nella parentesi (scusate, morivamo dalla voglia di pronunciare una frase del genereeee)) ha da dirvi...


Davanti alla legge di Franz Kafka
Davanti alla legge sta un guardiano. Un uomo di campagna viene da questo guardiano e gli chiede il permesso di accedere alla legge. Ma il guardiano gli risponde che per il momento non glielo può consentire.
L’uomo dopo aver riflettuto chiede se più tardi gli sarà possibile. «Può darsi,» dice il guardiano, «ma adesso no». Poiché la porta di ingresso alla legge è aperta come sempre e il guardiano si scosta un po’, l’uomo si china per dare, dalla porta, un’occhiata nell’interno.
Il guardiano, vedendolo, si mette a ridere, poi dice: «Se ti attira tanto, prova a entrare ad onta del mio divieto. Ma bada: io sono potente. E sono solo l’ultimo dei guardiani. All’ingresso di ogni sala stanno dei guardiani, uno più potente dell’altro. Già la vista del terzo riesce insopportabile anche a me.»
L’uomo di campagna non si aspettava tali difficoltà; la legge, nel suo pensiero, dovrebbe esser sempre accessibile a tutti; ma ora, osservando più attentamente il guardiano chiuso nella sua pelliccia, il suo gran naso a becco, la lunga e sottile barba nera all’uso tartaro decide che gli conviene attendere finché otterrà il permesso.
Il guardiano gli dà uno sgabello e lo fa sedere a lato della porta. Giorni e anni rimane seduto lì. Diverse volte tenta di esser lasciato entrare, e stanca il guardiano con le sue preghiere. Il guardiano sovente lo sottopone a brevi interrogatori, gli chiede della sua patria e di molte altre cose, ma sono domande fatte con distacco, alla maniera dei gran signori, e alla fine conclude sempre dicendogli che non può consentirgli l’ingresso.
L’uomo, che si è messo in viaggio ben equipaggiato, dà fondo ad ogni suo avere, per quanto prezioso possa essere, pur di corrompere il guardiano, e questi accetta bensì ogni cosa, però gli dice: «Lo accetto solo perché tu non creda di aver trascurato qualcosa.»
Durante tutti quegli anni l’uomo osserva il guardiano quasi incessantemente; dimentica che ve ne sono degli altri, quel primo gli appare l’unico ostacolo al suo accesso alla legge. Impreca alla propria sfortuna, nei primi anni senza riguardi e a voce alta, poi, man mano che invecchia, limitandosi a borbottare tra sè.
Rimbambisce, e poiché, studiando per tanti anni il guardiano, ha individuato anche una pulce nel collo della sua pelliccia, prega anche la pulce di intercedere presso il guardiano perché cambi idea.
Alla fine gli s’affievolisce il lume degli occhi, e non sa se è perché tutto gli si fa buio intorno, o se siano i suoi occhi a tradirlo. Ma ora, nella tenebra, avverte un bagliore che scaturisce inestinguibile dalla porta della legge.
Non gli rimane più molto da vivere. Prima della morte tutte le nozioni raccolte in quel lungo tempo gli si concentrano nel capo in una domanda che non ha mai posta al guardiano; e gli fa cenno, poiché la rigidità che vince il suo corpo non gli permette più di alzarsi. Il guardiano deve abbassarsi grandemente fino a lui, dato che la differenza delle stature si è modificata a svantaggio dell’uomo.
«Che cosa vuoi sapere ancora?» domanda il guardiano, «sei proprio insaziabile.» «Tutti si sforzano di arrivare alla legge,» dice l’uomo, «e come mai allora nessuno in tanti anni, all’infuori di me, ha chiesto di entrare?»
Il guardiano si accorge che l’uomo è agli estremi e, per raggiungere il suo udito che già si spegne, gli urla: «Nessun altro poteva ottenere di entrare da questa porta, a te solo era riservato l’ingresso. E adesso vado e la chiudo.»


Commentino di Casmola e Rosbola: Qual è il vero significato di questo brano? Apparentemente nessuno in particolare, pagine che scorrono, passano temporaneamente attraverso il nostro cervello per poi essere cacciate fuori tanto velocemente quanto sono entrate. Occorre infatti scavare nel profondo, analizzare ogni singolo frammento di questo meraviglioso ed enigmatico brano e fermarsi a riflettere aprendo la mente, semplicemente per ascoltare quello che l’autore ci grida, ma che purtroppo i nostri orecchi si sono un po’ disabituati a ascoltare. Solo in tal modo è possibile giungere a carpire, toccare con mano, il vero significato che si cela oltre le parole. Ci rendiamo chiaramente conto che quella utilizzata da Kafka è una metafora, metafora che in parte possiede un valore oggettivo e che in parte ciascuno può interpretare come crede, anzi come sente. Si, perché la verità è una sola, ma ognuno possiede la sua e dunque è quello che ci viene da dentro a cui dobbiamo dare ascolto. Un uomo trascorre tutta quanta la sua vita cercando di arrivare alla legge, ma il guardiano che sorveglia la porta della legge gli impedisce di andare avanti e addirittura lo spaventa dicendogli che se anche oltrepassasse quel portone si troverebbe di fronte altri guardiani, dieci, mille volte peggiori di lui. L’uomo tuttavia rimane coerente e fermamente attaccato al proprio desiderio, attende sino al sopraggiungere della morte. Allora prima di esalare l’ultimo respiro domanda al guardiano il motivo per il quale se tutti aspirano alla legge perché nessuno abbia mai provato a raggiungerla. Il guardiano si rende allora conto che finalmente l’uomo ci è arrivato, ha con la sua stessa domanda a risposto all’interrogativo di tutta un’esistenza. Quella porta era destinata a lui e solo a lui poiché si è dimostrato l’unico sinceramente desideroso di varcarla e proprio perpetuando in questo suo atteggiamento ci è riuscito, dunque non ha più bisogno di passare attraverso quella porta, perché quella è come dentro di lui, gli apparteneva già tempo, forse da sempre, anche se egli ne era all’oscuro, ed ora in seguito all’avvenuta rivelazione, poteva anche essere richiusa.

Buona serata, Casmi & Rosbì.

martedì 14 giugno 2011

Incipit di ''L'amore non è il mio forte'' di Sarah Pekkanen

Buonasera Amici!!! Come state? Come vanno le vostre esistenze? Quest'oggi per concludere in bello la giornata volevamo lasciarvi l'incipit di un romanzo davvero frizzante, spiritoso e divertente che già precedentemente vi avevamo proposto a Cioccolibriamo! E abbiamo quasi terminato di leggere. Stiamo parlando di... ''L'amore non è il mio forte di Sarah Pekkanen'' ! Preparatevi a farvi contagiare dall'umorismo di Linds e dalla seducente bellezza di Alex, due gemelle che non potrebbero essere più diverse ed esplosive, le risate sono assicurate!
Però prima di tuffarci nelle avventure di queste due pazzerelle protagoniste prepariamo uno snack per fare una piccola pausa dopo... E sapete a cosa stavamo pensando? (no che non lo sapete, non ve l'abbiamo ancora detto, che intelligentone!) Pop Corn al miele!!! Avete capito bene, Pop Corn al miele, i preferiti dai protagonisti di questo libro, perciò affrettatevi ed aiutateci a preparare questa bizzarra delizia!


L'amore non è il mio forte
Appena aprii la pesante porta a vetri della Richards,
Dunne & Krantz mi accorsi che, nel lungo corridoio che
portava agli uffici dei dirigenti, c’era una luce accesa.
Non c’erano mai luci accese a quell’ora del mattino.
Affrettai il passo.
Avvicinandomi, mi resi conto che il bagliore proveniva
dal
concedermi un sonnellino e una doccia, ma avevo chiuso
la porta a chiave, ricontrollando due volte. Ora, però, là
dentro c’era qualcuno.
Mi misi a correre in preda al panico: avevo lasciato
il mio storyboard in bella vista? Possibile che qualcuno
stesse cercando di sabotare la campagna pubblicitaria su
cui avevo sudato sangue per settimane e da cui dipendeva
tutto il mio futuro?
Piombai dentro proprio mentre l’intruso allungava
una mano verso qualcosa sulla mia scrivania.
«Lindsey! Mi hai quasi fatto venire un colpo!» mi rimproverò
la mia assistente, Donna, bloccandosi nell’atto di
posare un caffè fumante.
«Oddio, scusa» mormorai, prendendomi mentalmente
a schiaffi. Se mai fossi finita a cercare la mia anima
gemella in rete – cosa ormai sempre più probabile – nel
descrivere la mia personalità avrei dovuto barrare la ca
mio ufficio. Ero andata a casa verso le quattro per10
sella “schizzata e paranoica”. Meglio procurarsi una transenna
per tenere a distanza gli scapoli di New York.
«Non mi aspettavo di trovare qualcun altro in ufficio
a quest’ora» le spiegai, mentre il respiro si regolarizzava.
Promemoria: iscriversi in palestra. Uno scatto di neanche
venti metri non può lasciarti senza fiato. Chissà poi quante
volte ci sarei entrata in quella palestra, visto che erano
due anni che mi ripromettevo di fare l’iscrizione.
«Giornata importante, oggi» disse la mia assistente porgendomi
il caffè.
«Sei un tesoro.» Chiusi gli occhi irritati, ne bevvi un
sorso e sentii quel miracolo liquido scorrermi nelle vene.
«Ne avevo proprio bisogno. Non ho dormito granché.»
«E non hai nemmeno fatto colazione, vero?» chiese lei
con le mani sui fianchi. Se ne stava lì, in tutto il suo metro
e cinquanta, con l’aria di una candida nonnina brava a
ricamare centrini. Che però non avrebbe esitato a schizzare
su dalla sedia a dondolo per imbracciare un fucile a
canne mozze, se qualcuno la faceva arrabbiare.
«Mangerò di più a pranzo» risposi in maniera elusiva,
evitando il suo sguardo.
Dopo cinque anni non mi ero ancora abituata all’idea
di avere un’assistente, figuriamoci una che aveva trent’anni
più di me e guadagnava un terzo del mio stipendio.
Donna e io sapevamo che, tra le due, era lei a portare
i pantaloni, ma il segreto della nostra intesa era fingere
il contrario. Un po’ come i miei genitori: mamma si rimetteva
sempre all’autorità di papà, ma solo dopo averlo
subdolamente costretto a pensarla come lei.
«Vado a parlare con quelli del catering. Immagino di
non doverti passare nessuna telefonata stamattina.»
«Esatto, grazie. A meno che non si tratti di un’emergenza.
O di Walt, del reparto creativo: è fuori di sé per il
corpo del testo, e devo tranquillizzarlo. Oppure di Matt:
voglio rivedere di nuovo tutto con lui. E fammi pensare,
11
chi altri... Ah, chiunque chiami dalla Gloss Cosmetics,
naturalmente. Oddio, saranno qui tra...» Guardai l’orologio
e mi si mozzò il respiro. «Due ore.»
«Aspetta un attimo, signorina» mi ordinò Donna con
l’inconfondibile tono di chi comanda. Andò alla sua scrivania
e tornò con un muffin ai mirtilli in un sacchettino
di carta e due pastiglie di analgesico.
«Sapevo che non avresti mangiato niente, così ne ho
preso uno in più. E... ti sta tornando il mal di testa, vero?»
«Sì, ma non è così forte» mentii. Allungai la mano per
prendere le pillole, sperando che Donna non si accorgesse
che mi ero mangiata le unghie. Di nuovo.
Quando finalmente chiuse la porta del mio ufficio,
sprofondai nella poltrona di pelle e bevvi un altro lungo
e gradevole sorso di caffè. La luce del primo mattino
che entrava dalle finestre alle mie spalle faceva brillare la
statuetta dorata dei Clio Awards sulla scrivania. Ci passai
sopra un dito perché mi portasse fortuna, come facevo
sempre prima di una presentazione.
La toccai di nuovo. Quel giorno non si trattava di una
presentazione come le altre; c’era in ballo molto più di
un contratto multimilionario. Se facevo il colpaccio, la
Gloss Cosmetics si sarebbe aggiunta alla lista dei nostri
clienti... Chiusi gli occhi. Meglio lasciare quel pensiero a
metà, non volevo portarmi sfortuna da sola.
Mi alzai di scatto e attraversai la stanza per guardare
ancora una volta le mie “creature”, un altro dei miei rituali
superstiziosi nelle giornate importanti. Avevo una
parete tappezzata di cornici nere, semplici ma costose,
ognuna con una pubblicità diversa: un papà in grembiule
rosso che cuoceva hot dog alla griglia; una coppia elegante
che affondava i piedi scalzi nel tappeto nuovo; una
giovane donna in carriera a bordo di un aereo, comodamente
distesa su una poltrona di prima classe. Con l’aria
beata
.
12
Sorrisi al ricordo di quella campagna. Mi ci erano voluti
due settimane e tre focus group per scegliere l’aggettivo
beata
poco l’intero affare non era andato a monte all’ultimo
secondo perché la modella prescelta aveva la stessa identica
pettinatura dell’ex moglie del cliente, proprietario di
una compagnia aerea, la quale lo aveva convinto dell’inutilità
di un contratto prematrimoniale in presenza di vero
amore. Se non avessi intravisto un barattolo di gel per
capelli da cinque dollari nella valigetta del truccatore,
e implorato il cliente di concederci altri trenta secondi,
l’agenzia avrebbe perso un contratto da due milioni di
dollari per colpa di un caschetto ad altezza mento. Che
i clienti fossero capricciosi era risaputo e, normalmente,
più erano ricchi, più erano strambi.
Quello che stavo per incontrare possedeva mezza
Manhattan.
Presi il bozzetto che il mio team creativo aveva preparato
per la Gloss e lo esaminai per la milionesima volta,
in cerca di difetti inesistenti. Avevo passato tre lunghe
settimane a morire su ogni singolo dettaglio di quella
campagna, ma per presentarla avrei avuto a disposizione
sì e no una decina di minuti di lì a... Guardai di nuovo
l’orologio: un altro tuffo al cuore.
Casmi e Rosbì :)


 
anziché serena. E, nonostante tutto questo, per 


venerdì 29 aprile 2011

Letture Serali con Casmi & Rosbì: ''The Giver il Donatore'' di Lois Lowry

Amiciiiiii! Notata la vena di entusiasmo? Diciamo, che oggi ci sentiamo di buon umore e vogliamo trasmettere (quando mai) la nostra gioia di vivere anche a voi! Diteci: Come state? Come vanno le vostre esistenze? Le nostre alla grande, in attesa di Domenica! Allora?! Non siete curosi di sapere di che cosa si tratta? Ma tempo al tempo, almeno per oggi non possiamo dirvi ancora nulla :) A proposito degli spropositi, avete già cenato stasera? Forse si dato l'orario, ma visto che i nostri stomaci sono di ferro, vogliamo gustare insieme a voi una fresca, svelta e saporitissima pita! Sapete vero che cos'è? Ma come no? Udite, udite... (leggete, leggete...)

La pita (in greco πίτα, in ebraico פִּתָּה o פיתה, in arabo كماج) è un tipo di pane piatto lievitato, rotondo, a base di grano. La pita, insieme ad altri tipi di pane, è un cibo tradizionale delle cucine del Medio Oriente e del Mediterraneo, dal Nord Africa all'Afghanistan.

Dopo questo breve approfondimento culinario, volevamo accompagnare la scorpacciata di tale invitante spuntino con una bella lettura sulla nostra veranda... Sapete a cosa avevamo pensato? A ''The Giver Il Donatore'' di Lois Lowry. Per caso l'avete letto? Se così non dovesse essere, vi lasciamo l'incipit a cui potete dare una spulciata, tra parentesi, è stato recentemente pubblicato anche il secondo capitolo della saga, con il titolo di ''La Rivincita Gathering Blue''...

FIORE DEL PARADISO
TOMMASO PINCIO
In sogno ο sulle ali dell‟immaginazione, tutti noi abbiamo sperimenta-to la speciale ebbrezza di visitare mondi ignoti e meravigliosi.
Alla stessa maniera abbiamo conosciuto la cocente delusione che se-gue al risveglio, quando la realtà ci ricaccia d‟un sol colpo alla vita di tutti i giorni, che di ignoto e meraviglioso spesso ha ben poco.
Poniamo però che nel corso di uno di questi viaggi di sogno ci sia concesso il privilegio di metter piede nel più perfetto dei mondi possibi-li e impossibili, il paradiso, e che al termine della nostra escursione ci venga consegnato un fiore, affinché la gente incredula non dubiti dei racconti che faremo al ritorno.
Nell‟appuntare su un taccuino questa eccezionale ipotesi, il poeta in-glese Samuel T. Coleridge pose un‟interessante questione: cosa acca-drebbe se al momento di riaprire gli occhi ci ritrovassimo con quel fiore in mano? All‟apparenza, la risposta è ovvia: avremmo finalmente la cer-tezza che un paradiso esiste e ci comporteremmo di conseguenza. Forse, al fine di non pregiudicare l‟accesso al settimo cielo, l‟umanità inizie-rebbe a comportarsi meglio di quanto ha fatto sinora. Metterebbe al bando guerre, odio, sopraffazione. E a forza di migliorarsi libererebbe la Terra da pene e ingiustizie, trasformandola in un luogo così buono e giusto da rendere superflua l‟esistenza del paradiso.
Il fiore ci regalerebbe poi un‟altra certezza.
Ci direbbe che i sogni non sono soltanto sogni, ma manifestazioni di mondi e dimensioni ulteriori. Anche questa scoperta dovrebbe indurci a comportamenti diversi. Forse non ci renderebbe migliori quanto il sape-re che c‟è un paradiso, ma ci alleggerirebbe l‟animo da molte angosce perché l‟esistenza di un altro mondo arricchirebbe di senso quello in cui già ci troviamo.

Speriamo che la lettura vi abbia coinvolto, a più tardi
Vostre Casmi & Rosbì :D

venerdì 22 aprile 2011

Letture serali con Casmi & Rosbì: Incipit di '' Red '' di Kerstin Gier

Salve Amici! Ben ritrovati! Come state? Noi alla grande, ci siamo riprese dalla gita (ci stiamo impegnando a sconfiggere anche il senso si malinconia ^^'') e ci stiamo anche godendo questo periodo di vacanze nonostante i mille compiti arretrati da fare, in ogni caso questa sera vogliamo darci ad alla vecchia e sana lettura con una recente pubblicazione editoriale però! (cogliete le antitesi, dimostrazione del nostro scarso quoziente intellettivo...) Ci riferiamo a '' Red '' di Kerstin Gier, edito dalla corbaccio editore più o meno due mesi fa. Si tratta di un ricco e nuovo Urban Fantasy nel quale non vediamo l'ora di addentrarci, che dite vi accodate a noi? Perfetto allora, accomodatevi e gustate i tramezzini che abbiamo preparato per cena!
Non vi sembrano appetitosissimi???

Prologo
Hyde Park, Londra
8 aprile 1912

Mentre lei si buttava in ginocchio e scoppiava a piangere, lui cominciò a guardarsi intorno. Come aveva previsto, il parco a quell’ora era deserto. Il jogging non era ancora di moda e per i barboni che dormivano sulle panchine coperti solo da un giornale faceva ancora troppo freddo.
Avvolse con cura il cronografo nel panno e lo infilò nello zaino.
Lei stava rannicchiata su un tappeto di crochi fioriti accanto a un albero sulla riva settentrionale del lago Serpentine.
I singhiozzi le scuotevano le spalle e sembravano i versi disperati di un animale ferito. Lui non lo sopportava. Ma sapeva per esperienza che era meglio lasciarla tranquilla, perciò le si sedette accanto sull’erba bagnata di rugiada e aspettò fissando la superficie immobile dell’acqua.
Aspettò che il suo dolore si placasse, pur sapendo che non l’avrebbe mai abbandonata.
Provava la stessa emozione, ma cercava di dominarsi. Non voleva che, oltre a tutto il resto, lei stesse in ansia anche per lui.
«I fazzoletti di carta sono già stati inventati?» chiese lei tirando su col naso e girando verso di lui il volto rigato di lacrime.
«Non ne ho idea», le rispose. «Però ho un fazzoletto di stoffa con tanto di monogramma.»
«G.M. Non l’avrai mica rubato a Grace?»
«Me lo ha dato lei. Puoi usarlo senza problemi, principessa. »
Lei fece un sorrisino storto mentre gli restituiva il fazzoletto. «Ora è da buttare, mi dispiace.»
«Ma che dici! Di questi tempi lo si stende ad asciugare al sole e lo si utilizza ancora», replicò lui. «L’importante è che tu abbia smesso di piangere.»
Queste parole le fecero subito spuntare nuove lacrime agli occhi. «Non avremmo dovuto abbandonarla così. Lei ha bisogno di noi! Non sappiamo se il nostro bluff funzionerà, e non abbiamo nessuna possibilità di scoprirlo.»
Lui provò una stretta al cuore. «Da morti saremmo stati ancora più inutili.»
«Se solo fossimo riusciti a nasconderci con lei, da qualche parte all’estero, sotto falso nome, almeno fino a quando fosse stata abbastanza grande...»
Lui la interruppe scrollando il capo. «Ci avrebbero trovati dovunque, ne abbiamo già parlato tantissime volte. Non l’abbiamo abbandonata, abbiamo fatto l’unica cosa giusta: le abbiamo assicurato una vita protetta. Almeno per i prossimi sedici anni.»
Lei rimase qualche istante in silenzio. In lontananza giunse fino a loro il nitrito di un cavallo, mentre dal West Carriage Drive si avvicinavano delle voci, sebbene fosse ancora buio.
«So che hai ragione tu», gli disse infine, «ma l’idea di non rivederla mai più mi angoscia.» Si passò una mano sugli occhi gonfi di pianto. «Se non altro non ci annoieremo. Prima o poi ci scoveranno anche qui e ci troveremo i Guardiani alle costole. Lui non rinuncerà certo al cronografo e ai suoi progetti.»
Il giovane sorrise soddisfatto, alla vista del lampo di entusiasmo che si accese negli occhi di lei, e comprese che la crisi per il momento era superata. «Forse siamo stati più furbi di lui, o magari l’altro affare alla fine non funzionerà. E allora rimarrà fregato.»
«Già, sarebbe bello. Ma, in ogni caso, noi siamo gli unici in grado di intralciare i suoi piani.»
«Proprio per questo abbiamo fatto la cosa giusta.» Si alzò e si tolse la polvere dai jeans. «Ora alzati! L’erba è bagnata e ti devi riguardare. Non voglio che ti ammali.»
Lei si lasciò sollevare e baciare da lui. «Ora che cosa facciamo? Cerchiamo un nascondiglio per il cronografo? »
Lanciò un’occhiata indecisa al ponte che divideva Hyde Park dai Kensington Gardens.
«Sì. Ma per prima cosa svuotiamo le casse dei Guardiani e ci riempiamo le tasche di soldi. Poi prenderemo il treno per Southampton. Il Titanic salperà mercoledì per il suo viaggio inaugurale.»
Lei rise. «È questa la tua idea per farmi riguardare? Comunque ci sto.»
Lui era così felice di vederla ridere di nuovo che la baciò un’altra volta. «Stavo pensando... sai che il comandante di una nave in alto mare ha il potere di celebrare i matrimoni, vero, principessa?»
«Mi vuoi sposare? Sul Titanic? Sei matto?»
«Sarebbe molto romantico.»
«Certo, iceberg a parte.» Gli posò la testa sul petto e nascose il volto nella giacca. «Ti amo tanto», mormorò.
«Mi vuoi sposare?»
«Sì», rispose con la faccia sempre premuta contro il suo petto. «Ma solo se sbarcheremo al più tardi a Queen-stown. »
«Pronta per la prossima avventura, principessa?»
«Quando vuoi», sussurrò lei.
Un viaggio incontrollato nel tempo si preannuncia
in genere con alcuni minuti, a volte ore o persino
giorni di anticipo, con giramenti di testa, mancamenti
allo stomaco e/o alle gambe.
Molti gene-portatori riferiscono anche dolori
al capo simili a emicranie.
Il primo salto nel tempo – denominato anche
salto iniziatico – avviene tra il sedicesimo
e il diciassettesimo anno di vita del gene-portatore.
Dalle Cronache dei Guardiani,
volume 2, Regole generali

Speriamo che questo nuovo romanzo vi intrighi, buone letture :)
Alla prossima Casmi & Rosbì